Case History

Ripartire dopo l’emergenza Coronavirus: la testimonianza di una impresa attiva in Cina

Il racconto di Ettore Martinelli, Amministratore Delegato di STH (Jiangmen), azienda del gruppo Aalberts NV, con stabilimento produttivo a Jiangmen nella provincia del Guangdong, su come il mondo industriale e manifatturiero cinese si è preparato alla ripresa delle attività

30 Mar 2020

Nicola Saccani

Professore Associato presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica dell'Università di Brescia

Redazione .

L’emergenza Coronavirus nella Repubblica Popolare Cinese prima, in Italia poi e infine a livello mondiale, ha creato una situazione drammatica sotto tutti i punti di vista, prima di tutto dal punto di vista sociale, ma con un impatto diretto, come ben noto anche sulle attività produttive. Nella Repubblica Popolare Cinese a partire da metà Febbraio le imprese si sono preparate a gestire l’uscita dall’emergenza. Per capire come ha reagito l’industria della Repubblica Popolare Cinese abbiamo raccolto la testimonianza di Ettore Martinelli,  Amministratore Delegato di STH (Jiangmen), una società manufatturiera del Gruppo Aalberts NV che produce soluzioni termiche e sanitarie per il comfort nel settore dei materiali da costruzione per il residenziale. In particolare, la società guidata da Martinelli produce rubinetteria e componenti per gli impianti termosanitari e il manager conta su un team composto da 210 risorse che progettano, industrializzano e producono ogni anno 1 milione di prodotti finiti, con marchi proprietari che vengono distribuiti in Europa.

L’articolo che è stato preparato ha il solo scopo di mettere a disposizione una lettura oggettiva di come è stata vissuta la gestione dell’emergenza a livello di organizzazione del lavoro nella Repubblica Popolare Cinese e di fornire in questo modo indicazioni ed esperienze utili per le procedure di sicurezza e di organizzazione delle attività produttive in caso di emergenza durante l’epidemia di Covid-19.

Questa testimonianza non vuole esprimere in alcun modo un giudizio sui provvedimenti governativi dei paesi dove si è manifestata l’epidemia, vuole solo mettere a disposizione una lettura del fenomeno e una concreta esperienza diretta.

Vogliamo poi aggiungere che il caso STH, Gruppo Aalberts NV, è stato identificato dal team Operations Digital360 insieme al Laboratorio Rise dell’Università di Brescia, nell’ambito della ricerca “Gli impatti del Coronavirus su aziende e Supply Chain

Cerchiamo di comprendere prima di tutto il contesto: portiamo l’attenzione sulla provincia del Guandong, quanto è stata toccata dall’emergenza Coronavirus?
Qual è la situazione attuale?

Il primo caso di infezione da SARS-CoV-2 nel Guangdong e’ stato registrato il 20 Gennaio, poco prima del Capodanno cinese. Oggi (28 Marzo 2020 n.d.r)sono registrati ufficialmente un totale di 1.475 casi, si sono registrati 8 decessi, 1.349 persone sono guarite e 118 casi sono in cura.

Durante le vacanze del Capodanno cinese il Centro di Prevenzione e Controllo delle Epidemie del Guangdong ha annunciato tutti i provvedimenti relativi all’emergenza: a partire da questa fase, la velocita’ di esecuzione ha rappresentato il principale fattore di successo di contenimento del virus.

il 28 Gennaio è arrivato l’annuncio relativo al posticipo della riapertura di tutte le scuole e delle fabbriche; il 1 Febbraio è stata annunciata la chiusura di tutti gli esercizi pubblici, tra i quali ristoranti, cinema, musei etc.

Tutte le attività relative alla risoluzione dell’emergenza, come ad esempio farmacie e supermercati, sono stati gestiti con calendari ed orari ad hoc. Seguendo la gerarchia dell’Amministrazione pubblica, sia nella fase di contenimento del virus che alla riapertura delle attività economiche, è stata data facoltà alle amministrazioni locali di prendere decisioni in casi specifici, ma con il vincolo di essere eventualmente solo più restrittive delle direttive nazionali e, in cascata, di quelle provinciali. Fondamentale per contenimento dell’epidemia è stata l’esecuzione immediata a livello locale.

Il vostro stabilimento è stato chiuso una settimana aggiuntiva rispetto alle 2 settimane previste dal vostro calendario ferie del Capodanno cinese. Quali sono state le difficoltà principali per poter garantire il riavvio?

Per poter riaprire è stato necessario passare l’audit da parte delle autorità locali. L’audit ha seguito una lista di requisiti che riguardavano 4 aree principali:

  1. Procedure per la prevenzione: procedure ad hoc per garantire la prevenzione del contagio ed il “social distancing” all’interno dello stabilimento; (nota: all’interno del nostro stabilimento ci sono la mensa ed il dormitorio per gli operai non residenti);
  2. Dispositivi medici: Quantità di dispositivi medici a sufficienza per coprire 2 settimane di lavoro;
  3. Tracciabilità: Raccolta preventiva dei dati sugli spostamenti di tutti i dipendenti nei giorni precedenti la riapertura. Questo metodo aveva lo scopo per garantire un’immediata tracciabilità dei contatti in caso di eventuale infezione;
  4. Procedure per il primo soccorso: attuazione di procedure da applicare in caso di isolamento di casi di infezione, in coordinamento con le autorità sanitarie. Ogni azienda era infatti chiamata a definire spazi specifici per il primo isolamento e per le prime cura di eventuali casi di infezione.

Passato l’audit, le difficoltà principali sono state due:

  1. Interruzione delle forniture, accompagnata da una forte incertezza sulle date di consegna;
  2. Mancato rientro di parte della forza lavoro, a seguito della quarantena imposta ai dipendenti provenienti dalle aree più colpite; l’ultimo collega a rientrare sulla base di questa pianificazione è previsto in azienda per il 3 Aprile.

Non abbiamo invece avuto difficoltà per le spedizioni via mare, essendo il servizio di trasporto locale al porto sempre attivo.

Quali tipologie di azioni è necessario realizzare in queste circostanze?

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Alla riapertura abbiamo lavorato su tre aree principali:

  1. l’informazione (e in questo senso il Visual Management ha rappresentato un grande aiuto),
  2. la prevenzione
  3. la mitigazione del rischio

Quali iniziative avete effettuato a livello di informazione?
È veramente necessario adottarle data la quantità di informazioni sul virus che vengono messe a disposizione dai media?

È necessario essere molto espliciti e non usare eufemismi sulle conseguenze della malattia e sui rischi per se’ stessi e per gli altri. L’emotività è inevitabile in situazioni di emergenza e porta a comportamenti istintivi deleteri; ma non necessariamente deve essere placata o elusa: invece deve essere direzionata ed usata per far superare la resistenza al cambiamento.  Immaginate di aver lavorato per anni in una U-cell a mani nude all’assemblaggio di componenti minuscoli dove comunicate oralmente le istruzioni ai vostri colleghi. Improvvisamente vi viene detto di usare guanti monouso che vi fanno perdere la sensibilità e di indossare la mascherina che quasi vi impedisce di parlare. La tentazione di non seguire la nuova procedura può essere letale.

Le informazioni sui rischi del contagio e sulle conseguenze della malattia sono state distribuite a tutti tramite canali differenti (manifesti, video, foto, gruppi sui vari social network) e mostrate già a partire dall’esterno dell’azienda (parcheggio e cancelli d’ingresso).

Alcuni esempi concreti di azioni e di problematiche:

  • Uso della mascherina e soluzione di eventuali inconvenienti (come ad esempio appennamento degli occhiali);
  • Igienizzazione di mani, vestiti e scarpe;
  • Igienizzazione ed utilizzo di oggetti personali come cellulare, penna, cancelleria;
  • Igienizzazione del posto di lavoro ad ogni cambio di operatore;
  • Utilizzo sistematico di materiali monouso per ogni tipo di contatto (ad esempio premere un bottone con un dispositivo o solo dopo averlo igienizzato con lo spray igienizzante);

Abbiamo anche mostrato con video e fumetti i comportamenti scorretti da evitare. Ad esempio abbiamo chiesto agli operatori di identificare in quale punto di un video l’operatore commetteva un errore. Nel caso specifico l’operatore per firmare il foglio di presenza usava a mano nuda una penna che era stata abbandonata sul tavolo da qualcuno prima di lui.

Infine sono state previste punizioni in caso di comportamenti palesemente irresponsabili: la salute pubblica non può essere abbandonata ai comportamenti sconsiderati del singolo.

E a livello di prevenzione e mitigazione del rischio, quali sono le iniziative più significative che avete adottato?

Innanzitutto, tutti i dipendenti dell’azienda utilizzano dispositivi di protezione individuali (guanti e mascherine) anche negli uffici. Inoltre abbiamo costituito due turni di lavoro con un’ora di separazione tra il primo e il secondo in modo tale da poter realizzare le pulizie dei reparti e delle parti comuni. La pulizia in primo luogo è delegata agli operatori stessi, che hanno il proprio disinfettante e puliscono la macchina su cui hanno lavorato (o l’utensile usato) prima di abbandonarlo. Una procedura simile è stata adottata negli uffici. Questo permette di ridurre i rischi di contagio verso chi fa le pulizie e chi verrà dopo. Inoltre le distanze di sicurezza di 1-2 metri tra gli operatori e tra i dipendenti negli uffici sono rigidamente rispettate.

Portare la mascherina riduce drasticamente la comunicazione e la produttività mentre si lavora e rende necessarie più pause durante il turno: ma è un “prezzo” da pagare necessario per non incorrere in impatti ben più gravi (infatti in questa provincia anche in caso di una persona contagiata, è obbligatoria la chiusura dell’azienda per almeno 2 settimane).

In mensa abbiamo usato divisorie di polistirolo per definire i posti a sedere a distanza di sicurezza e per creare una barriera fisica al circolo di aerosol. Nei bagni abbiamo sostituito i rubinetti a leva e i dispenser di sapone manuali con quelli a sensore e si utilizzano solo asciugamani in carta usa e getta.

Una particolarità è stata di lasciare tutte le porte e le finestre sempre aperte, sia per arieggiare i locali, sia per evitare il contatto con le maniglie. Si’…anche quelle dei bagni (!): nella scala dei valori la salute viene prima del pudore.

Infine, si è posta grande attenzione a “segregare” l’interno dello stabilimento dall’esterno. Gli operatori di produzione e magazzino devono cambiarsi all’ingresso, utilizzando abbigliamento dedicato e dispositivi di protezione anch’essi dedicati e forniti dall’azienda. Sono stati esposti all’esterno dell’azienda anche i numeri di telefono interni da contattare da parte dei vari soggetti (autorità governative, dipendenti, fornitori o trasportatori) prima dell’accesso in azienda.

 

E quali attività di controllo vengono effettuate?

Il controllo della temperatura tramite termometro digitale è l’arma più semplice ed economica da usare. Non garantisce la totale prevenzione, ma la tempestiva detenzione riduce drasticamente il rischio di ulteriori contagi. Ogni dipendente vi è sottoposto più volte al giorno (ingresso e uscita dallo stabilimento, dal reparto e dalla mensa). Tutte le attività di controllo sono delegate ad alcune figure specifiche in azienda, oltre che a tutti i capireparto e capiturno.

Infine è fondamentale mantenere una preventiva tracciabilità dei contatti. Se una persona ha sintomi bisogna informare e isolare subito le persone con le quali è venuta in contatto. In questo caso gli operatori sono soggetti ad autodichiarazione dei contatti avuti ed a esibizione di documenti di trasporto (biglietti di treni, bus, pedaggi autostradali) che possono essere corroborate dalle osservazioni dei capiturno o addirittura dalle videocamere di stabilimento se necessario. È importante che questa attività venga fatta in modo preventivo: una volta che compaiono i sintomi del virus ogni secondo perso fa la differenza.

Immaginate un parallelo con la SMED (single minute exchange of die, attività non a valore aggiunto fatte fuori linea).

La tracciatura preventiva e l’isolamento di tutte le persone a rischio non solo garantisce la minimizzazione della diffusione del virus e la salute dei lavoratori, ma consente anche di riaprire la fabbrica più presto in caso di chiusura dovuta a contagi.

 

 

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Nicola Saccani
Professore Associato presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica dell'Università di Brescia

Nicola Saccani Professore Associato presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Meccanica dell'Università di Brescia (IT), dove fa parte del laboratorio RISE. È coordinatore nazionale dell’ASAP SMF, una comunità che coinvolge accademici e professionisti per sviluppare la cultura e l'eccellenza nella gestione e sviluppo dei servizi. Le sue attività di ricerca riguardano principalmente il service e supply chain management, con particolare riferimento alla servitizzazione, alla gestione dei ricambi e delle scorte, alla pianificazione, alla service and digital transformation. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche in questi campi.

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