L'analisi

Supply chain, processi data-driven per affrontare la sfida “globale”

Il 70% del commercio internazionale si basa su flussi transfrontalieri di servizi, materie prime e pezzi di ricambio. Per affrontare le criticità sono necessarie nuove capacità di analisi. La vision di Fabio Invernizzi e Marco Novati, sales director Emea South di Boomi e Head of cloud & integration di Syscons  

17 Giu 2022

A. S.

Per affrontare con successo le sfide che derivano dalle nuove caratteristiche delle supply chain, che sono nel 70% dei casi basate su flussi di servizi, materie e prime e pezzi di ricambio che vengono movimentate su scala globale, è sempre più importante poter contare su nuove e più efficaci capacità di analisi dei dati. A sottolinearlo sono in un approfondimento firmato a due mani Fabio Invernizzi , Sales Director Emea South di Boomi e Marco Novati, Head of Cloud & Integration di Syscons.

Il punto di partenza della loro analisi è il fatto che a fronte di una supply chain sempre più globalizzata crisi politiche, conflitti internazionali, disastri climatici, restrizioni, stanno evidenziando che gli eventi imprevisti possono stravolgere le logiche di pianificazione per le aziende.

Fabio Invernizzi

“Due anni fa, quando la Cina ha interrotto bruscamente i suoi commerci a causa del lockdown, molti sono rimasti sorpresi nel vedere quanto forte sia la nostra dipendenza dalle materie prime e dai prodotti manifatturieri – sottolineano Invernizzi e Novati – Successivamente, è stata la ripresa economica a mettere sotto pressione le filiere, per poi arrivare oggi a confrontarci con lo scenario di guerra e una carenza di materie prime e componenti elettronici che ancora una volta rallenta le linee di produzione. (…)E’ ormai evidente a tutti come gli eventi imprevisti degli ultimi anni abbiano ribaltato la supply chain e le logiche di pianificazione per le aziende, che oggi devono avvalersi di nuove capacità di analisi e confrontarsi con dimensioni molto più ampie, facendo i conti con un’amara realtà: i dati che avevano a disposizione per pianificare la loro supply chain in passato non sono più sufficienti”. Da aggiungere c’è il fatto che i cambiamenti a cui stiamo assistendo non impattano soltanto sulle capacità previsionali delle aziende, ma evidenziaci sia bisogno di attività di filiera sempre più agili: “Solo lo sviluppo dell’economia digitale, ormai trasversale a tutti i settori di business – sottolineano – può rappresentare la risposta”.

Un caso di studio può essere quello dell’emergenza pandemia, con il boom del digitale che ha portato a uno sviluppo rapido dell’omnicanalità.

Marco Novati

“A partire da settembre 2020, le organizzazioni hanno dovuto affrontare una revisione profonda di tutto quello che si celava dietro i propri siti di eCommerce e Marketplace, ovvero i sistemi, i processi e i dati e la loro integrazione, affrontando così un processo di modernizzazione e revisione della supply chain ancora più complesso, a monte di tutto il processo di transazioni on-line – spiegano i due manager – In questo contesto, ad esempio, un tema che fino a pochi anni fa sembrava di natura più leggera e specialista come l’order management è divenuto cruciale per le aziende che oggi si trovano davanti alla necessità di trattare gli ordini di e-commerce in modo da renderli fruibili tra diversi sistemi e, in particolare, dai sistemi di enterprise resource planning”.

Nel campo della supply chain questo ha comportato, nonostante esistano prodotti di mercato omnicomprensivi, alla tendenza per le aziende ad affidarsi sempre di più a tecnologie ‘best of breed’ per esigenze specifiche come, dalla pianificazione dell’inventario all’ottimizzazione della domanda.

Questo processo ha evidenziato nel tempo due ordini di problemi: da una parte il fatto che i diversi sistemi spesso non possono essere integrati se non attraverso un intervento manuale, e dall’altra la crescente complessità dell’ecosistema della supply chain, dove la collaborazione tra i diversi partner del network e la disponibilità delle informazioni svolgono un ruolo chiave per avere successo.

“È proprio in questi due ambiti che l’integrazione svolge un compito fondamentale e una piattaforma cloud-native e low-code come Boomi  – spiegano Invernizzi e Novati – può fare la vera differenza, grazie alla sua capacità di abilitare e fare dialogare sistemi e persone, per ottenere dati connessi in tempo reale e garantire alle aziende un time to market più rapido”.

La sfida per le aziende è così quella di sostenere una supply chain indipendente e in grado di reagire velocemente agli eventi, sfruttando il potenziale enorme dei dati, rendendoli uniformi e normalizzandoli perché possano essere comunicabili. “Una supply chain data-driven abilita la creazione di un ecosistema collaborativo e completamente integrato dove tutti gli attori coinvolti, dai fornitori di materie prime, componenti e parti, ai trasportatori di tali forniture e prodotti finiti, ricevono adeguate informazioni in termini di rilevanza e tempestività – sottolineano Invernizzi e Novati – L’ecosistema collaborativo digitale consentirà così alle aziende gradi più elevati di elasticità e di reattività a fronte di eventi imprevisti, in modo da fornire un servizio più efficiente e allineato anche alle reali richieste dei clienti finali”.

L’ostacolo più grande verso questo modello è il fatto che oggi circa la metà delle aziende non conosce i dati in possesso della propria organizzazione: “Per stare al passo con le richieste e le pressioni di una catena di approvvigionamento globale, è necessario ottimizzare continuamente gli aspetti fondamentali delle operazioni e i dati rappresentano il denominatore comune, ma sono utili solo se organizzati, accessibili e facili da condividere – puntualizzano Invernizzi e Novati – Proprio per questo Syscons ha dato vita a una campagna per aiutare i clienti a massimizzare la visibilità end-to-end lungo l’intera supply chain attraverso l’integrazione di dati e processi permettendo di prendere decisioni rapide, migliori, risparmiando tempo”.

“In sintesi – concludono – quello che oggi serve alla supply chain è un approccio olistico e data-driven, che veda nella capacità di risolvere tutte le sfide dell’integrazione la sua base, unendo le discipline separate di integrazione dei dati e delle applicazioni in un unico modello di governance. Per fare tutto questo sarà necessario farsi guidare da dati di qualità, perché in un mondo in cui le aspettative sono elevate e le circostanze fluttuanti, dare priorità all’efficienza e migliorare la qualità delle informazioni che fluiscono in entrata e in uscita da tutti i sistemi rappresenterà sempre più un imperativo strategico”.

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