Analisi

Manifatturiero: agire anche sui business model per far crescere la competitività

Per Andrea Feliziani, Customer digitization leader Cisco Italia, lo scenario competitivo da una parte e lo sviluppo del digitale dall’altro aprono le porte a nuove prospettive che impongono alle aziende di muoversi con maggiore flessibilità, velocità e creatività. La trasformazione dei modelli di business deve essere alla portata di tutte le aziende, gli esempi del mondo machinery e della servitization

22 Lug 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile

Parlare di competitività in un periodo punteggiato da una straordinaria quantità di emergenze e di variabili è sempre più difficile. Ma se è vero che lo sguardo degli imprenditori deve essere sempre più attento è anche vero che lo scenario degli strumenti a disposizione è a sua volta in evoluzione. I “segreti” della competitività sono da cercare sempre di più nelle potenzialità dei dati e nella capacità di sfruttarne le potenzialità grazie a logiche di ecosistema che consentono di mettere il valore dei dati veramente a disposizione di tutte le imprese. In particolare, questa riflessione ha un valore speciale per un settore, come il manifatturiero, che è sottoposto a una vera e propria trasformazione che sta cambiando in modo profondo le regole stesse della competitività.

Le keyword della competitività: ecosistema, accessibilità, busines model, scalabilità

Ed è proprio con lo sguardo alle prospettive del manufacturing che affrontiamo con Andrea Feliziani, Customer digitization leader Cisco Italia, il ruolo nuovo che può svolgere il digitale. “Ci sono parole chiave che possono aiutare a meglio comprendere queste prospettive – spiega – non sono keyword nuove in assoluto, ma stanno assumendo un valore nuovo in funzione della capacità e della necessità delle aziende di trasformare i dati in valore”. Ecosistema, accessibilità (dell’innovazione), modelli di business, scalabilità, industrializzazione di best practices. Apparentemente non c’è nulla di nuovo se non fosse per il ruolo che, grazie a nuove forme di partnership, quelle prospettive assumono una valenza e un livello di concretizzazione diversi. “Siamo consapevoli del valore che occorre mettere a sistema, non solo per la capacità della tecnologia, che è e resta un presupposto fondamentale, ma anche per la capacità di ingaggiare e orchestrare tutti gli attori che concorrono alla creazione di valore. In questo senso – prosegue – un ruolo chiave è svolto dalla capacità di gestire nuove forme di partnership”.

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Il ruolo della servitization nel mondo manufacturing

E qui, per provider con un baricentro fortissimo sulla tecnologia come Cisco si tratta di accelerare un percorso che porta ai clienti non più solo il prodotto, la tecnologia, l’infrastruttura, ma il servizio. Nella forma di un valore che gli asset tecnologici sono in grado di mettere a disposizione di ciascuna azienda in funzione di esigenze che sono sempre più specifiche. Sentire parlare di servitization da parte di un’azienda con un portfolio di soluzioni caratterizzate da una grandissima componente tecnologica e di prodotto, che crea e gestisce infrastrutture di networking, di collaboration, di security, di operations, è un segnale importante. È anzi doppiamente importante: prima di tutto perché consente alle imprese di beneficiare di questo modello, ma anche perché è uno stimolo ulteriore, per molte imprese, ad adottare esse stesse questo approccio. E il tema della servitizzazione non a caso è uno dei temi sui quali si concentra l’attenzione nel momento in cui si parla di ricerca di nuove forme di competitività. Se si guarda a quella fetta del manifatturiero composta da OEM e dal mondo machinery, aziende che abilitano il mondo della produzione a raggiungere nuove forme di efficienza, di produttività e di sostenibilità, ecco che remotizzazione, manutenzione predittiva e servitizzazione rappresentano una occasione unica per individuare e costruire nuovi vantaggi competitivi creando un rapporto nuovo con i clienti. Un rapporto che trova il suo presupposto nella capacità di gestire dati e conoscenza sempre più approfondita su bisogni ed esigenze.

Una innovazione nativamente sostenibile

Ma c’è un altro aspetto che ci arriva dalle riflessioni di Feliziani ed è legato a una innovazione di prodotto che incorpora in modo nativo la necessità di raggiungere obiettivi di sostenibilità. Il target è quello di favorire la diffusione e lo sviluppo di modelli circolari ed è un obiettivo che si raggiunge nel momento in cui si disegnano prodotti per essere recuperati e riciclati e si crea un modello organizzativo sui territori in grado di gestire tutte le fasi che compongono un approccio circolare in un percorso che permette di generare enormi benefici in termini di impatto.

Anche in questo senso vanno lette le osservazioni di Feliziani in merito al ruolo degli ecosistemi, ovvero all’orchestrazione di attori che facilitano alle aziende la possibilità di raggiungere determinati risultati e di renderli sempre più scalabili. Un esempio molto concreto è rappresentato dalla collaborazione tra Cisco, Vodafone Business, Alleantia e SAS per dare vita a una soluzione IoT chiavi in mano che facilita e accelera la digitalizzazione degli impianti di produzione e risponde in modo semplice e veloce a una serie di esigenze legate alla gestione e al monitoraggio dei processi produttivi.

Vodafone Industrial Connect o VIC – spiega – è basato su un ecosistema che nasce per creare nuovo valore per i clienti con una grande replicabilità. Riteniamo che sia necessario per le imprese disporre di soluzioni che sono industrializzate per esigenze specifiche e sono testate e pronte per essere adottate in modo semplice e sicuro”.

Convergenza IT OT sempre più attenta a cybersecurity e flessibilità

E c’è un’altra parola chiave che Feliziani non pronuncia, ma che si coglie nel senso della sua visione del digitale per il manifatturiero ed è il pragmatismo, l’impronta del fare, di una innovazione che detta i tempi. Per aziende abitate alla produzione e alla concretezza questo vuol dire essere pronti a cogliere le opportunità con uno sguardo sempre attento agli scenari del futuro, ma con la capacità di mettere a terra le cose nel momento in cui è necessario averle a disposizione. E questa concretezza poggia le sue basi su un tema che vede Cisco attivissima da tempo: la convergenza IT/OT che secondo Feliziani ha oggi bisogno primariamente di garanzie a livello di cybersecurity e di flessibilità a livello di gestione del cambiamento. E si riflette sui temi di una IT che aiuti le operations a rispondere alle pressioni che il mondo esterno esercita in modo sempre più intenso a causa delle crisi delle materie prime, delle interruzioni nelle catene di fornitura, dei costi dell’energia, solo per fare alcuni esempi.

Rischi a cui fare fronte ogni giorno con strumenti adeguati per non arrivare in ritardo, per cambiare quando serve, ma anche tante opportunità a partire da quelle che ci consegna il PNRR. “Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza ha bisogno di risorse e di intelligence e per questo che in Cisco abbiamo dato vita a una task force dedicata, con la missione di aiutare partner e clienti a identificare le opportunità e a coglierle con il nostro supporto”.

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