Prospettive

European Recovery Plan: il digitale come motore per la ripresa economica e per una “migrazione” verso la green economy

Una iniziativa dell’IBM Policy Lab permette di fare il punto sul ruolo dell’innovazione digitale a supporto del piano di investimenti europei e di comprendere che la sfida non è solo nella ripresa, ma nel sostegno a una “migrazione” verso un nuovo rapporto con l’ambiente e con le risorse del pianeta. I contributi di Martin Jetter, Senior Vice President and Chairman for IBM Europe, Mona Keijzer, State Secretary for Economic Affairs and Climate Policy, The Netherlands, Pilar del Castillo, Member of the European Parliament, Spain, Markus J. Beyrer, Director General of BusinessEurope

03 Set 2020

Mauro Bellini

Direttore Responsabile

L’European Recovery Plan è, come ben noto, al centro di un vasto e complesso dibattito politico. Ogni giorno i media dedicano ampio spazio alle opportunità, alle prospettive ai rischi che si possono aprire grazie alle importanti risorse che verranno messe a disposizione e non mancano i richiami a utilizzare questi stanziamenti veramente nel modo migliore per creare le premesse, a livello di infrastrutture e di innovazione, per una ripresa economica e sociale strutturale capace di tenere conto dei nuovi bisogni. Ma il passaggio che appare oggi ancora più strategico e fondamentale è l’opportunità tanto evidente quanto difficile di “saldare” le opportunità di questa ripresa con le possibilità di accelerare e rafforzare le possibilità di migrazione dell’economia europea verso i temi della sostenibilità e della green economy. Si tratta oggi più che mai di una occasione che l’Europa non può mancare e per la quale l’innovazione digitale è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale, dove appare chiaro che il percorso verso la sustainability è anche e soprattutto un percorso di digitization dell’economia e delle Pubbliche Amministrazioni. Ma si tratta anche di un ruolo che oggi deve però essere “riempito” di contenuti, di progetti, di nuove forme e modalità di collaborazione e, come vedremo, di una Governance che sia prima di tutto in grado di garantire che le risorse dell’European Recovery Plan siano “spese bene” sia che si possa contare sullo sviluppo e sulla diffusione di skill e competenze adeguate a tutti i livelli, perchè, come vedremo nel corso del servizio, uno dei presupposti più importanti di questo piano è che nessuno deve essere escluso dalle opportunità, in termini di innovazione digitale, che si stanno aprendo.. Possiamo dire che la preparazione dei progetti che dovranno affidarsi all’Economic Recovery Plan rappresenta oggi a tutti gli effetti un fattore abilitante in generale per la crescita e per la trasformazione economica, ambientale e sociale dell’Europa. Siamo dunque davanti a una grande sfida ed è importante comprenderne appieno la valenza e la portata, a questo scopo l’IBM Policy Lab ha voluto analizzare queste prospettive chiedendo il contributo di figure di riferimento  direttamente coinvolte sia sul piano politico e sociale sia sui tavoli delle innovazioni e delle soluzioni tecnologiche in un confronto con Martin Jetter, Senior Vice President and Chairman for IBM Europe; Mona Keijzer, State Secretary for Economic Affairs and Climate Policy, The Netherlands; Pilar del Castillo, Member of the European Parliament, Spain, e Markus J. Beyrer, Director General of BusinessEurope.

Prima di entrare nel merito del confronto suggeriamo la consultazione di due documenti utili per comprendere la portata e la ricchezza di questa sfida:

Per approfondire la conoscenza dell’European Recovery Plan suggeriamo la lettura del documento della Commissione Europea The EU  Budget Powering: The Recovery Plan for Europe disponibile QUI

Rispetto alle prospettive specificamente legate al ruolo dell’innovazione digitale per il Recovery Plan segnaliamo che IBM ha realizzato un public white paper con una serie di raccomandazioni ai governi europei per trasformare questo grande impegno in una occasione per aumentare la sicurezza delle persone e delle imprese, la qualità dei servizi e della vita e per creare le condizioni per migliorare la competitività nel segno di una gestione sostenibile delle risorse del pianeta. Il white paper e accessibile QUI

Martin Jetter, IBM: è il momento per diffondere e consolidare una vera cultura del digitale

Per Martin Jetter, Senior Vice President and Chairman for IBM Europe è ben evidente il ruolo che sta già svolgendo la digitalizzazione ed è anche per questo importante fare tesoro delle lezioni che sono arrivate con la pandemia Covid-19. “Il digitale ha permesso di affrontare in modo nuovo le situazioni di emergenza che si sono presentate, ha permesso di garantire maggiore sicurezza nel lavoro, nei rapporti sociali, nelle città, negli ambienti, ha permesso di garantire, in tantissime situazioni, la continuità del business, dei servizi, dell’istruzione. Oggi occorre “sfruttare” il valore di quelle esperienze e lavorare affinché con l’occasione dell’European Recovery Plan si possano creare le condizioni per portare i vantaggi della digitalizzazione a livello infrastrutturale, per sostenere e diffondere lo sviluppo di una vera cultura digitale che consenta di rendere sempre più semplice, accessibile e naturale l’utilizzo di strumenti e servizi digital. In questo senso un ruolo fondamentale sarà svolto dalle Pubbliche Amministrazioni, in tutte gli ambiti naturalmente, ma con una specifica attenzione, com’è naturale in questo periodo, ai settori della sanità e dei servizi ai cittadini”.

La fiducia verso il digitale passa dallo sviluppo della conoscenza, degli skill e da un grande impegno sulla formazione

In tutto questo Jetter sottolinea la necessità di far crescere un rapporto di “maggior fiducia verso il digitale, di fare in modo che il digitale sia anche al centro di una svolta culturale, di un grande processo di formazione e di crescita degli skill a tutti i livelli”. Peraltro il manager IBM lancia anche un richiamo importante al ruolo oggi più importante rispetto al passato che possono svolgere tecnologie “come l’Intelligenza Artificiale, alla quale deve essere affidato il compito di contribuire ad aumentare la conoscenza” verso l’immenso patrimonio di dati che abbiamo a disposizione per migliorare i servizi e le possibilità di accesso ai servizi stessi; o come “la blockchain che può portare affidabilità e sicurezza a livello di supply chain e contribuire a mitigare alcuni dei fattori di rischio che abbiamo vissuto con questa pandemia rendendo gli ecosistemi produttivi e distributivi più resilienti; ma anche come il Cloud e come le Open architetture, da considerare come due scelte fondamentali per garantire una diffusione sempre più ampia e “aperta” della digitalizzazione, nel rispetto delle esigenze e delle possibilità di ogni realtà in ogni paese, ovvero garantendo il fondamentale rispetto degli standard e con questi di valori come accessibilità, flessibilità e scalabilità”.

Una occasione unica per sostenere la migrazione verso la sostenibilità

Jetter ricorda poi che il percorso verso una ampia e diffusa digitalizzazione deve essere “anche al servizio della sostenibilità, ovvero deve supportare lo sviluppo di una transizione verso un rapporto con le risorse improntato ai principi di una sustainability economy” e coglie l’occasione di questo punto per sottolineare che un ruolo importante “dovrà essere svolto dalla collaborazione tra il settore pubblico e le imprese private”. Una collaborazione auspicata anche nella gestione delle prospettive collegate agli sviluppi dello smart working che stanno portando a un ridisegno della mobilità, dell’utilizzo degli spazi, della gestione e del futuro stesso del lavoro. Jetter approfitta della questione legata allo sviluppo dello smart working anche per ricordare quanto sia “necessario rafforzare le infrastrutture di base per consentire la digitalizzazione e per alzare il livello di attenzione verso i temi della cybersecurity”. Lo smart working e la “remotizzazione” in generale hanno contribuito a dimostrare come e quanto il digitale può contribuire a cambiare il mondo del lavoro, ma hanno anche contribuito ad aumentare i rischi e le minacce che purtroppo accompagnano questa innovazione. Ecco che uno dei punti chiave per sostenere una vera e profonda trasformazione digitale della nostra società “deve essere rappresentato dalla capacità di garantire un elevato livello di cybersecurity in tutti i contesti e in tutti gli ambiti del digitale”.

Relativamente alle prospettive legate al Recovery Plan IBM ha realizzato un public white paper con una serie di raccomandazioni ai governi europei per trasformare questo grande impegno in una occasione per aumentare la sicurezza delle persone e delle imprese, la qualità dei servizi e la qualità della vita e per creare le condizioni per migliorare la competitività nel segno di una gestione sostenibile delle risorse del pianeta. Il white paper e accessibile QUI

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Per l’approfondimento della conoscenza dell’European Recovery Plan suggeriamo la lettura del documento della Commissione Europea The EU  Budget Powering: The Recovery Plan for Europe disponibile QUI

Mona Keijzer: occorre intensificare la collaborazione tra pubblico e privato

Mona Keijzer, State Secretary for Economic Affairs and Climate Policy, The Netherlands ricorda che la pandemia ha “cambiato le nostre vite, ci ha costretto a rimanere a casa per diverso tempo, ci ha imposto di cambiare le nostre abitudini in un modo che non avremmo mai immaginato e ricorda inoltre che il digitale ha permesso a tante persone di continuare a lavorare, a studiare, a mantenere relazioni e a curarsi”.

“Il digitale ha permesso di costruire delle alternative valide a modelli “fisici” consolidati”. Grazie a queste dimostrazioni del digitale, grazie alle opportunità che si sono aperte o che sono state confermate, “nel futuro saremo nella condizione di poter svolgere sempre più attività da casa e possiamo osservare che in questo senso la pandemia ha sostanzialmente accelerato molti processi che erano già avviati e che contribuiranno alla trasformazione sociale del nostro continente”. Certamente la progettazione delle misure che dovranno essere avviate con l’European Recovery Plan dovranno tenere conto di queste tendenze e “creare le condizioni infrastrutturali, le competenze e gli skill, anche e soprattutto a livello di presenza territoriale, affinché queste opportunità possano concretizzarsi”. Il tema oggi è anche quello di creare le condizioni affinché questa transizione possa andare oltre le problematiche imposte dal Covid e possa permettere di “accelerare l’utilizzo del digitale in tutti gli ambiti della Pubblica Amministrazione”. E anche in questo caso dalla Keijzer arriva un richiamo ai territori, alla necessità di “fare in modo che le risorse dell’European Recovery Plan possano permettere di sviluppare questo percorso di digitalizzazione favorendo lo sviluppo di un ecosistema composto anche di piccole e medie imprese con una forte presenza territoriale e una fortissima attenzione alle logiche della sostenibilità“. E in questo senso è auspicabile anche una “saldatura” con il fenomeno ESG (Environmental, Social, Governance) che sta ispirando le scelte strategiche e produttive di un crescente numero di imprese. Il tutto in un percorso che parte anche dal presupposto che occorre lavorare a modalità di sviluppo e di condivisione di standard che permettano alle organizzazioni di effettuare le loro scelte nel segno dell’apertura, dell’accessibilità, della flessibilità. Un altro punto chiave per Keijzer in merito alle prospettive dell’Economic Recovery Plan è da vedere nella creazione di un solido rapporto tra interesse pubblico e interesse privato e anche in questo senso occorre intensificare le forme di collaborazione e le modalità di governance dei progetti.

Pilar del Castillo: ogni persona e ogni organizzazione deve essere nella condizione di sfruttare  il potenziale del digitale

Per Pilar del Castillo, Member of the European Parliament, è indiscutibile che la digitalizzazione ha e avrà un impatto su tutti gli ambiti della vita sociale e imprenditoriale. “Per la prima volta la grande maggioranza della popolazione ha fatto affidamento sul digitale per continuare la propria attività scolastica, lavorativa, sociale. Solamente alcuni anni fa non sarebbe stato possibile affrontare una pandemia di queste dimensioni con questa capacità di resilienza”. Ma la sfida oggi e uno dei compiti principali per l’European Recovery Plan è di mettere ogni persona e ogni business nella condizione di sfruttare veramente il potenziale del digitale. Nessuno deve rimanere escluso ed è essenziale garantire per tutti l’accesso alle opportunità che arrivano grazie alla digital transformation.

“L’European Recovery Plan metterà a disposizione risorse molto consistenti e occorre investire bene queste risorse affinché possano abilitare effettivamente una trasformazione capace di coinvolgere tutti, di “permettere il “recovery” dell’economia europea e di favorirne la trasformazione”. Pilar del Castillo ricorda poi che con la pandemia e “con il lockdown si è vissuta una esperienza assolutamente unica a livello mondiale che ha avuto come denominatore comune l’utilizzo del digitale e che ha offerto indicazioni molto forti sulla necessità di ripensare l’organizzazione dei servizi, il lavoro delle imprese, lo stesso sviluppo di nuove forme di business o di nuovi modelli di business, sfruttando le potenzialità di Intelligenza Artificiale, dell’Internet of Things, della Blockchain”.

Occorre mettere in relazione i nuovi bisogni economici e sociali con i digital needs

Occorre lavorare anche con attenzione anche nella corretta identificazione dei corretti digital needs che devono essere in relazione con i “nuovi bisogni economici e sociali e focalizzare le risorse del recovery fund in modo che permettano una reale trasformazione dell’economia”. In questo senso c’è un richiamo anche alla necessità di “adeguare il framework normativo, di analizzare come può cambiare lo scenario competitivo e di valutare il sistema di regole e processi decisionali in modo che si possano effettuare le scelte più corrette con le competenze più appropriate a livello di tecnologie, di use case e di governance dei progetti”. Per Pilar del Castillo il recovery fund deve essere vissuto come una grandissima occasione per la trasformazione dell’Europa e per questo deve avere la collaborazione di tutti, dei rappresentanti politici a tutti i livelli, delle imprese, delle organizzazioni sociali e naturalmente dei cittadini.

Markus J. Beyrer: i quattro pillar per un European Recovery Plan al servizio della trasformazione dell’economia e della società

Markus J. Beyrer, Director General of BusinessEurope osserva che grazie all’European Recovery Plan è in gioco la “trasformazione dell’economia e della società europea” e sottolinea che questa è una occasione speciale e unica non solo per garantire la ripresa economica, ma per agganciare e supportare anche la grande questione della “trasformazione verso una green economy“. Per questo percorso Beyrer indica quattro grandi pillar. “Il primo riguarda gli investimenti, quanto mai necessari oggi per riaccendere la ripresa” e su questo lo scenario appare abbastanza chiaro.

Il secondo pillar attiene invece alla necessità di far crescere una nuova visione dell’economia e delle scelte economiche, in particolare per quanto riguarda la possibilità di “innestare oggi una trasformazione green nello sviluppo economico, di accelerare la digitalizzazione dell’economia europea in tutte le sue dimensioni e di rafforzare il valore e l’asset di un european single market che contribuisca a sua volta a valorizzare l’industria europea”. La capacità di affrontare questi temi potrebbe permettere rafforzare fenomeni che necessitano di essere sostenuti in modo strutturale come ad esempio il reshoring delle attività produttive e come le tante iniziative che consentono di riaffermare la competitività produttiva del continente europeo. L’European Recovery Plan secondo Beyrer può creare le condizioni per un recupero importante anche su questi temi che a loro volta hanno un impatto fondamentale su altre sfide rilevanti come quella del lavoro.

Il terzo pillar “riguarda poi l’evoluzione delle supply chain globali e delle global value chain”. Per Beyrer è il momento per introdurre sempre più intelligenza nelle catene di fornitura grazie al digitale e nello stesso tempo per creare le condizioni perché si possano superare le tendenze al protezionismo e all’isolamento perché rischierebbero di rendere l’Europa più vulnerabile e più debole nei confronti della grande competizione globale.

Il quarto pillar per Beyrer è quello dello “sviluppo di una governance precisa e rigorosa delle ingenti risorse che vengono messe a disposizione, che devono essere spese bene e per questo serve un controllo attento sulle scelte, sulle risorse dedicate e sul modo in cui vengono sviluppati i progetti collegati”.

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Beyrer aggiunge inoltre che è importante “prestare costante attenzione alla trasformazione digitale dell’economia che accompagna quella sociale e che incide sul ruolo e sullo sviluppo delle pubbliche amministrazioni e per questo occorre garantire un framework più chiaro e stabile in termini di Governance dei dati”, sia per quanto riguarda lo scenario europeo, sia per quanto attiene la prospettiva internazionale. In uno scenario in cui le attività economiche sono sempre direttamente in chiave data driven non possiamo non considerare che differenze rilevanti in termini di framework di governance dei dati possono avere un impatto altrettanto rilevante anche sulla competitività delle imprese e delle economia dei singoli stati.

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