Bilanci

Digitale, sostenibilità e servitizzazione, le chiavi per il successo dell’industria italiana di macchine utensili, robotica e sistemi di automazione

Dopo la grande resilienza e capacità di adattamento che le hanno permesso di uscire rafforzata dalla crisi sanitaria e mantenere un ruolo di rilievo a livello globale, ora è fondamentale continuare a investire in innovazione, formazione del personale e strategie di internazionalizzazione, sfruttando appieno le opportunità offerte dalle tecnologie digitali e dall’attenzione crescente alla sostenibilità ambientale. Solo così potrà mantenersi ai vertici della competitività e guidare il progresso dell’intero settore manifatturiero italiano

Pubblicato il 03 Ago 2023

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L’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione ha affrontato un 2022 estremamente positivo, segnando un notevole incremento nei principali indicatori economici. L’anno appena trascorso ha consolidato il ruolo di questa industria come uno dei principali protagonisti a livello internazionale, attestandosi al quarto posto nella classifica mondiale per produzione, export e consumo. Sebbene il 2023 si prospetti ancora positivo, l’inizio dell’anno ha mostrato un rallentamento nella raccolta ordini, principalmente dovuto al clima di generale incertezza che sta influenzando il panorama economico. Questa è la fotografia scattata dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE.

Consuntivi 2022: record di crescita e performance eccellenti

Secondo i dati di consuntivo, il 2022 ha visto una produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione pari a 7.280 milioni di euro, con un aumento del +15% rispetto all’anno precedente. Il consumo è cresciuto del +26%, raggiungendo i 6.311 milioni, e ha portato a un incremento sia delle consegne sul mercato interno (+21,6%) sia delle importazioni (+33,3%), che hanno raggiunto i 3.812 e 2.499 milioni di euro, rispettivamente.

Le esportazioni hanno continuato a crescere, registrando un valore di 3.468 milioni di euro, in aumento dell’8,5% rispetto al 2021. Nonostante questa crescita, il rapporto export su produzione è leggermente calato dal 50,5% del 2021 al 47,6% del 2022.

I principali mercati di sbocco per l’offerta italiana nel 2022 sono risultati: Stati Uniti (482 milioni, +43,5%), Germania (306 milioni, -13,3%), Cina (226 milioni, -0,7%), Francia (193 milioni, +9,6%), Polonia (188 milioni, +6,2%), Turchia (124 milioni, -3,9%), Spagna (119 milioni, +19,7%), Russia (99 milioni, -3,9%), Messico (84 milioni, +5,2%), Svizzera (74 milioni, +36,8%).

Inoltre, il livello di utilizzo della capacità produttiva ha visto un aumento significativo, passando dall’80,2% del 2021 all’86,6% del 2022. Il carnet ordini si è attestato a 8 mesi di produzione assicurata, superando i 7,3 mesi dell’anno precedente, e il fatturato complessivo del settore ha raggiunto la cifra di 10.482 milioni di euro.

Le previsioni per il 2023: rallentamento ma nuovi record

Secondo le previsioni del Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU, il 2023 chiuderà con segno positivo, ma con alcuni segnali di rallentamento nella raccolta ordini. La produzione dovrebbe raggiungere i 7.750 milioni di euro, con un incremento del 6,5% rispetto all’anno precedente, segnando così un nuovo record nella storia dell’industria italiana di settore.

Il consumo continuerà a crescere, raggiungendo un valore record di 6.835 milioni di euro (+8,3%), trainando le consegne dei costruttori sul mercato domestico, che dovrebbero attestarsi a 4.155 milioni di euro (+9%). Le importazioni, a loro volta, mostreranno un aumento raggiungendo i 2.680 milioni di euro (+7,3%).

Le esportazioni subiranno una crescita più modesta, con un aumento del 3,7% che riporterà il settore ai livelli pre-Covid. Secondo l’elaborazione UCIMU sui dati ISTAT, nei primi tre mesi del 2023, principali mercati di sbocco dell’offerta italiana di macchine utensili sono risultati: Stati Uniti (126 milioni +35,4%), Germania (89 milioni, +43,8%), Cina (55,5 milioni, +23,3%), Francia (54 milioni, +33,9%), Polonia (38 milioni, +10,2%), Turchia (34 milioni +86,8%), Messico (29 milioni, +49,7%), Repubblica Ceca (27 milioni, +118%), Spagna (25 milioni, -16,5%) e India (24 milioni, +38,9%).

Analizzando l’andamento dell’ultimo triennio 2021-2023, come osserva Barbara Colombo, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, emerge che l’Italia della macchina utensile esce rafforzata dalla crisi sanitaria a cui ha fatto fronte in modo più efficace ed energico di molti competitors, a partire dalla Germania. “Questi risultati dimostrano le nostre capacità e il valore del nostro modello di imprese agili e fortemente orientate all’innovazione. Ormai da diversi anni, le imprese del settore sono chiamate a operare in una situazione che definiamo di business unusual in cui i cambi di scenario rappresentano una variabile costante. Non è facile ma lo facciamo e lo faremo anche in futuro”.

Sfide e strategie per il futuro tra innovazione, formazione e servitizzazione

Di fronte al clima di incertezza globale che ha impattato la raccolta ordini nel primo semestre del 2023, le imprese italiane del settore hanno individuato alcune sfide fondamentali su cui concentrarsi nel medio-lungo periodo, al fine di rafforzare il loro posizionamento nel mercato internazionale: innovazione che si traduce in digitalizzazione & sostenibilità, disponibilità di personale preparato, servitizzazione e internazionalizzazione.

La doppia transizione tra digitalizzazione e sostenibilità

La vera sfida dell’innovazione per i costruttori è l’abbinata tra digitalizzazione e sostenibilità. Ciò implica non solo la capacità di realizzare sistemi che ottimizzino l’efficienza produttiva, ma anche la possibilità di misurare l’impatto ambientale di ogni fase del processo. Per sostenere questo obiettivo, UCIMU chiede alle autorità di governo di confermare e potenziare il piano transizione 4.0, prevedendo un sistema modulare di incentivi fiscali che possano essere tra loro combinati e cumulati e che premino maggiormente chi investe in nuove macchine ove la digitalizzazione è anche abilitatore di sostenibilità.

Nello specifico, UCIMU ritiene urgente aggiungere alla prima misura – che è quella attualmente in vigore e che consiste nel credito di imposta per gli investimenti in tecnologie di produzione digitali di ultima generazione – un secondo credito di imposta per gli investimenti in macchinari che vengono integrati tra loro per dar vita ad un sistema che implementa le due catene del valore, fisica e digitale. Ma anche una terza misura che garantisca un credito di imposta per la sostenibilità, così da spingere le aziende verso la green manufacturing, in linea con le direttive europee.

Una riforma delle competenze lavorative

Globalizzazione e digital transformation richiedono una revisione profonda delle competenze dei lavoratori, ma anche la formazione di nuove figure professionali. Per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, le aziende spesso stringono accordi di collaborazione con gli istituti tecnici della loro zona affinché possano divenire vivai da cui attingere per le proprie esigenze di occupazione. In questa attività, le imprese possono contare sul supporto di associazioni come UCIMU che operano per favorire il dialogo tra mondo della formazione, scolastica e accademica, e mondo dell’impresa anche con l’obiettivo di meglio indirizzare i programmi di studio affinché, siano più aderenti alle esigenze reali delle aziende.

È però un lavoro molto complesso e articolato i cui risultati si vedono nel medio-lungo periodo. Per questo è fondamentale che il sistema paese intervenga direttamente per sostenere Scuola e Università adeguando i programmi di studio dei percorsi formativi di ogni ordine e grado ai cambiamenti del contesto. D’altra parte, alle autorità di governo chiediamo anche che sia confermata, anche in futuro, l’operatività del credito di imposta per la formazione, fondamentale per sostenere le aziende in un rapido processo di aggiornamento del proprio personale.

Nuovi modelli di business che passano dai servizi

Sempre più aziende del settore stanno lavorando allo sviluppo di un’offerta che preveda, oltre alla vendita del prodotto fisico (la macchina), anche una serie di servizi a valore aggiunto che possano migliorare la soddisfazione dell’utilizzatore. Questa attività potrebbe divenire, tra l’altro, una interessante ulteriore fonte di reddito per i costruttori. Oltre a questo, sul modello di quanto già avvenuto in altri settori, UCIMU sta sviluppando, insieme a partner accreditati del mondo del leasing, il tema della vendita tramite il noleggio operativo, così da presidiare un’attività che sta lentamente avvicinandosi al settore dei macchinari.

Potenziare l’internazionalizzazione

Esportare è il nostro primo modo di presidiare il mercato internazionale ma non può e non deve essere l’unico. Le aziende lo sanno e si stanno strutturando per poter meglio cogliere le opportunità (anche quelle ancora inespresse) offerte dalla domanda straniera sia di economie tradizionali come paesi dell’UE e Stati Uniti, sia di economie emergenti come Cina, India, Vietnam, Turchia.

“Lo fanno partecipando alle fiere internazionali ma anche con la propria rete di agenti. Vi sono poi quelle che hanno sedi e filiali, per lo più commerciali e di assistenza post-vendita. Sono poche invece quelle che hanno stabilimenti produttivi all’estero. E su questo dobbiamo ancora migliorare“.

La dimensione medio piccola delle imprese del settore rende l’apertura di siti produttivi in giro per il mondo decisamente complessa. Per questo le aziende del comparto si sono organizzate, e si stanno organizzando, con modalità di presidio alternative, che possano essere funzionali agli obiettivi di business. È il caso delle reti di impresa che nascono su spinta dell’associazione e che aggregano diverse aziende associate. In particolare, UCIMU è attualmente impegnata nella costituzione della Rete di Imprese in Vietnam, sul modello di quella ultradecennale e di successo, ITC India, rinnovata fino al 2026.

Oltre a ciò, a sostegno dell’attività di internazionalizzazione, UCIMU è intervenuta, e interviene tuttora, con iniziative ad hoc, realizzate in piena autonomia o, a volte, con la partecipazione di partner istituzionali, tra cui SACE, SIMEST e ICE Agenzia.

“A questo proposito – ha concluso la presidente Barbara Colombo – chiediamo alle autorità di governo più risorse per invito di buyer esteri in Italia e, al più presto, la riapertura del Fondo 394, che auspichiamo sia aperto non solo alle PMI ma anche alle Mid Cap (che agiscono da traino della filiera) per finanziamento, a fondo perduto e a tasso agevolato, delle attività di internazionalizzazione quali, per esempio, l’apertura di sedi e filiali e la creazione di reti di imprese all’estero così come i progetti di sviluppo in materia di transizione ecologica e digitale e la partecipazione a fiere internazionali”.

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