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Nuove professioni: chi è, che ruolo ha, l’innovation manager

È la figura alla quale è affidato il compito di portare l’innovazione tecnologica nelle aziende. Tra i settori individuati dal Mise: cloud, fog e quantum computing, cyber security e valorizzazione di marchi e segni distintivi

16 Mar 2020

Riccardo Scarfato

Vision Think-Tank

Diverse organizzazioni internazionali. dalla World Bank all’OECD, avvertono a vario titolo del rischio di cambiamento del mondo del lavoro. I futuri paradigmi, in particolare dovuti all’automazione, globalizzazione e innovazione tecnologica, hanno già ridisegnato le strategie di sviluppo economico degli Stati. Una figura professionale creata ad hoc sembra spiccare su tutte: l’innovation manager.

Innovation manager, definizione e compiti

In un mondo che spinge a innovarsi come alternativa a perire, in termini di competitività di mercato, una figura chiave che gestisca questo processo è necessaria. Il cambiamento centrale del XXI secolo è il passaggio dal fisso paradigma innovare-R&D, al binomio flessibile innovare-open innovation. Processo che coinvolge non solo ingegneri e tecnici ma anche economici, scienziati politici e giuristi (elenco esemplificativo ma non esaustivo) nei compiti di analisi e monitoraggio delle possibilità d’intervento in tema di innovazione delle linee di business.

Al fine di accordare le molte definizioni in tema, l’innovation manager può essere definito come il “gestore dell’innovazione”; volendo in questo modo semplificare, ma non banalizzare. Importante è non confondere quest’ultimo con il capo del team R&S, che solitamente ha un approccio prettamente scientifico.

Il seguente grafico, creato da Board of Innovation, ben riassume pragmaticamente le caratteristiche che il direttore dell’innovazione dovrebbe avere:

::.

Fonte: Board of Innovation

Come un innovation manager cambia i processi aziendali

Ci sono diverse metodologie attraverso cui l’innovation manager opera, o dovrebbe operare. Una di queste è lo scouting di idee all’esterno delle strutture organizzative, e spesso a questo punto si parla di open innovation. Un’altra metodologia è assimilabile al lavoro del Cip manager, che cerca internamente alla realtà aziendale di migliorare i processi e la gestione. In altre parole, quando i processi aziendali subiscono e impattano i nuovi trend digitali, che il manager dell’innovazione riesce a calare all’interno del business senza creare un effetto rigetto.

In Italia ci ha pensato il ministero dello sviluppo economico, Mise, a inquadrare e accreditare questa nuova figura professionale operante, a vario titolo, in diversi campi. A titolo estremamente esemplificativo e non esaustivo, troviamo: il cloud, fog e quantum computing, la cyber security e la valorizzazione di marchi e segni distintivi (c.d. “branding”). È possibile analizzare l’elenco completo nel Decreto ministeriale 7 maggio 2019.

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L’importanza, e da qui la trattazione da parte del Mise, degli innovation manager è data dalla possibilità che alcune Pmi possano acquistare servizi di consulenza in materie specialistiche da questi ultimi, beneficiano del contributo a fondo perduto previsto dal Piano nazionale impresa 4.0.

Non tutti i costi sostenuti sono ammissibili come contributo spese rese da un manager dell’innovazione qualificato. Ma solo quelle sostenute al fine di indirizzare e supportare:

  1. i processi di innovazione, transizione tecnologica e digitale di una delle tecnologie su esposte;
  2. processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali attraverso nuovi metodi organizzativi e anche apertura al mercato di rischio.

Insomma, la vera novità, per la quale l’innovation manager sta diventando un ottimo boost per le Pmi Italiane, è costituita dai voucher del Mise messe a disposizione delle imprese che manifestano la necessità – tramite domande di agevolazione – di cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione tech e digitale.

I bandi e le gare per l’innovazione

Come ultimo aggiornamento, è doveroso citare il decreto ministeriale 14 gennaio 2020 che integra la dotazione finanziaria di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto direttoriale 25 settembre 2019, al fine di sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale e i processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi delle micro, Pmi e reti di imprese di cui all’allegato B del decreto direttoriale 20 dicembre 2019. Decreto che ha stanziato altri 46 milioni di euro per le imprese che, nello scorso anno, non avevano ricevuto il finanziamento pur avendone fatto richiesta.

A ogni modo, una volta ricevuta la concessione, l’impresa avrà 60 giorni per sottoscrivere il contratto di consulenza specialistica con un innovation manager, con un contratto di consulenza di durata non inferiore a nove mesi. La domanda doveva essere inviata entro il 18 febbraio 2020, termine che è stato prorogato.

  • PRIA_I40

Degno di segnalazione, e indirettamente collegato con la figura dell’innovation manager, è il bando “PRIA_I40” per progetti di ricerca applicata industry 4.0 della Camera di commercio industria e artigianato di Torino. Questo bando, con una copertura finanziaria di 3.040.000 euro, si rivolge a grandi imprese, Mpmi e start up innovative (anche in RTI); al fine di:

“ finanziare progetti focalizzati all’implementazione delle tecnologie dell’Industria 4.0, finalizzata all’ottimizzazione dei processi produttivi, al miglioramento e all’innovazione di prodotto, all’innovazione dei modelli di business e organizzativi e incrementare pertanto la competitività a livello globale dell’ecosistema industriale italiano”

Il bando e la modulistica sono disponibili sul sito. Eventuali chiarimenti possono essere richiesti a info@cim40.com, le domande possono essere presentate fino al 24/04/2020.

  • POR FESR 14-20

Una seconda possibilità interessante sembra essere messa a disposizione della regione Marche. Ovvero il bando POR FESR 14-20 di Sostegno ai processi di internazionalizzazione delle Pmi del “sistema abitare” e “sistema moda”. I destinatari sono diretti: Pmi in forma singola o aggregata; e indiretti: Tem e appunto innovation manager. Il fine è supportare interventi di internazionalizzazione dei prodotti o dei processi innovati, con riferimento al “sistema abitare” e al “sistema moda”, per potenziare e consolidare la presenza delle imprese marchigiane sui mercati internazionali. Nei costi ammissibili, sono incluse le consulenze specialistiche e i servizi equivalenti per l’innovazione di processo e prodotto forniti dagli innovation manager (iscritti all’albo del Mise), per un totale del 50% del costo sostenuto.

Conclusioni

Per concludere, anche se attualmente la situazione economica non solo italiana è in stallo, l’Italia sta provando a creare rete e far risollevare il sistema Paese puntando sull’innovazione e le capacità delle Pmi, di accompagnare questi “nuovi manager del futuro”.

Attendiamo gli sviluppi e le possibilità che – si spera – verranno prodotti dal Fondo Nazionale Innovazione (FNI) previsto nella legge di Bilancio 2019, con una dotazione di 1 miliardo di euro gestita da Cassa Deposito e Prestiti.

Come ricorda l’OECD, le preoccupazioni maggiori rispetto alla rivoluzione tecnologica in atto si riferiscono al mondo del lavoro. In particolare, alla lenta e progressiva scomparsa di alcuni “lavori” e/o mansioni nel breve termine e alla nascita di nuovi settori lavorativi finora sconosciuti. Le stime del OCSE affermano che il 14% delle figure professionali a bassa competenza rischiano di sparire nei prossimi 15-20 anni e che circa il 32% di questi cambierà radicalmente il modo di lavorare [1].

Bibliografia

[1] OECD Employment Outlook 2019

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