Transizione 4.0 e PNRR: incentivi e agevolazioni, tutto quello che c’è da sapere - Industry 4 Business

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Transizione 4.0 e PNRR: incentivi e agevolazioni, tutto quello che c’è da sapere

Con il PNRR e il Piano di Transizione 4.0 si aprono grandi opportunità per imprese private ed enti pubblici. Ecco una visione di insieme con indicazioni precise per fare luce sull’argomento

18 Mag 2021

Chiara Ponti

Privacy Specialist & Legal Compliance e nuove tecnologie

Con il PNRR e il Piano di Transizione 4.0 si aprono grandi opportunità per imprese private ed enti pubblici. Ecco una visione di insieme con indicazioni precise, per fare un po’ di chiarezza.

Transizione 4.0 e PNRR

Lo scorso 27 aprile 2021, il Senato ha approvato il testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), inserendosi nel Next Generation EU (NGEU), che prevede un pacchetto da 750 miliardi di euro concordato dall’Unione Europea in risposta alla crisi pandemica.

Il PNRR fa parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese, attraverso il quale il Governo intende aggiornare le strategie nazionali in tema di sviluppo.

Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, mentre ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo Complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio (approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile 2021).

Per un totale degli investimenti (complessivo) pari a 222,1 miliardi di euro: una cifra decisamente imponente.

Leggi il PNRR – pdf

Il Piano per punti

In estrema sintesi, il Piano è strutturato in 6 Missioni con svariate componenti:

1. Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura;

2. Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica;

3. Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile;

4. Istruzione e Ricerca;

5. Inclusione e Coesione;

6. Salute.

transizione 4.0 e PNRR

Figura 1 Allocazione delle Risorse in relazione alle Missioni

La prima Missione introduce gli aspetti di innovazione e rilancio, relativi al mondo del digital, sia per l’ambito pubblico che per quello privato. In questo contesto, viene proposta la cd “Transizione 4.0” consistente in un piano di incentivi attuati attraverso Crediti di Imposta.

Il Piano Transizione 4.0: che cosa offre

Il Piano costituisce un’evoluzione del precedente programma Industria 4.0 (introdotto già nel 2017), rispetto al quale si caratterizza con alcune significative differenze:

  • l’ampliamento (già a partire dal 2020) dell’ambito di imprese potenzialmente beneficiarie grazie alla sostituzione dell’iper-ammortamento (che per sua natura costituisce un beneficio per le sole imprese con base imponibile positiva) con appositi crediti fiscali di entità variabile a seconda dell’ammontare dell’investimento, ma comunque compensabili con altri debiti fiscali e contributivi;
  • il riconoscimento del credito non più su un orizzonte annuale, osservando gli investimenti effettuati in tutto il biennio 2021-2022 (dando così alle imprese un quadro più stabile per la programmazione dei propri investimenti);
  • l’estensione degli investimenti immateriali agevolabili e l’aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo di investimenti incentivati.

Citando testualmente il PNRR: «…Queste innovazioni sono finalizzate a compensare almeno in parte l’incertezza del quadro macroeconomico post-pandemico, sostenendo le imprese che investono per innovare/digitalizzare i propri processi produttivi. L’aumento di produttività e la maggiore efficienza conseguiti da queste imprese contribuiranno ad aumentare la competitività e la sostenibilità delle filiere produttive in cui queste sono integrate, con positive ricadute sull’occupazione».

Nello specifico, dunque, entrano in gioco tre differenti tipologie di credito per:

  1. beni capitali;
  2. ricerca, sviluppo e innovazione;
  3. attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.

Per quanto concerne la prima categoria (beni capitali), i crediti sono riconosciuti per investimento in:

  • beni materiali e immateriali direttamente connessi alla trasformazione digitale dei processi produttivi (cd “beni 4.0” indicati negli Allegati A e B annessi alla legge n.232 del 2016;
  • beni immateriali di diversa natura, purché strumentali all’attività dell’impresa.

Transizione 4.0 e PNRR

Missione 1: i principali effetti

Concentriamo ora l’attenzione sulla Missione 1 del PNRR maggiormente impattante sul mondo digitale, consentendo la cd digital trasformation.

La 1 missione, “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura”, stanzia complessivamente 49,2 miliardi, di cui 40,7 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 8,5 miliardi dal Fondo.

Gli obiettivi sono quelli di promuovere la trasformazione digitale del Paese, e sostenere l’innovazione del sistema produttivo.

piano transizione 4.0 PNRR

Figura 3 – Allocazione delle Risorse di Missione 1

Gli investimenti previsti nel piano assicurano:

  • la fornitura di banda ultra-larga e connessioni veloci in tutto il Paese. In particolare, portando la connettività a 1 Gbps in rete fissa a circa 8,5 milioni di famiglie e a 9.000 edifici scolastici che ancora ne sono privi, e assicurano connettività adeguata ai 12.000 punti di erogazione del Servizio Sanitario Nazionale;
  • l’avvio di un Piano Italia 5G, per il potenziamento della connettività mobile in aree a fallimento di mercato;
  • l’attivazione di incentivi per l’adozione di tecnologie innovative e competenze digitali nel settore privato, e rafforza le infrastrutture digitali della pubblica amministrazione, ad esempio, facilitando la migrazione al cloud.

Nel settore pubblico

La Componente 1 della prima Missione si pone il virtuoso obiettivo di «…trasformare in profondità la Pubblica Amministrazione attraverso una strategia centrata sulla digitalizzazione» basata su:

  • digitalizzare la Pubblica Amministrazione italiana con interventi tecnologici ad ampio spettro accompagnati da riforme strutturali;
  • supportare la migrazione al cloud delle amministrazioni centrali e locali, creando un’infrastruttura nazionale e supportando le amministrazioni nel percorso di trasformazione;
  • garantire la piena interoperabilità tra i dati delle amministrazioni;
  • digitalizzare le procedure/interfacce utente (di cittadini e imprese) chiave e i processi interni più critici delle amministrazioni;
  • offrire servizi digitali allo stato dell’arte per i cittadini (identità, domicilio digitale, notifiche, pagamenti, ecc.);
  • rafforzare il perimetro di sicurezza informatica del paese;
  • rafforzare le competenze digitali di base dei cittadini;
  • innovare l’impianto normativo per velocizzare gli appalti ICT e incentivare l’interoperabilità da parte delle amministrazioni;
  • abilitare gli interventi di riforma della PA investendo in competenze e innovazione e semplificando in modo sistematico i procedimenti amministrativi (riduzione di tempi e costi);
  • sostenere gli interventi di riforma della giustizia attraverso investimenti nella digitalizzazione e nella gestione del carico pregresso di cause civili e penali.

Il Governo afferma ancora che l’obiettivo è quello di «… rendere la Pubblica Amministrazione la migliore “alleata” di cittadini e imprese, con un’offerta di servizi sempre più efficienti e facilmente accessibili. Per fare ciò, da un lato si agisce sugli aspetti di “infrastruttura digitale” (relativamente poco visibili ai cittadini ma non per questo meno importanti per un ecosistema tecnologico efficace e sicuro), spingendo la migrazione al cloud delle amministrazioni, accelerando l’interoperabilità tra gli enti pubblici, snellendo le procedure secondo il principioonce only” (secondo il quale le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini ed imprese informazioni già fornite in precedenza) e rafforzando le difese di cybersecurity. Dall’altro lato vengono estesi i servizi ai cittadini, migliorandone l’accessibilità e adeguando i processi prioritari delle Amministrazioni Centrali agli standard condivisi da tutti gli Stati Membri della UE.».

In sintesi

Di seguito, una tabella riassuntiva sulle agevolazioni degne di nota.

I punti Investimenti in una piattaforma unica di reclutamento, in corsi di formazione per il personale e nel rafforzamento e monitoraggio della capacità amministrativa, per affrontare i problemi dell’assenza di ricambio generazionale, di scarso investimento sul capitale umano e di bassa digitalizzazione.
Sviluppo di un cloud pubblico nazionale, giacché le infrastrutture ed in particolare il cloud, sono tecnologie abilitanti per lo sviluppo del Sistema Paese, consentendo di trattare grandi quantità di dati e informazioni, che oggi sono indispensabili per erogare e gestire servizi efficienti a cittadini ed alle imprese.
interoperabilità delle banche dati, il cui obiettivo, peraltro allineato con la strategia Europea (EU Data Strategy), è quello di rendere interoperabili le basi dati e renderle accessibili attraverso interfacce API (Application Programming Interface).

Nel settore privato

Soffermiamoci ora sui primi tre investimenti, relativi al settore privato, previsti dal PNRR con incentivi fiscali particolarmente significativi:

  1. coinvolgimento delle PMI (con fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro) fornendo un credito in modo da favorire maggiori investimenti in questa critica fase economica;
  2. investimenti ad alto contenuto tecnologico che prevedono «…Per l’Italia, caratterizzata da un robusto settore manifatturiero e un’economia orientata all’export, la sfida dell’innovazione e della modernizzazione è cruciale. Questa linea di intervento prevede contributi per sostenere gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature per produzioni di avanguardia tecnologica (Allegato A alla legge n.232 del 2016) ed è complementare alle misure Transizione 4.0 descritte nel paragrafo precedente. L’importo dei contributi è pari al 40 percento dell’ammontare complessivo delle spese ammesse.»;
  3. reti ultraveloci (banda ultra-larga e 5G) invece è previsto testualmente: «…La nuova strategia europea Digital Compass stabilisce obiettivi impegnativi per il prossimo decennio: deve essere garantita entro il 2030 una connettività a 1 Gbps per tutti e la piena copertura 5G delle aree popolate. L’ambizione dell’Italia è di raggiungere gli obiettivi europei di trasformazione digitale in netto anticipo sui tempi, portando connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026 […]. L’investimento è accompagnato da un percorso di semplificazione dei processi autorizzativi che riconosce le infrastrutture per la cablatura in fibra ottica e per la copertura 5G come strategiche, velocizzandone così la diffusione sul territorio.

Transizione 4.0: il piano incentivi/agevolazioni

Le modalità di applicazione dei crediti per il 2021 sono quelle specificate nell’art. 1, commi 1051 e ss della Legge di bilancio.

Ecco una tabella riassuntiva con le principali agevolazioni:

OggettoAliquota
beni ordinaripari al 6% del costo nel limite massimo di costi ammissibili fino a 2 milioni di euro.
beni funzionali allo smart workingl’aliquota aumenta fino al 15%;
beni immateriali 4.0fino al 20% per investimenti 2021 fino a 1 milione di euro;
beni materiali 4.0al 50% del costo per investimenti fino a € 2,5 mln;
al 30% per la quota compresa tra € 2,5 milioni e € 10 mln;
al 10% per la quota compresa tra € 10 mln e € 20 mln;
beni immateriali 4.040% del costo per la quota di investimenti fino a € 2,5 mln;
20% per la quota compresa tra € 2,5 mln e € 10 mln;
10% per la quota compresa tra € 10 mln e € 20 mln;
ricerca, sviluppo, innovazione e designal 20% fino ad un massimo che va da 3 a 4 milioni per le attività di R&S;
dal 6% al 10% con massimale da 1,5 a 2 milioni, per innovazione tecnologica e design.
L’aliquota sale fino al 15% per progetti di innovazione tecnologica legati alla transizione tecnologica o innovazione digitale 4.0;
formazione 4.050% delle spese ammissibili e nel limite massimo annuale di 300mila euro per le piccole imprese;
40% per le medie imprese nel limite di 250 mila euro;
30%, sempre nel limite massimo annuale di 250mila euro, per le grandi imprese.

Cosa assai importante: le agevolazioni sono cumulabili con altri finanziamenti come quelli regionali, nazionali o europee.

Gli incentivi previsti per il triennio (2020-2023) dovrebbero coprire anche gli investimenti fatti “a partire da novembre 2020, per tutto il 2022 con consegna dei beni fino a giugno 2023 in caso di pagamento anticipato dell’acconto. Ancora, “La fruizione dei crediti è prevista in tre (3) anni, anziché in cinque (5)”.

Conclusioni

Le opportunità che il Piano prevede, sono pertanto di evidente interesse per le aziende italiane. Resta tuttavia auspicabile che il Governo “semplifichi” la comunicazione relativamente alle effettive modalità di fruizione che, nonostante quanto sopra delineato, restano piuttosto criptiche e di difficile comprensione se non per gli addetti ai lavori.

Per sì concludere con ciocchè che il Sommo Poeta nel Canto V del Paradiso (in altro contesto) scrisse: «Apri la mente a quel ch’io ti paleso e fermalvi entro; chè non fa scienza, senza lo ritenere, aver inteso.».

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