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Aree industriali italiane: il ruolo delle comunità energetiche



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Il Forum Nazionale Sostenibilità e Sviluppo Aree Industriali sottolinea l’importanza delle comunità energetiche per la transizione ambientale ed energetica dell’Italia

Pubblicato il 22 mar 2024



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Le comunità energetiche rappresentano un’opportunità significativa per le aree industriali, le imprese e la transizione ambientale ed energetica dell’Italia, e rappresentano una opportunità per colmare il divario accumulato fino ad ora entro il 2050. Questa è una delle conclusioni emerse dal “Forum Nazionale Sostenibilità e Sviluppo Aree Industriali”, evento organizzato dalla Federazione Italiana Consorzi ed Enti di Industrializzazione.

Dal paradigma della produttività a quello della sostenibilità

Secondo Antonio Visconti, presidente di Ficei, le Asi hanno cercato di rispondere alle sfide attuali che vedono le aziende e il mondo della produzione in un passaggio storico. “Si è passati dal paradigma della produttività a quello della sostenibilità e dell’accettabilità. Tuttavia, l’impresa da sola non può farcela. Ha bisogno delle istituzioni”.

Visconti prosegue spiegando che le aziende possono adottare i parametri ESG e cercare di implementare al meglio il proprio approccio rispetto all’ambiente, alle relazioni sociali e sindacali, in un’ottica di governance completa. Tuttavia, hanno bisogno del supporto delle istituzioni per accompagnare questi processi. “C’è bisogno di valorizzare i progetti di simbiosi industriale per creare quell’ambiente ideale affinché le imprese possano in concreto attuare l’economia circolare“.

Riconversione industriale sostenibile

“Tutte queste transizioni in corso rappresentano una grande opportunità per la società”, sottolinea Visconti. “Dobbiamo cogliere l’opportunità di produzione per le imprese. Attuare la transizione energetica significa riconvertire i processi industriali, creando produzione e sviluppo. Queste sono opportunità necessarie e fondamentali per un paese come l’Italia, che ha saputo trasformare la mancanza di materie prime in un’opportunità”.

Il ruolo chiave delle comunità energetiche

Il tema delle comunità energetiche è la sintesi di queste opportunità“, sostiene il presidente di Ficei. “Un’azienda che riesce a liberarsi dalle fonti fossili all’interno di un distretto produttivo diventa più forte e competitiva sui mercati, valorizzando i processi produttivi e diventando al contempo generatrice di energia, bilanciando l’assorbimento e i consumi. Ma le istituzioni, il governo, le aree industriali, devono lavorare a fianco delle imprese e sostenerle“.

Daniele Gerolin, vicepresidente Ficei, spiega che i consorzi hanno un ruolo ben preciso: quello di coniugare la produzione con il territorio e l’ambiente. “Se non lo facciamo noi, l’impresa può inventarselo. Ma bisogna capire anche perché le imprese dovrebbero fare determinate cose, perché deve rispettare l’ambiente e cosa ne guadagna. Quindi è una cultura che bisogna creare e i consorzi devono farlo”.

Conciliare sostenibilità ambientale e competitività

“È chiaro che ora dobbiamo avere una visione a lungo termine. Dobbiamo conciliare la sostenibilità ambientale con il rispetto degli accordi internazionali che abbiamo stipulato come quello sulle emissioni zero entro il 2050 ma abbiamo anche un’economia da mantenere”, spiega Vannia Gava, viceministro all’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Dobbiamo affidarci alla tecnologia perché abbiamo bisogno di tutte le innovazioni per poterle implementare. Dobbiamo semplificare questo percorso verso la transizione ecologica. Molto è stato fatto ma dobbiamo fare ancora. Possiamo attrarre investimenti dall’estero ma dobbiamo semplificare e ridurre i tempi per le autorizzazioni“.

Una nuova politica industriale

“La transizione ecologica rimane il punto focale anche se deve essere compatibile con una logica di crescita industriale”, afferma Gianluca Cantalamessa, senatore della Lega e membro della commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare.

“Il cammino verso la transizione energetica è obbligato”, sostiene l’onorevole Piero De Luca, deputato Pd, membro della Commissione parlamentare Politiche dell’Unione europea. “Dobbiamo capire quali strumenti utilizzare per questa rivoluzione”.

“Dobbiamo guidare la transizione energetica finanziando le imprese che operano nella filiera al servizio delle comunità energetiche”, afferma inoltre Michele Gubitosa, vicepresidente del Movimento 5 Stelle. “Il cambiamento è in corso. Mi sembra di rivivere il passaggio dalla carta al digitale. L’autonomia energetica è fondamentale”.

La necessità di politiche pubbliche mirate

“L’Industry 5.0 pone l’uomo al centro e chiarisce che l’investimento sulle persone è oggi un investimento”, spiega Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria. “A questo bisogna aggiungere una buona governance nella sostenibilità, che significa principalmente un’organizzazione aziendale per accompagnare l’evoluzione dei processi produttivi. Tutto questo si traduce in investimenti per le imprese, ma senza politiche pubbliche che li supportino e che siano guidate dal criterio della neutralità tecnologica rischiano di diventare un costo insostenibile che fa perdere competitività al Paese”.

“Negli ultimi anni con il green deal abbiamo assistito a una politica comunitaria che ha affrontato gli obiettivi ambientali da una prospettiva ideologica, trascurando i rischi per il settore industriale di esporsi alla concorrenza internazionale e senza comprendere a fondo che lo sviluppo e l’innovazione industriale sono il punto centrale per raggiungere tutti gli obiettivi di sostenibilità”, aggiunge. “Occorre adeguare i tempi alla transizione green, ai tempi di trasformazione industriale per evitare il rischio di deindustrializzazione in Europa e garantire la sostenibilità economica e sociale“.

Coniugare industria e sostenibilità

“La sfida delle sfide”, afferma Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma, “è coniugare l’attività industriale alla sostenibilità ambientale. È importante che anche il tessuto imprenditoriale si faccia carico di questa sfida perché al suo interno ha le maggiori capacità di innovazione. E quindi è in questo settore che bisogna attingere per combinare elementi che altrimenti sarebbero difficili da conciliare”.

Secondo Andrea Prete, presidente di Unioncamere, “Il ruolo delle camere di commercio italiane è fondamentale perché abbiamo il doppio obiettivo di favorire gli investimenti ma anche la transizione digitale e ambientale. Le Camere di Commercio sono impegnate a promuovere la creazione delle comunità energetiche. L’Italia è sempre stata un grande paese importatore d’energia e un paese fortemente dipendente dall’estero. L’indipendenza deve essere un obiettivo e non escludo il ritorno al nucleare visto che le tecnologie si evolvono e una riflessione bisognerà farla. Ma bisognerà anche investire nelle rinnovabili e le comunità energetiche potrebbero essere la strada giusta”.

 

“È necessario fare chiarezza. Per le Zone economiche speciali, nel mondo, è fondamentale avere un’area esente da dazi doganali all’entrata e all’uscita: è difficile che ciò possa valere per tutto il Mezzogiorno. Il Sud diventerebbe un soggetto terzo con regole totalmente diverse da quelle europee”, sostiene Adriano Giannola, presidente di Svimez . “Riguardo alla decontribuzione al 30% prevista per la Zes unica, ricordo che fino al primo governo Berlusconi il Sud godeva di una fiscalizzazione quasi totale degli oneri sociali e l’UE ci impose di cancellarla; su questo fronte oggi abbiamo un regime transitorio del 30% sottoposto a periodici rinnovi. Per quanto riguarda la sua efficacia, i risultati della decontribuzione non sono stati – allora ed ora – particolarmente significativi per l’occupazione e i salari sono oggi molto bassi. Chiamare Zes un’area indistinta a fiscalità differenziata è diverso da ciò che nel mondo si intende per Zone Economiche Speciali: aree vicino ai porti, attrezzate con retroporti, interporti. Puntare su una fiscalità di vantaggio per tutto il Mezzogiorno espone al rischio di far rivivere lo spirito della vecchia politica assistenzialista”.

L’adesione di Ficei all’Osservatorio Esg Ability Ermes della Sapienza

Durante il Forum Nazionale è stata ufficializzata l’adesione di Ficei all’Osservatorio Esg dell’Università Sapienza: “Siamo felici di questa adesione”, conclude Salvatore De Falco, presidente dell’Osservatorio Esg Ability Ermes Sapienza. “Si tratta di un progetto ambizioso che si inserisce in un contesto evolutivo contraddittorio. L’Europa sta portando avanti il progetto sulla sostenibilità e sugli Esg, mentre l’America si comporta in modo strano, contestando i parametri Esg e premiando una logica dei profitti a breve termine. Dobbiamo investire nella formazione dei nostri futuri manager. Avvieremo un’intensa attività rivolta agli studenti, perché crediamo in un rilancio culturale che possa portare a un Paese non senza profitti ma con profitti sostenibili”.

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