Industria

Packaging sostenibile, cosa cambia nell’industria

Utilizzo di materiali riciclabili e innovativi; riduzione del peso e del volume dell’imballaggio; una supply chain sostenibile; un design che favorisca il riuso.

03 Dic 2021

Vito Domenico Amodio

Innovation manager del MISE Manager digitale di Unioncamere Digital mentor per le CCIAA

Se il fast food di fama mondiale per eccellenza, McDonald’s, sostituisce le storiche cannucce di plastica con le più eco-friendly realizzate in carta, non c’è da stupirsi della corsa generalizzata all’utilizzo di materiali ecologici. In questo periodo di accelerata espansione dei giganti dell’e-commerce, anche questi si sono trovati a fare i conti con l’ondata green che ha investito i media di tutto il pianeta e con gli obiettivi di transizione ecologica previsti dalle organizzazioni mondiali, tra cui l’Unione Europea, che nella strategia per il 2030, ha posto tra gli obiettivi primari il passaggio a un packaging sostenibile.

Il ruolo dell’imballaggio oggi

Il packaging ha sempre avuto un ruolo importante nel convogliare l’attenzione delle platee di consumatori verso un prodotto piuttosto che un altro. D’altronde, una bella confezione coadiuva la strategia di marketing nell’intento di suscitare bisogni che il consumatore nemmeno pensava di avere. Per molte aziende, l’imballaggio è tanto importante quanto il prodotto, anzi, fa proprio parte delle “cinque P” del marketing mix: prodotto, prezzo, promozione, place e packaging.

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Oggi il ruolo dell’imballaggio non è più solo quello, però. La confezione deve anche essere eticamente corretta e connessa ai temi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Deve prendersi cura dell’ambiente, proprio come il consumatore intende idealmente fare attraverso il suo utilizzo. L’imballaggio green è quello che da rifiuto sa trasformarsi in una risorsa, perché guadagna una seconda vita.

Largo allora agli imballaggi eco-compatibili. Ma è davvero sufficiente utilizzare carta riciclata per raggiungere la sostenibilità? Certamente no, ma è un punto di partenza, insieme ad altri passaggi che prevedono:

  • l’utilizzo di materiali riciclabili e innovativi;
  • la riduzione del peso e del volume del packaging;
  • una supply chain sostenibile;
  • un design del packaging che favorisca il riuso.

Packaging sostenibile, cosa si intende

Il concetto di sostenibilità si riferisce a uno dei temi cardine dello sviluppo del pianeta nei prossimi decenni, e investe, nella sua complessità, tutti i settori dell’economia mondiale, da più punti di vista. Tanto per semplificare, un progetto, un prodotto o un servizio si può ritenere “sostenibile” almeno in tre sensi: ambientale, economico, sociale.

Parlando di sostenibilità associata al packaging, vengono investiti tutti e tre i significati.

Partiamo dal primo: un imballaggio si definisce eco-compatibile se utilizza materiale riciclato, biodegradabile, proveniente da fonti rinnovabili e il cui eco-design si integri nell’economia circolare. Sostenibili sono prodotti che non necessitano di imballaggi aggiuntivi, che possano essere contenuti in packaging flessibili, più leggeri e adatti allo smaltimento nella raccolta differenziata.

Secondo: l’adozione del packaging sostenibile denota responsabilità sociale da parte dell’impresa.

In questo contesto, le aziende che impiegano un packaging sostenibile potenziano la loro brand reputation ottenendo un ritorno economico. Da una recente indagine divulgata su “Forbes” è emerso che 9 leader su 10 hanno piena consapevolezza del fatto che i consumatori più giovani criticano fortemente le aziende che non abbiano previsto un programma di tutela per il pianeta. Secondo l’Harvard Business Review, il 65% dei giovani preferisce comprare prodotti da brand che sostengono la sostenibilità ambientale.

Tradotto significa: la responsabilità sociale d’impresa genera una crescita nelle vendite, a maggior ragione nel comparto dello shopping online, dove un packaging creato con materiali innovativi sostenibili stimola le vendite. Secondo una ricerca Nielsen Global Survey of Corporate Social Responsability and Sustainability (2019), è un fattore che fa crescere le vendite (+4%) rispetto alle aziende che non scelgono gli eco-imballaggi (+1%). Già nel 2019 la tendenza dei consumatori era a favore dei brand più responsabili socialmente.

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Packaging sostenibile: non solo carta

All’ormai consolidato uso della carta riciclata vediamo affiancarsi quello di numerosi altri materiali innovativi quali: funghi, alghe marine, scarti di avena, nanoclay, lignina, semi di cacao, canapa, per citare i più largamente utilizzati.

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Le tendenze nella scelta dei materiali innovativi per il packaging sostenibile sono:

  • l’utilizzo di materiali (come il cartone ondulato) che riducano al minimo gli imballaggi (nel peso e nei volumi) senza compromettere le prestazioni complessive e favoriscano l’upcycling per un riutilizzo creativo;
  • la ricerca di materiali organici, addirittura commestibili, per raggiungere l’ambizioso obiettivo del zero waste (rifiuti zero), e conferire al packaging una nuova estetica green con un’eco-design ricercato, in grado di catturare l’attenzione di consumatori sempre più esigenti, magari attraverso il 3D printing;
  • la ricerca e sviluppo nel campo dei materiali con proprietà anti-batteriche;
  • l’uso dei materiali personalizzabili per arricchire la customer experience dell’e-commerce o un packaging d’effetto per assicurare una emozionante storytelling in fase di unboxing (i video di apertura delle scatole sono tra i più cliccati sui social media);
  • l’introduzione di tecnologie riutilizzabili nel packaging: sensori, etichette Rfid, sistemi Gps, display che aggiornano gli indirizzi, per facilitare il riuso degli imballaggi;
  • il packaging digitale via QR code, che aiuta i brand a comunicare con i consumatori e a combattere la contraffazione perché permette ai consumatori di verificare le origini del contenitore e capire dove smaltire l’imballaggio, in modo da favorire il riciclo, ed aiuta le aziende a comunicare l’impegno dei brand verso la sostenibilità;
  • il packaging monomateriale: per evitare il dis-assemblamento prima dell’avvio al riciclo;
  • l’impiego di nanotecnologie per migliorare il confezionamento degli alimenti sotto forma di proprietà barriera e meccaniche.

Materiali ecosostenibili: l’alluminio

Fra tutti i materiali riciclabili – dunque ecosostenibili – l’alluminio è sicuramente il meno citato e osannato. Il colore decisamente poco green e il fatto che sia pur sempre un metallo, non devono certo renderlo particolarmente appetibile o associabile a cause ambientaliste da prima pagina. Eppure, l’alluminio è il materiale riciclabile per eccellenza.

Vediamo perché. Innanzitutto, l’alluminio si presta a essere riciclato al 100%; durante il processo mantiene intatte le sue proprietà e conseguentemente garantisce un riutilizzo pressoché infinito.

Anche i fogli di alluminio o le vaschette per uso alimentare che vanno a finire nella raccolta indifferenziata di centinaia di migliaia di famiglie, solo in Italia, una volta ripuliti dai residui di cibo, rientrano nel ciclo – sarebbe il caso di dire “riciclo” – produttivo senza il minimo decadimento, offrendo un nuovo prodotto con le medesime caratteristiche del primo. Particolarmente utilizzato nel packaging per le sue straordinarie proprietà, l’alluminio è impenetrabile ai liquidi, è leggero e plasmabile, tiene il calore (in quanto ottimo isolante) ed è uno dei materiali più indicati per il delivery in generale.

Come sapere se un brand è ecosostenibile

Leggendo questo articolo si intuisce già la risposta.

Come principio base, i brand sostenibili non nascondono di esserlo. Al contrario troviamo in bella mostra sulle loro etichette, confezioni e quant’altro, la loro anima green prontamente sbandierata con l’ovvio intento di attrarre il consumatore.

Sarebbe buona norma – ed è quindi altamente consigliata – una verifica sul loro sito. In particolare, una lettura approfondita della sezione About / Su di Noi, non dovrebbe lasciar spazio a dubbi sull’effettiva responsabilità sociale dell’azienda.

Nell’ambito della moda, ad esempio, se una grande azienda si professa come sostenibile, dovrebbe, quanto meno, possedere alcune certificazioni tessili. Tra le più rinomate Bcorp, Global Organic Textile Standard e World Fair Trade Organization.

Per i più pigri, consiglio il sito goodonyou che offre una interessante rassegna – dal più al meno etico – dei principali marchi di moda.

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Vito Domenico Amodio
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