Recovery Fund: cos'è e quanti soldi spettano all'economia italiana - Industry 4 Business

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Recovery Fund: cos’è e quanti soldi spettano all’economia italiana

Il Recovery Fund è la misura principale del Next Generation UE, che insieme al Multiannual Financial Framework rafforzato rappresenta la più grande manovra economica mai finanziata dall’Unione Europea: oltre 1800 miliardi di euro per la ripresa delle economie colpite dalla pandemia. Quale quota spetta all’Italia? E come accedervi?

30 Gen 2021

Josephine Condemi

Giornalista

Cos’è il Recovery Fund

“Recovery Fund”, letteralmente “fondo di recupero”, è l’abbreviazione con cui si è diffusa la Recovery and Resilience Facility, la Struttura di Recupero e Resilienza che costituisce il fulcro di Next Generation EU, una delle due misure approvate il 10 novembre 2020 in sede di Consiglio dal Parlamento europeo e dagli Stati membri per sostenere e rilanciare le economie europee colpite dalla pandemia da Covid-19.

La più grande manovra economica mai finanziata dall’Unione Europea prevede dal 2021 al 2027 una spesa di oltre 1800 miliardi di euro: al piano finanziario pluriennale (Multiannual Financial Framework) di 1100 miliardi si integra il Next Generation EU con 750 miliardi di euro per la ripresa e gli investimenti nel periodo 2021-2024.

spesa EU, Next Generation UE e Recovery Fund

Fonte:   Consilium 

All’interno del Next Generation UE, lo strumento principale è il Recovery and Resilience Facility: 672,5 miliardi di euro (360 miliardi in prestiti, 312,5 miliardi in sovvenzioni) per sostenere le riforme e gli investimenti degli Stati membri che siano in linea con gli obiettivi di transizione digitale e green.

recovery fund e next generation EU

Fonte:  Consilium

Next Generation EU si fonda su tre pilastri: sostenere la ripresa degli Stati membri; rilanciare l’economia e sostenere gli investimenti privati; trarre insegnamenti dalla crisi.

Del primo pilastro, oltre al Recovery and Resilience Facility, fanno parte: il React-EU, 47,5 miliardi di euro a sostegno di lavoratori, PMI, sistemi sanitari per la transizione digital e green; il Just Transition Fund, 10 miliardi di euro per accelerare la transizione alla neutralità climatica; l’EAFRD – European Agricultural Fund for Rural Development, il programma europeo di sviluppo rurale rafforzato con 7,5 miliardi per cambiamenti strutturali in linea con il Green Deal.

Il secondo pilastro è costituito dal fondo Invest EU: 5,6 miliardi di euro stanziati per garanzie su prestiti della Banca Europea degli Investimenti per infrastrutture sostenibili, ricerca, innovazione e digitalizzazione.

Del terzo pilastro fanno parte: RescEU, 1,9 miliardi di euro per migliorare le capacità delle protezioni civili nazionali a reagire in situazioni di crisi e Horizon Europe, 5 miliardi in garanzie a sostegno di ricerca e sviluppo su salute e clima.

Il 12 gennaio 2021 il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato la proposta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il piano di riforme e investimenti che verrà discusso in Parlamento e che illustra come l’Italia intenda usufruire delle risorse del Next Generation EU. Alcune delle misure finanziate dalla Legge di Bilancio 2021, come il piano Transizione 4.0, ne prevedono già l’utilizzo. 

Chi e con quali requisiti può accedere al Next Generation EU

Il Next Generation EU è gestito dalla Commissione Europea ed è destinato prevalentemente agli Stati membri dell’Unione, con i fondi distribuiti in quote diverse.

Per i fondi del Recovery and Resilience Facility (“Recovery Fund”), le quote sono stabilite per gli anni 2021-2022 in base all’inverso del Pil pro capite, alla popolazione e al tasso di disoccupazione 2015-2019; per il 2023 il criterio della disoccupazione è sostituito, in proporzione uguale, dalla perdita di PIL reale osservata nel 2020 e dalla perdita cumulativa del PIL reale osservata nel 2020-2021 e calcolata entro il 30 giugno 2022.

Fonte:  Consilium 

Per i fondi del React EU, la quota del React EU è stabilita in base all’impatto del Covid-19 sul benessere del Paese, per i fondi del Just Transition Fund era già stata stabilita sulla base degli impatti della transizione green, così come la quota del programma europeo di sviluppo rurale, già stabilita sulla base della programmazione precedente.

Per i fondi relativi al secondo pilastro del Next Generation UE, l’Invest EU, non sono previste quote ma l’assegnazione dipenderà dal merito della domanda presentata dallo Stato alla Commissione Europea.

Idem per le misure del terzo pilastro, RescEU e Horizon Europe, con la differenza che questi fondi possono essere richiesti non necessariamente dallo Stato ed assegnati tramite appalti diretti.

Per accedere ai fondi del Recovery and Resilience Facility è richiesta la preparazione da parte degli Stati membri di piani di ripresa e resilienza che definiscano l’agenda delle riforme e degli investimenti per il triennio 2021-2023. Piani che verranno adattati, se necessario, nel 2022 per i fondi 2023. È richiesto che almeno il 37% del piano debba sostenere la transizione verde ed almeno il 20% quella digitale: l’approvazione del piano sarà inoltre subordinata al rispetto delle raccomandazioni del semestre europeo per il singolo Paese (v. qui quelle per l’Italia nel 2019 e nel 2020).

Come funziona il Recovery Fund e quanti fondi ha l’Italia

I fondi del Recovery and Resilience Facility (“Recovery Fund”) saranno disponibili fino al 31 dicembre 2023: almeno il 70% dell’importo per il sostegno a fondo perduto deve essere impegnato entro il 2022. Tutti i pagamenti dei contributi finanziari agli Stati saranno effettuati entro il 2026. Il volume massimo dei prestiti per ogni Stato non può superare il 6,8% del suo Pil.

Gli Stati membri dell’UE hanno la possibilità di presentare la bozza del Piano di Ripresa e Resilienza dal 15 ottobre 2020 e di discuterlo con la Commissione Europea fino alla presentazione definitiva, entro il 30 aprile 2021.

Il piano può includere misure già intraprese dal febbraio 2020 e, da regolamento, deve riferirsi ad interventi relativi ai sei pilastri della strategia politica europea: transizione verde; trasformazione digitale; crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, comprese coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo e innovazione, e un mercato unico ben funzionante con piccole e medie imprese (PMI) forti; coesione sociale e territoriale; salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, anche al fine di aumentare la capacità di reazione e la preparazione alle crisi; politiche per la prossima generazione, quindi bambini e giovani, istruzione e competenze comprese.

Insieme al Piano, lo Stato può richiedere alla Commissione un prefinanziamento fino al 13% del contributo finanziario e/o del sostegno al prestito, da ricevere entro due mesi.

La Commissione valuterà il piano rispetto alla coerenza degli interventi e alle sfide specifiche e di dotazione finanziaria dello Stato proponente, anche in base alle raccomandazioni già inviate nel semestre europeo: la valutazione del piano non dovrebbe andare oltre i due mesi. Gli esiti della valutazione possono essere: approvazione, rifiuto, raccomandazione di utilizzo minore dei fondi.

La Commissione proporrà la valutazione del Piano al Consiglio europeo, che dovrebbe approvarla entro quattro settimane a maggioranza qualificata (55% degli Stati, pari ad almeno il 65% della popolazione UE).

L’erogazione dei fondi è subordinata al raggiungimento degli obiettivi fissati nel Piano approvato e a un parere favorevole del comitato economico e finanziario interpellato dalla Commissione.

recovery fund come funziona

Fonte:  Consilium

Ogni Stato dovrà riferire su base biennale sui progressi compiuti nella realizzazione del piano, riforme comprese. La Commissione aggiornerà ogni sei mesi un quadro di valutazione dei progressi dei diversi Paesi per ciascuno dei sei pilastri: il quadro dovrebbe essere operativo entro dicembre 2021.

Entro luglio 2022, la Commissione presenterà al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione di revisione sull’attuazione dello strumento.

Ogni Stato membro ha la possibilità di chiedere una modifica motivata del Piano entro il periodo di attuazione e, nel caso in cui la Commissione ritenga le motivazioni valide, di ottenere una nuova valutazione entro due mesi, con approvazione del Consiglio entro quattro settimane dalla proposta della Commissione.

Nelle stime iniziali, a valori 2018, la quota del Recovery and Resilience Facility assegnata all’Italia era di circa 65,5 miliardi di euro di sovvenzione e 127,6 miliardi di euro di prestiti, ovvero 193,1 miliardi di euro. La revisione delle stime a valori 2019 ha portato ad una quota di 196,5 miliardi di euro, che il Governo italiano intende utilizzare per intero e che costituisce la base del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Un Piano che integra le risorse del React-EU, della programmazione nazionale di bilancio e dei fondi SIE/PON e FEASR già co-finanziati da risorse UE, per un investimento complessivo di 311,9 miliardi dal 2021 al 2026.

Come il recovery fund aiuterà la digital transition in chiave 4.0 delle imprese italiane

Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” è la prima delle sei missioni che compongono la proposta del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in linea con il Regolamento della Commissione per il Recovery and Resilience Facility. Con le altre cinque missioni, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, “Istruzione e Ricerca”, “Inclusione e Coesione” e “Salute”, il Piano Nazionale raggruppa 16 componenti per 47 linee di intervento con annesse riforme.

Secondo il Digital Economy Society Index 2020, l’Italia è al 17° posto nell’Europa a 28 per connettività, con un tasso di copertura delle reti ultraveloci del 24% rispetto ad una media UE del 60%. Per la digitalizzazione, il piano prevede un investimento di 59,25 miliardi di euro: 46,30 miliardi dalle misure di Next Generation EU, 1,6 miliardi di fondi SIE e PON e 11,35 miliardi dalla programmazione 2021-2026. La digitalizzazione è la seconda voce di investimento prevista da Next Generation EU, subito dopo la “Rivoluzione verde e la transizione ecologica”: nel piano nazionale risulta terza, con la missione “Inclusione e Coesione” prima per spesa grazie ai fondi previsti dalla programmazione di bilancio.

recovery fund

Fonte: Governo italiano

Il Piano Nazionale, infatti, integra i fondi del Recovery e del React-EU (Next Generation EU) con i fondi SIE/PON e FEASR già co-finanziati da risorse UE e con la programmazione nazionale di bilancio 2021-2026.

Fonte:  Governo italiano 

La missione “Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura” è costituita da tre componenti: 1) Digitalizzazione, Innovazione e Sicurezza nella PA; 2) Digitalizzazione, Innovazione e Competitività del sistema produttivo; 3) Turismo e Cultura.

Fondi da Next Generation EU – Fonte: Governo italiano

Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: 5 azioni per oltre 26 miliardi

Più della metà dei fondi di Next Generation EU dedicati alla missione, oltre 26 miliardi di euro, sono per la componente “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo”, con cinque progetti: Transizione 4.0; politiche industriali di filiera e internazionalizzazione; finanziamento PMI e Fondo di Garanzia; banda larga, 5G e monitoraggio satellitare; politiche industriali di filiera e internazionalizzazione.

Fonte:  Governo italiano

Il piano nazionale Transizione 4.0 è il nuovo piano industriale di politica italiana 2021-2022, finanziato dalla Legge di Bilancio 2021 (L. 178/2020) con circa 24 miliardi di euro, di cui 750 milioni dal programma Next Generation EU. È stato definito dal Ministero dello Sviluppo Economico come “il primo mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano”. Con l’approvazione del PNRR, la misura dovrebbe avvalersi dei 18,8 miliardi del Next Generation EU con soli 6 miliardi e 760 milioni dalla legge di bilancio nazionale.

Transizione 4.0 prevede un credito di imposta (tax credit) per le imprese con aliquote variabili in base alla categoria dei beni e l’importo della spesa.  Per gli investimenti in beni immateriali 4.0 è previsto un credito di imposta del 20% ed un aumento del massimale da 700.000 a un milione di euro. Per l’acquisto di beni materiali 4.0 il Piano distingue tre soglie di massimale di spesa: inferiore a 2,5 milioni di euro; tra i 2,5 e i 10 milioni di euro; tra i 10 e i 20 milioni di euro. Per la soglia inferiore, è previsto un credito d’imposta del 50% nel 2021 e del 40% nel 2022; per la soglia intermedia, le aliquote sono del 30% nel 2021 e del 20% nel 2022; per la soglia superiore, aliquota unica del 10% per l’intero biennio. I beni materiali e immateriali ammessi rientrano rispettivamente negli allegati A e B della legge di bilancio 2017 (piano Industria 4.0).

Transizione 4.0 prevede anche: aliquote del 15% per gli investimenti nel 2021 per l’implementazione del lavoro agile; del 10% (su un massimale di 2 milioni di euro) per l’innovazione tecnologica in azienda; l’estensione del credito d’imposta alle spese sostenute per la Formazione 4.0 per il biennio 2021-22.

Le  politiche industriali di filiera e internazionalizzazione saranno sostenute dai fondi React-EU per supportare le filiere industriali che hanno risentito della crisi e per rafforzare le più avanzate per innovazione e sostenibilità ambientale: fondi operativi specializzati per strumenti finanziari, rischi assunti e settori di intervento; processi di integrazione, fusione e patrimonializzazione;  partecipazione al capitale e/o ai finanziamenti di intermediari finanziari e partner per uno stanziamento complessivo di 2 miliardi di euro.

Anche il Finanziamento alle PMI sarà sostenuto da fondi React-EU: 800 milioni più un miliardo da progetti PON e 3 miliardi e 100 milioni dalla Legge di Bilancio per un totale di 4 miliardi e 900 milioni per il rifinanziamento del fondo di garanzia alle piccole e medie imprese.

L’intervento “Banda larga, 5G e monitoraggio satellitare” prevede: il completamento del progetto “Banda Ultra Larga” (Piano Italia 1Gbit/s); la copertura in fibra ottica di scuole, strutture sanitarie, parchi naturali e musei e siti archeologici; fibra 5G per le vie di comunicazione extraurbane e negli impianti sportivi pubblici; il lancio di una costellazione satellitare per il monitoraggio della Terra ad alta risoluzione; i progetti dell’Agenzia Spaziale Italiana. Stanziamento complessivo: 4,2 miliardi di euro, di cui 1,1 già stanziati.

Il progetto “Innovazione e tecnologia dei microprocessori”, finanziato con 750 milioni di euro, è rivolto alle imprese ad alto contenuto tecnologico nel settore della microelettronica, situate specialmente al Sud e che favoriscano l’occupazione giovanile qualificata. È previsto un sostegno finanziario agli investimenti in macchinari, attrezzature e impianti produttivi.

“Turismo e Cultura 4.0”: digitalizzare il patrimonio e abilitare servizi innovativi

La terza componente della prima missione del PNRR è dedicata a “Turismo e Cultura 4.0”, correlata alle riforme di settore e di adozione formale dei Criteri Ambientali Minimi per ridurre l’impronta ecologica di eventi culturali. La componente si divide in tre aree di intervento: “Patrimonio culturale per la EU Next Generation”, “Siti Minori, Aree Rurali e Periferie” e “Turismo e Cultura 4.0”. Il finanziamento complessivo è di 8,3 miliardi di euro, di cui 8 del Next Generation EU e 0,3 di fondi SIE/PON.

Fonte:  Governo italiano

La prima area di intervento prevede 500 milioni per la digitalizzazione del patrimonio culturale, con un’infrastruttura per la raccolta, la conservazione e l’accesso alle risorse digitali che verranno messe a disposizione delle imprese culturali e creative e delle start-up innovative per la creazione di servizi complementari ad alto valore aggiunto. La terza area di intervento mette a disposizione 500 milioni per la transizione green e digitale degli operatori culturali e 1,5 miliardi per il miglioramento di infrastrutture e servizi turistici, digitalizzazione compresa.

“Dalla ricerca all’impresa”: gli incentivi per il trasferimento tecnologico

Fin qui gli interventi relativi alla digital transition delle imprese compresi nella prima missione del piano. Ma anche nella quarta missione, “Istruzione e Ricerca”, una delle due componenti è dedicata al trasferimento di competenze “Dalla ricerca all’impresa” per oltre 13 miliardi di investimento (11,77 Next Generation EU; 0,90 fondi SIE/PON; 0,42 legge di bilancio), correlati alla riforma a supporto degli interventi di promozione R&S.

Tra le azioni previste: incentivi pubblici alla partecipazione delle imprese a partenariati di ricerca e innovazione strategici come gli IPCEI – Important Projects of Common European Interest; “ecosistemi dell’innovazione” con erogazioni di servizi alle imprese; dottorati innovativi per le imprese e immissione di ricercatori nelle imprese; potenziamento ed estensione dei centri di trasferimento tecnologico; finanziamento di 7 centri di ricerca avanzata da realizzare per metà al Sud. Nel dettaglio: il Centro Nazionale di Intelligenza Artificiale, con sede a Torino; il Centro Nazionale Fin-Tech con sede a Milano; il Centro Nazionale Agri-Tech con sede a Napoli; il Centro Nazionale di Alta Tecnologia Ambiente ed Energia; il Centro Nazionale di Alta Tecnologica Quantum Computing; il Centro Nazionale di Alta Tecnologia per l’Idrogeno; il Centro Nazionale di Alta Tecnologia per il Biofarma.

Fonte: Governo italiano

Cos’è il progetto V2G di FCA a Mirafiori

Il Vehicle-to-Grid (V2G), letteralmente “Veicolo alla rete”, è un sistema che consente ai veicoli di scambiare energia con la rete elettrica in modo smart, “intelligente”, così da ottimizzare sia la ricarica delle batterie delle auto che la distribuzione di elettricità. Una tecnologia bidirezionale che consente sia di caricare la vettura sia di restituire potenza alla rete, a patto che le automobili e le infrastrutture di ricarica “parlino un linguaggio comune”: ovvero, che i sistemi di IoT e computing siano interoperabili e integrati tra loro.

Fonte:  Fca Group

Il 14 settembre 2020 è stato inaugurato a Mirafiori l’impianto pilota V2G di FCA che, quando sarà completato, sarà il più grande al mondo. Realizzato in quattro mesi, comprende 32 colonnine di ricarica V2G in grado di connettere 64 veicoli elettrici, che diventeranno 700 entro la fine del 2021, una volta sperimentate la tecnologia e la gestione logistica del parcheggio.  Il progetto è implementato dal gruppo automobilistico FCA in collaborazione con la sezione italiana della multinazionale dell’energia ENGIE EPS – Environmental Protection Services e con Terna, il gestore della rete nazionale di trasmissione elettrica in alta tensione. A copertura del parcheggio per le autovetture collegate al V2G, Engie Italia realizzerà una maxi-pensilina formata da 12 mila pannelli fotovoltaici, che alimenteranno i locali di produzione e logistica e produrranno oltre 6500 Mwh di energia annui, risparmiando all’ambiente oltre 2100 tonnellate di CO2

Una maxi-smart grid che fornirà servizi alla rete elettrica di Terna e garantirà risultati economici positivi per FCA e ENGIE Italia Eps. Un sistema smart grid ottimizzato consente infatti il Demand Response, la modifica del prelievo di energia in seguito alla richiesta del gestore: la smart grid “risponde alla domanda” e bilancia il proprio consumo energetico durante la giornata, ricevendo una remunerazione per la rimodulazione effettuata.

Da sinistra: il Ministro allo sviluppo economico Stefano Patuanelli e il COO di FCA Pietro Gorlier (Fonte: Stellantis )

Un progetto che ha tutte le caratteristiche per rientrare nella seconda Missione del PNRR, “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”. Il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha dichiarato all’inaugurazione dell’impianto pilota che la transizione portata avanti da FCA «Sarà seguita con attenzione dall’esecutivo perché ci sono ricadute positive per il Paese, la filiera, i fornitori e tutto il settore auto, certamente uno dei più importanti per l’Italia».

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