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Le nuove frontiere dell’Artificial Intelligence of Things: il caso Franchetti

L’AIoT è l’incrocio di due mondi tecnologici che promette di diventare un volano per molti settori economici e per diversi ambiti applicativi. Uno di questi è quello della manutenzione predittiva sulle infrastrutture viarie di cui ci sono già esempi emblematici in Italia

Pubblicato il 08 Feb 2024

L’Artificial Intelligence of Things rappresenta il punto di convergenza di AI e IoT. Pur trattandosi di un trend che ha cominciato a farsi strada da almeno un biennio, è solo di recente che i casi di studio stanno aumentando. Tra questi, si segnala il Gruppo Franchetti. Quotato sul segmento Euronext Growth Milan di Borsa Italiana, è una realtà specializzata nella gestione, diagnostica e manutenzione di infrastrutture, con particolare riguardo a ponti e viadotti.

Fondato nel 2013 ad Arzignano, in provincia di Vicenza, possiede controllate in Brasile e Canada, ed è anche presente negli Stati Uniti e in India. Ha al suo attivo più di 40 mila ponti e viadotti che hanno usufruito dei suoi servizi articolati in due principali linee di business. Da una parte, quelli di diagnosi e terapia per la manutenzione delle infrastrutture con ispezioni e valutazioni, progettazione degli interventi e direzione dei lavori. Dall’altra, i servizi ICT di programmazione predittiva della manutenzione. In quest’ultima direzione, la società veneta ha sviluppato due software proprietari che utilizzano le potenzialità congiunte di AI e IoT per stimare il ciclo di vita dell’infrastruttura e pianificare gli interventi manutentivi.

Perché l’Artificial Intelligence of Things sta crescendo

Il caso Franchetti è emblematico di cosa significhi oggi l’Artificial Intelligence of Things in cui confluiscono due fenomeni altrettanto in espansione. Sul versante del mercato IoT, Statista prevede ad esempio che nel 2024 raggiungerà a livello mondiale una cifra pari a 1.387 miliardi di dollari. Riguardo invece all’Intelligenza Artificiale, l’AI Outlook 2024 condotto dagli analisti di Moody’s evidenzia che la spesa totale per l’AI aumenterà dai 76 miliardi di dollari del 2023 ai 521 miliardi nel 2027. Se si guarda poi all’AI generativa, questo ambito crescerà dai 19 miliardi di dollari dello scorso anno ai 151 miliardi nel 2027 (29% della spesa).

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Per quanto tumultuosa, la diffusione dell’Intelligenza Artificiale – secondo Moody’s – avverrà gradualmente. Nello specifico, fino al 2026 i principali interessati saranno anzitutto i produttori di software come Franchetti e i produttori di semiconduttori. In seguito, l’AI si allargherà a un’ampia varietà di settori quali i media, l’automotive, la manifattura e il Finance&Insurance. È un dato comparabile con il mercato italiano dove l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano ha accertato un +52% dell’AI nel 2023 per un valore di 760 milioni di euro. Una quota significativa di questa cifra (29%) è legata a soluzioni con cui analizzare ed estrarre informazioni dai dati.

AIoT, non una mera sovrapposizione di tecnologie

“L’obiettivo essenziale dell’uso dell’AI è quello di trovare pattern nei dati e di eseguire l’analisi per estrarre insight significativi per l’azienda o per automatizzare i compiti, migliorando così i processi decisionali”. A sostenerlo è il report Navigating the Perfect Storm: AIoT to emerge as the defining enabler of digital transformation realizzato da Telenor IoT e Omdia. È una conferma di ciò che un’azienda come Franchetti porta avanti nell’ambito della manutenzione predittiva, sfruttando la confluenza dei due mondi nell’Artificial Intelligence of Things che non va intesa come una mera sovrapposizione di mondi tecnologici differenti.

“L’unione tra AI e IoT non rappresenta un semplice aggiornamento incrementale – si legge infatti nel report – ma detiene la chiave per sbloccare maggiori efficienze operative, migliorare l’esperienza del cliente e ottenere maggiori guadagni di produttività in diversi settori”. Da qui la necessità per le imprese di accedere a dati tempestivi e di alta qualità che può trasformarsi in valore se non si limita alla sola raccolta di dati, ma è abbinata alla capacità di elaborazione avanzata che l’Intelligenza Artificiale assicura. Lo studio utilizza a tal fine un paragone per definire quali sono i ruoli di IoT e AI nell’Artificial Intelligence of Things, quello del corpo umano. L’IoT in sostanza sarebbe il sistema nervoso centrale, responsabile della raccolta dei dati e della trasmissione delle informazioni, l’AI incarnerebbe invece il cervello che prende le informazioni, le analizza e opta per la risposta migliore.

Manutenzione predittiva, i tanti ambiti di applicazione

Nel mondo produttivo, uno degli esempi più ricorrenti in cui l’impiego dell’AIoT appare assai promettente è quello della predictive maintenance, cioè l’area in cui opera il Gruppo Franchetti. In realtà, la manutenzione predittiva non può essere effettuata soltanto su ponti, viadotti e altre infrastrutture viarie. Nei contesti di Industry 4.0, l’IoT consente di accedere al monitoraggio in tempo reale di vari asset e impianti. Se si aggiungono tecnologie AI come il machine learning, è possibile identificare precocemente anomalie e, di conseguenza, anticipare i guasti prima che causino fermi macchina. L’AI associata all’IoT in questo caso non solo innesca automaticamente le azioni appropriate da intraprendere per prevenire malfunzionamenti, ma minimizza anche le ispezioni manuali, con una diminuzione delle spese necessarie per attrezzature e personale.

Infine, non va dimenticato che l’Artificial Intelligence of Things sta diventando un fattore abilitante per le Smart City in ottica di miglioramento dell’efficienza energetica, riduzione dell’inquinamento e ottimizzazione del traffico. L’aumento esponenziale del numero di sensori e della mole dei dati generati nelle aree urbane rende infatti essenziale un’elaborazione affidata a sistemi di Intelligenza Artificiale. È la ragione per cui la Pubblica Amministrazione si candida ad accogliere tutti i benefici che l’AIoT porterà nei prossimi anni nelle città e non solo.

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