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Manufacturing

Dallo Smart Manufacturing al Manufacturing SmartH: è ora di considerare la componente umana

In un momento di difficoltà, quale quello che stiamo vivendo, le logiche dello Smart Manufacturing, se declinate con attenzione al solo aspetto tecnologico, non sono resilienti. Serve un approccio diverso, che riconosca il ruolo e il valore della componente Human. Lo spiega Sebastian Bicelli, Strategic Marketing & Product Management di Camozzi Automation

18 Mar 2020

Sebastian Bicelli, Strategic Marketing & Product Management - Camozzi Automation

In questi giorni stiamo raccogliendo testimonianze e riflessioni sull’impatto che COVID-19 sta avendo nel mondo manifatturiero. Volentieri pubblichiamo questo contributo che ci viene da Sebastian Bicelli, Strategic Marketing & Product Management di Camozzi Automation, che offre un ulteriore spunto di riflessione. 

Negli ultimi anni si sono moltiplicati articoli, convegni e tavole rotonde sui vantaggi dello smart manufacturing, o più in generale, sulla fabbrica intelligente. Argomento che trova particolarmente sensibile il nostro Paese, tra le più grandi potenze manifatturiere del mondo.

Focus su produzione, supply chain e distribuzione

Sebastian Camozzi - Camozzi AutomationSmart manufacturing, nel linguaggio più comune, significa l’adozione di nuovi paradigmi tecnologici con l’obiettivo di personalizzare i prodotti, migliorare la collaborazione delle persone e rendere i processi produttivi più flessibili ed efficienti. Termini come intelligenza artificiale, cloud, cyberphysical system, manifattura additiva, realtà virtuale, big data, robotica collaborativa sono ormai di uso comune.

Non solo, a monte c’è l’approvvigionamento, ed anche questa attività va fatta in modo intelligente, sfruttando al meglio la tecnologia e le catene di fornitura globali, in base alle quali le singole fasi della filiera di produzione vengono svolte nei luoghi dove c’è competenza, convenienza o specializzazione. Infine, anche la parte a valle, la distribuzione, deve diventare smart, cercando di sfruttare le nuove tecnologie per ottimizzare il processo di pianificazione, il controllo del flusso e lo stoccaggio delle merci.

Senza l’uomo, smart non può essere resiliente

Con tutto questo smart non c’è più spazio per le persone, e non è un caso che ci si interroghi su che fine faranno.

Perché nel frattempo queste persone continuano ad attrezzare le macchine, ad effettuare prove ed analisi di laboratorio, a movimentare semilavorati, ad assemblare nuove macchine, a spedire, trasportare e consegnare merci, ad aggiustare macchine. Vivevamo nell’illusione che con lo smart saremmo stati resilienti a qualsiasi perturbazione, a tal punto che la gestione del rischio e l’analisi di scenario erano diventati esercizi di stile, più utili agli enti normativi, agli investitori ed altri stakeholders che alle aziende in sé.
Poi sbuca un virus – informatico o biologico che sia –  e tutto rischia di fermarsi.
Ma oggi bloccare un reparto produttivo/logistico di un’azienda manifatturiera rischia di essere letale per un’azienda: se non consegni tu, c’è già un concorrente pronto alla porta. E rientrare è dura.

La lezione di COVID-19: è ora di passare allo SMARTH Manufacturing

Il momento attuale ha evidenziato due grossi limiti. Primo, ci riempiamo la bocca di SMART, ma le aziende talvolta non hanno nemmeno strumenti online di teleconferenza e collaborazione in team. Secondo, la componente umana è ancora importante. Il fattore umano è l’asset più flessibile e malleabile che esista.

Per produrre in modo intelligente non basta gestire solo il capitale fisico, ma anche quello umano.
È importante identificare le figure che governano le attività core, ed eventualmente quali altre possono subentrare o affiancarsi.
Bisognerebbe tornare ai fondamentali: rotazione delle persone, polifunzionalità, allargamento delle competenze, così da poter affrontare, seppur temporaneamente, tutti quei scenari che possono impattare negativamente sulle attività chiave dell’azienda.
Vuol dire anche adottare sistemi e procedure (ad esempio manuali modello IKEA) che permettano alle persone di apprendere/riapprendere velocemente per diventare parzialmente operative in ambiti complementari al loro.
Un addetto Marketing, o un venditore, potrebbe ad esempio supportare (se non sostituire) una persona al backoffice in un periodo di picco o di emergenza. O parte dell’ufficio tecnico potrebbe temporaneamente vendere, o entrare in assistenza.
Chi produce su un centro di lavoro potrebbe cominciare ad assemblare, oppure operare su un’altra macchina utensile. Inorridiranno i fan dell’efficienza, ma in alcuni momenti è più importante andare avanti passeggiando se non si può correre.

Spesso parliamo di smart manufacturing come adozione di nuovi paradigmi tecnologici, dovremmo cominciare a definirlo in termini di organizzazione nel suo complesso.
La componente “SMART” è un tassello importante per rimanere competitivi, la parte ”HUMAN” pure. Forse è il tempo di parlare di “SMARTH” Manufacturing.

Immagine: www.shutterstock.com

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