Stesi Point of View

Supply chain, così Stesi accelera la transizione delle PMI all’Industria 4.0

La società veneta sfrutta l’esperienza fatta con le aziende di più grandi dimensioni per supportare le PMI affinché possano far diventare la supply chain un efficace strumento di business da usare come fattore di competitività

14 Ott 2022

Elisa Pincelli

Giornalista

Oggi la logistica è sempre più connessa con i modelli produttivi: si sta creando ormai un ecosistema così completamente integrato che si preferisce parlare di inbound supply chain, ovvero tutto quello che succede all’interno di un impianto che riguarda sia la movimentazione sia la produzione.

Questo è l’ambito in cui opera Stesi, azienda trevigiana che progetta, produce e attiva supervisori per sistemi di supply chain manuali, semiautomatici e automatici. “Il supervisore – precisa Stefano Cudicio, presidente di Stesi – è un sistema software che coordina le attività delle risorse e fa in modo che operino al meglio sfruttando al massimo le loro potenzialità. Si tratta di uno strato che si colloca tra i sistemi operazionali, quindi gli ERP aziendali, e il campo, ovvero le automazioni, le macchine e gli operatori dotati di terminali radio”.

Verso l’Industria 4.0

Sviluppatore indipendente di software, con un fatturato che è raddoppiato negli ultimi due anni, Stesi è una struttura con una trentina di dipendenti. Tra i primi player in Italia nel segmento di mercato dell’inbound supply chain, ha all’attivo un centinaio di impianti su tutto il territorio nazionale oltre che in Germania, Tunisia, Spagna e Cina.

“In questo un momento, la supply chain è uno dei driver usati dai manager per migliorare i conti economici delle aziende che si trovano in mezzo alla quarta rivoluzione industriale – afferma Cudicio –. Dopo una prima informatizzazione avvenuta tra gli anni ’80, ’90 e 2000, che ha riguardato la parte operazionale, ossia i sistemi ERP, oggi tutta l’attenzione è concentrata sulla parte esecutiva, quindi logistica, produzione, supply chain e introduzione delle tecnologie che consentono di rilevare i dati di campo in tempo reale e in maniera continua tramite dispositivi di tipo IoT”.

È in atto il passaggio dalla terza alla quarta rivoluzione industriale. “La terza rivoluzione industriale – aggiunge Cudicio – prevedeva l’introduzione dell’automazione per isole non integrate né connesse con il resto dell’ecosistema aziendale. Il paradigma 4.0 prevede invece l’integrazione e l’interconnessione. Non ci sono più isole di automazione e semi-automazione, ma ci sono risorse che sono connesse e integrate tra loro. Il componente di integrazione e di connessione è il supervisore software dell’impianto”.

Un salto culturale difficile da accettare

Secondo Stefano Cudicio, dieci anni fa l’esigenza informativa all’interno degli stabilimenti non era tale da richiedere un sistema verticale dipartimentale. Ci si poteva accontentare delle estensioni dei sistemi ERP. Oggi invece non è più così. Ci sono rilevanti richieste in termini di connettività, algoritmi, integrazione con loT, automazione, definizione dei processi e di intelligenza artificiale. “Questo fa sì che i sistemi ERP non riescano più a coprire i requisiti richiesti – sostiene Cudicio.

I manager hanno capito perfettamente che l’architettura deve essere adeguata. Tuttavia, c’è ancora una certa resistenza culturale sia da parte dei vendor sia degli operatori a prendere coscienza del fatto che è stato compiuto un salto tecnologico epocale.

Sono necessari know-out e una profonda conoscenza dei sistemi per poter far convivere in uno stesso impianto tecnologie diverse di automazione e di semi-automazione con protocolli di comunicazione diversi.

Sono in corso di introduzione i big data, strutture di dati completamente eterogenee che provengono da fonti differenti e che devono essere normalizzati e trasformati in informazione”.

L’importanza della raccolta capillare di dati

Una delle opportunità offerta dai big data è la possibilità di utilizzare l’analisi predittiva. Per Cudicio, si tratta di un’estensione naturale della business intelligence che Stesi ha sviluppato nel corso degli anni.

Finora si è limitata ai primi due quadranti dell’analisi: “cosa è successo” e “perché è successo”.

Stesi in questo momento sta approcciando il terzo quadrante dell’analisi predittiva, ovvero “cosa succederebbe se”, prestando grande attenzione “perché per potere effettuare l’analisi predittiva è necessario avere una ampia base storica di dati di dettaglio fornita dai big data ­– precisa Cudicio –. Utilizzati anche dall’ intelligenza artificiale per estrapolare previsioni attendibili.

Accanto al modulo di schedulazione ottimizzata dell’esecuzione delle attività, stiamo sviluppando delle funzionalità che consentono di prevedere quante saranno le risorse di tutti i tipi necessarie per soddisfare il fabbisogno operativo in un determinato orizzonte temporale futuro.

È questo il motivo per cui Stesi sta investendo molto sulle tecnologie per la raccolta capillare di dati di campo attraverso differenti le tipologie di sensori.

La sensoristica IoT permette oggi di raccogliere in maniera automatica una grande quantità di dati. “Tuttavia – sottolinea Cudicio – la vera rivoluzione non è ancora arrivata, la porterà il 5G e la quantità di dati che potremmo raccogliere in tempo reale in streaming sarà immensa. La sfida sarà riuscire a trasformare tali dati in informazione”.

I limiti del cloud per la supply chain

Il cloud fornisce un’adeguata potenza di calcolo per elaborare la grande mole di dati fornita attraverso il 5G, rendendo disponibili risorse virtualmente illimitate.

Tuttavia, il presidente di Stesi evidenzia come per i sistemi operazionali come CRM o ERP, i tempi di risposta sono importanti ma non vitali, mentre in produzione e in logistica non si possono avere né tempi di latenza né interruzioni di servizio. Questo significa che le architetture devono essere fault tolerant. “Oggi nella gran parte del territorio italiano non è possibile avere un’infrastruttura tecnologica a cui sono garantiti la continuità di servizio e tempi di risposta in real time – dice Cudicio –. Così per tutta la parte di big data utilizziamo in maniera massiva l’architettura cloud, ma per le applicazioni core ovvero quelle che sovrintendono all’esecuzione dei processi negli stabilimenti raccomandiamo ancora l’impiego di architetture on premise ridondanti”.

L’architettura software di Stesi è comunque già pronta. L’azienda ha già rilasciato un prodotto che gira completamente in cloud per impianti non particolarmente complessi, mentre nel caso di impianti critici raccomanda ancora il ricorso all’installazione locale.

Come Stesi accelera la transizione delle PMI

Negli anni, l’azienda veneta ha sviluppato un’importante esperienza, sia dal punto di vista tecnologico sia di processo, con le imprese medie e grandi. Ora intende mettere tale esperienza a disposizione delle realtà di più piccole dimensioni, adeguandola alle loro necessità. “Le PMI sono ecosistemi che hanno bisogno di flessibilità, di poter cambiare i processi molto rapidamente e dove le persone hanno più ruoli – evidenzia Cudicio –. Non può perciò essere valido lo stesso modello usato per la grande impresa dove invece occorre rigidità e una chiara definizione dei processi. Il modello deve essere adattato a una diversa realtà”.

Un esempio arriva da SilvaGo, la suite per la supply chain sviluppata da Stesi. L’azienda ha “ritagliato” le funzionalità di base che reputa necessarie e sufficienti per un impianto per la piccola-media impresa per proporre la suite a un prezzo competitivo. “Lo facciamo per poter consentire l’investimento anche alle PMI.”, precisa Cudicio.

Nella visione di Stesi, tra i settori più sensibili al valore della supply chain nella transizione all’Industria 4.0 c’è il metalmeccanico che è rimasto un po’ fermo dal punto di vista della logistica. “Ha investito molto nella produzione – afferma Cudicio –, ma adesso sta diventando d’attualità il tema della tracciabilità per lotto, dei serial numbers, delle istruzioni di montaggio. Molto attivi sono poi i settori degli imballi di carta e della plastica dove c’è necessità di muovere tante unità di carico senza fare picking. In grande fermento sono infine i trasporti, che stanno cambiando pelle: si stanno trasformando da trasportatori a fornitori di servizi di logistica integrata”.
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Elisa Pincelli
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