Hilti Point of View

PNRR: una sfida di performance, tempo e competenze per il cambiamento del sistema-paese

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un’indubbia opportunità per l’Italia ma, soprattutto per le tante infrastrutture da portare a termine, deve fare i conti con la capacità realizzativa. La seconda edizione dell’Infrastructure Academy di Hilti ha affrontato questo tema. Ecco che cosa è emerso

Pubblicato il 17 Gen 2024

Immagine da Shutterstock

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è al centro del cambiamento che il nostro sistema-paese è chiamato ad affrontare nei prossimi anni. Non c’è ambito economico e sociale che non sarà toccato grazie ai 191,6 miliardi di euro previsti nel Piano, a cui su aggiungono i 13 miliardi del Fondo React EU e altri 30,6 miliardi provenienti dal Fondo nazionale complementare. Se le risorse sono enormi, la vera sfida si gioca sulle performance, non tanto sulla spesa. L’ha ricordato Fabrizio Penna, Capo Dipartimento Unità di Missione per il PNRR del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, intervenendo alla seconda edizione dell’Infrastructure Academy. L’appuntamento, organizzato da Hilti Italia in partnership con AIS (Associazione Infrastrutture Sostenibili), è stata un’occasione per mettere attorno a un tavolo i protagonisti che, nella catena del valore del mercato delle infrastrutture, hanno funzioni rilevanti. Dalle concessionarie alle grandi società di ingegneria, dai general contractor alle associazioni di settore, fino alle società di consulenza. Tra questi protagonisti, il Gruppo Hilti ricopre un ruolo di primo piano in veste di fornitore di prodotti, sistemi, software e servizi tecnologicamente all’avanguardia a favore dell’industria mondiale delle costruzioni e dell’energia.

Tempo e competenze: fattori chiave per il successo del PNRR

Insieme alle risorse, possiamo contare su un ulteriore elemento determinante, ovvero il tempo. “È la prima volta – afferma Marco Zanchi, National Trade Marketing Manager di Hilti Italia – che abbiamo un piano con un orizzonte temporale ben definito, cioè il 2026”.

Foto di Marco Zanchi, National Trade Marketing Manager di Hilti Italia
Marco Zanchi, National Trade Marketing Manager di Hilti Italia

Il che non significa che si riuscirà davvero a fare tutto ciò che è contemplato nel PNRR entro i prossimi 3 anni. Le variabili dipendono da fattori endogeni, locali e nazionali, ma anche dal contesto internazionale e dalla stabilità geopolitica globale resa incerta da conflitti come quello in Ucraina e Israele.

L’ultimo rapporto Cresme, nell’evidenziare che il comparto delle infrastrutture sarà trainante negli anni a venire, rimarca il fatto che la sfida delle opere pubbliche, che dovrebbero continuare a crescere sino al 2027, si focalizza sulla capacità realizzativa. A fare la differenza saranno le competenze. Sempre secondo il rapporto Cresme è utile menzionare che “[…] le tensioni internazionali sul piano geo-politico e su quello economico disegnano un 2024 caratterizzato da forti elementi di rischio e incertezza e determinano significative contrazioni sulle stime della crescita mondiale […] in Italia dopo il biennio 2021-2022 il problema della crescita debole e del debito forte tornano a caratterizzare uno scenario economico difficile facendo riemergere le nostre criticità strutturali. E in questo scenario stanno cambiando, anzi sono già cambiate le condizioni del settore delle costruzioni”.

“Il PNRR influirà sull’occupazione non solo creando nuovi posti di lavoro, ma generando opportunità per settori che non sono mai esistiti prima” sottolinea Zanchi. In particolare, “ci saranno richieste di figure ad hoc per settori specifici che si riferiscono alla transizione verde, alla digitalizzazione e soprattutto ci sarà una naturale promozione di nuove competenze per coprire ruoli per i quali servono nuove skill o skill già esistenti da rivedere”. E questo vale anche per un settore, come quello delle costruzioni, storicamente con i più bassi livelli di produttività se lo si paragona ad altri e in cui la digitalizzazione è arrivata soltanto di recente. “È qui che ci inseriamo noi. Oltre a essere storici fornitori di utensili da cantiere, portiamo soluzioni integrate a tutto tondo per coprire i bisogni quotidiani del cliente”.

L’innovazione possibile nel settore delle costruzioni

Un esempio di questa vocazione innovativa arriva dalla recente acquisizione, da parte di Hilti, di Fieldwire, startup americana che ha sviluppato un software per la gestione efficace del cantiere. Ma le tecnologie abilitanti sono soltanto una delle leve della digital transformation. “Non va dimenticato il pilastro della diversità e dell’inclusione per cercare di avere una forza lavoro sempre più mixata ed eterogenea ai fini di un rinnovamento delle competenze e dei background. Quelli più ‘digitali’ possono influenzare in maniera benefica il comparto, specialmente se hanno la capacità di adattarsi. Il nostro settore, infatti, è influenzato sia da fattori locali, che globali. Quindi anche le competenze devono variare velocemente con la stessa celerità con cui cambia la richiesta del settore” afferma in conclusione Marco Zanchi. Lo dimostra la crescente importanza assunta da tecnologie di frontiera come quelle che si riferiscono all’Intelligenza Artificiale. Combinate in particolare con il mondo della sensoristica IoT, consentono di effettuare monitoraggio e manutenzione di ponti, viadotti e gallerie. O, ancora, di efficientare consumi energetici, gestione del traffico, costi operativi ecc. Tutto quello che nell’arco di 30 anni è rimasto immutato nelle tecniche costruttive, da domani potrebbe cambiare. Anzi, lo sta già facendo. Ecco perché servono profili che fino a ieri non esistevano.

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Carmelo Greco

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