Industry 4.0 360 Summit

Transizione 4.0, tra PNNR e nuovi incentivi: la spinta è sempre più per l’integrazione con l’economia circolare

Nel corso della tavola rotonda dell’Industry 4.0 360 Summit, “ Non solo PNRR: politiche e incentivi a supporto di innovazione 4.0 e transizione ecologica” si è parlato delle novità in termini di incentivi che interessano il settore manifatturiero.

16 Mar 2022

Gianluigi Torchiani

Dietro la trasformazione digitale del settore manifatturiero che va sotto la sigla 4.0, non bisogna certo nasconderlo, ci sono sempre stati tutta una serie di incentivi (a partire dal primo programma Industria 4.0) che hanno spinto le imprese ad acquistare tecnologie capaci di cambiare processi produttivi e modelli di business. Incentivi diretti e indiretti esistono ancora oggi ma, come spesso accade nel nostro Paese, sono sottoposti a continui mutamenti, nonché a interpretazioni che ne cambiano parecchio il senso e possono agevolare o mandare in crisi i business plan delle imprese. Della situazione attuale degli strumenti di incentivazione si è parlato in occasione di una apposita tavola rotonda nell’ambito dell’Industry 4.0 360 Summit, denominata “ Non solo PNRR: politiche e incentivi a supporto di innovazione 4.0 e transizione ecologica” e moderata dal direttore di Innovation Post Franco Canna.

Le novità degli ultimi mesi

Inizialmente, l’attenzione degli interlocutori si è concentrata sulle novità degli ultimi mesi: come ha messo Piergiorgio Zuffi, Direttore commerciale di Innova Finance, un importante cambiamento è arrivato lo scorso 28 febbraio con l’approvazione del cosiddetto Milleproroghe, che ha stabilito che le imprese avranno sei mesi in più (cioè sino a fine 2022) per beneficiare del credito d’imposta nella misura prevista dalla legge di bilancio 2021 per gli investimenti in beni materiali e immateriali ordinari e materiali Industria 4.0 prenotati entro il 31 dicembre 2021.

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Patrick Beriotto, Marketing and Communication Director, Warrant Hub – Tinexta Group, ha invece messo in evidenza come una recente circolare delle Agenzia delle entrate abbia fatto (quasi) chiarezza su un altro tema spinoso, ovvero la distinzione tra cumulabilità e doppio finanziamento (mai possibile). Il primo caso si verifica quando tra due incentivi esiste una sinergia, rendendo quindi la cumulabilità ammissibile per un medesimo progetto, anche se comunque il valore non deve mai superare il 100% del valore del progetto stesso.

Molte cose sono recentemente cambiate anche relativamente alla fiscalità agevolata per la proprietà intellettuale (brevetti, design e modelli): rispetto al regime precedente, che guardava direttamente ai redditi prodotti da questi asset (un’operazione complicata per le piccole impresa senza contabilità industriale), ora invece la normativa fa riferimento ai costi sostenuti in ricerca e sviluppo, che possono poi essere iper ammortizzati nel bilancio fiscale, abbattendo le tasse sugli utili.

Gli effetti del Piano Transizione 4.0

Nel corso della tavola rotonda si è poi discusso naturalmente molto della nuova formulazione del Piano Transizione 4.0, che per molti punti presenta un taglio delle aliquote di tipo lineare “Il piano Transizione 4.0 è stato concepito per sostenere innovazione da quando la si idea a quando la si applica, compresa la formazione connessa. Il credito d’imposta 4.0 per i beni strumentali è stato rinnovato per gli anni 2023/24/25, la prima evidenza è il taglio delle percentuali delle aliquote (fino al 50%), mentre il valore d’investimento è calcolato per il triennio e non per il singolo anno. Quello che non viene prorogato è il credito d’imposta per beni generici, quest’anno stabilito al 6% e poi non più rifinanziato”, ha evidenziato Zuffi. “Il passaggio ai vari strumenti di industria 4.0 è stato comunque salutato con favore dal nostro settore, perché è stato comunque messo in campo uno strumento di attenzione. Per quanto riguarda la diminuzione delle aliquote, noi riteniamo che la transizione 4.0 non possa concludersi nel 2025. La digitalizzazione è un processo che dovrà andare avanti per sempre. E non si potrà continuare a diminuire percentuali di incentivazione. In particolare il credito d’imposta per la formazione è fondamentale: non si può davvero fare trasformazione 4.0, se poi qualcuno non è in grado di utilizzare le macchine che sono state incentivate”, ha evidenziato Alfredo Mariotti, Direttore, UCIMU – Sistemi per Produrre.

Fabrizio Scovenna, Presidente ANIE Automazione, ha invece evidenziato la necessità di allargare il quadro alla transizione ecologica: E’ importante legare gli investimenti nel digitale alla transizione ecologica. Ci sono tanti interventi disponibili, tra cui i tantissimi fondi del PNNR. Forse servirebbe un approccio più strutturato, focalizzandosi su pochi obiettivi più chiari, affinchè le aziende investano nel modo più semplice possibile”. per il finanziamento delle tecnologie a basse emissioni di carbonio, con contributo a fondo perduto al 60%. Tutti bandi che, tra l’altro, sono molto vicini al mercato e non ai laboratori di ricerca. Tanto che, secondo Beriotti “non è più il momento di monitorare le opportunità quanto piuttosto di mettere il progetto al centro e attorno a questo cercare di costruire un adeguato supporto finanziario, perché riteniamo che questa sia fase davvero cruciale. Non basta dunque guardare solo al contributo, ma bisogna anche cercare di trovare informazioni utili per la propria strategia”.

Non solo PNNR

Proprio sul tema della contaminazione tra temi della transizione digitale ed ecologica, le normative sembrano andare in questa direzione, dal momento che le tecnologie che servono ad abilitare economia circolare sono le stesse della transizione digitale. Un nuovo scaglione approvato a fine gennaio prevede che se si attuano investimenti che vanno verso la transizione ecologica si può avere diritto a un credito d’imposta ulteriore del 5%.

Lo stesso PNNR, come noto mette tantissimi fondi per la sostenibilità, che potranno essere recuperati dalle imprese. Tra questi 500 milioni di euro entro il 2024 per la meccanizzazione settore agricolo, altrettanti per la realizzazione di 10 hydrogen valley entro 2023, ecc. A proposito di PNNR, è chiaro che le dimensioni di questa dotazione rischiano di oscurare tutte le altre opportunità a disposizione delle imprese che, però, non vanno per nulla trascurate. Esistono fondi europei diretti come Horizon Europe, con più di 95 miliardi, altri strumenti meno conosciuti come l’Innovation fund (25 miliardi) e molti altri ancora.

Le conseguenze della guerra e del caro energia

Tutti fondi che oggi servono più che mai alle imprese industriali, considerate anche le nuvole oscure che si vedono all’orizzonte, tra guerra russo-ucraina e il rincaro dei prezzi dell’energia: “Nel 2021 avevamo avuto una crescita del 22%, con un portafoglio ordine di 6 miliardi, questo però rischia di naufragare con le attuali incertezze. Prevedevamo una crescita ulteriore della domanda del 12%, con numeri superiori a quelli 2018, che era stato il migliore anno per le macchine utensili in Italia. Le situazioni attuali che potrebbero rendere più difficile la situazione, a partire dall’incremento notevole dei costi energetici: molti nostri clienti sono energivori, dunque potrebbero esserci delle inevitabili ripercussioni sul nostro business. Ci sono poi anche delle materie prime che stanno diventando difficilmente reperibili”, evidenzia il direttore generale di Ucimu.

Sulla stessa linea è anche il presidente di Anie Automazione: “Dovremmo chiudere il 2021 con una crescita del 22%, sono andati bene tutti i costruttori di macchine, con crescite per meccatronica, software, connettività e reti. C’era grande entusiasmo per il 2022, ma ora abbiamo di fronte una serie di elementi negativi. Il caro energia rischia di pesante per le piccole imprese, la guerra può provocare un calo dell’export verso la Russia, che però dal 2014 si era sostanzialmente dimezzato. C’è però il rischio di un problema maggiore sulle materie prime: Russia e Ucraina hanno quote su materie prime importanti, come nichel, cobalto, palladio (che serve per fare chip), gas neon, dunque la scarsità di componenti elettronici – di cui abbiamo già sofferto nei mesi scorsi – potrebbe ulteriormente aggravarsi”.

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Gianluigi Torchiani

Cagliaritano trapiantato a Milano, in dieci anni ha scritto di qualsiasi argomento. Papà, un passato in canoa olimpica e un presente nel calcetto. Patito di classic rock. Redattore Gruppo Digital 360

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