La servitizzazione gioca a favore della sostenibilità - Industry 4 Business

Sostenibilità

La servitizzazione gioca a favore della sostenibilità

Il cliente non compra il prodotto, ma paga per l’uso effettivo che ne fa, riducendo al minimo gli sprechi; la proprietà del bene rimane in capo al fornitore che ha interesse a prolungarne la durata e renderlo facilmente riutilizzabile e/o riciclabile anche dopo essere stato usato. Ne derivano benefici non solo economici, ma anche ambientali, poiché viene diminuito il consumo di risorse

05 Feb 2021

Alessandra Gruppi

Servitization Manager certificato CEPAS-BV

L’emergenza sanitaria Covid-19 ha rivoluzionato le nostre vite sotto molti aspetti, cambiando percezioni e priorità e facendone nascere di nuove. Le aziende hanno dovuto affrontare nuove sfide e scoperto nuovi paradigmi organizzativi. Per rimanere attive e preservare la continuità del business hanno dovuto rivedere piani, strategie e il modo di interagire con i vari stakeholder. Se prima dell’esplosione della pandemia la maggior parte delle imprese era concentrata soprattutto sui ricavi e sulla crescita del business, la crisi ha insegnato, invece, quanto siano importanti la flessibilità, la resilienza e la sostenibilità nel suo senso più ampio, che include le persone, il pianeta e i profitti. Per reagire alla crisi e prepararsi alla ripresa, le aziende devono incrementare gli investimenti per favorire la trasformazione digitale. La servitizzazione può andare d’accordo con la sostenibilità?

La servitizzazione può favorire la sostenibilità?

Le aziende manifatturiere come possono andare incontro ai cambiamenti del mercato e alle mutevoli esigenze dei clienti raggiungendo, al contempo, la sostenibilità? Uno dei modi può essere quello di adottare il modello della servitizzazione. La servitizzazione nasce con l’intento di porre il cliente al centro, cercando di capire i suoi bisogni attuali e intercettare quelli futuri, per soddisfare le sue esigenze nel migliore dei modi e instaurare un rapporto di fiducia che rimanga solido nel tempo.

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Con la servitizzazione, il cliente non compra un prodotto, ma paga per l’uso effettivo che ne fa riducendo al minimo gli sprechi, mentre la proprietà del bene rimane in capo al fornitore che ha tutto l’interesse a prolungare la durata del prodotto e renderlo facilmente riutilizzabile e/o riciclabile anche dopo essere stato usato. Il fornitore si impegna anche a far funzionare sempre ogni soluzione con la massima efficienza, funzionalità e produttività.

Da questo ne derivano benefici non solo economici, ma anche ambientali dato che viene diminuito il consumo di risorse impiegate, vengono privilegiati l’utilizzo di risorse rinnovabili ed ecocompatibili e viene intensificato l’uso dei beni.

Un esempio è offerto da Philips che non vende più lampadine all’aeroporto di Schiphol di Amsterdam ma luce. L’aeroporto paga la luce che utilizza, mentre Philips rimane proprietaria di tutti i dispositivi e le installazioni ed è responsabile delle prestazioni. L’aeroporto, utilizzando le nuove lampade a Led ad alta efficienza energetica ha potuto beneficiare di una riduzione del 50% del consumo di elettricità.

Teniamo a mente che i servizi sono per loro natura fattori dematerializzati, e venderli attraverso la servitizzazione è un modo per limitare l’uso di risorse fisiche e diminuire gli impatti ambientali.

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La servitizzazione per una produzione sostenibile

Le strategie competitive incentrate esclusivamente sull’utilizzo di risorse non rinnovabili non sono più praticabili negli ambienti di produzione odierni. È necessario uno spostamento verso modelli di business basati sull’innovazione che consentano alle aziende di conquistare un vantaggio competitivo più solido e di lungo periodo e garantire la creazione di un valore sociale, oltre che economico.

A questo proposito è utile segnalare un interessante congresso che si terrà il prossimo novembre a Malaga in Spagna. Questa edizione della Conferenza internazionale sulla servitizzazione delle imprese (ICBS 2020-2021), posticipata al 9 novembre 2021 a causa della pandemia da Covid-19, mira a discutere quali sono le sfide e le opportunità per lo sviluppo sostenibile delle imprese manifatturiere e in che modo la servitizzazione possa contribuire a raggiungere sistemi di produzione sostenibili.

La servitizzazione richiede alle aziende di rivedere le proprie strategie organizzative e competitive, privilegiando la vendita del servizio legato al prodotto piuttosto che la vendita del prodotto stesso. In questo senso il servizio non è più un costo aggiuntivo, ma un elemento in grado di limitare il consumo di risorse, oltre che essere un fattore chiave per la digitalizzazione.

Cosa si intende per sostenibilità

Chiedete a chiunque di definire la sostenibilità e probabilmente otterrete ogni volta una risposta diversa. Mentre alcuni si concentrano solo sul lato ambientale, altri includono economia, comunità, infrastrutture e salute. Ad esempio, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite comprendono gli obiettivi ambientali come l’energia pulita e l’azione per il clima, nonché obiettivi per la crescita economica, la fame, la povertà, la salute, l’istruzione, l’uguaglianza, la pace e la giustizia.

Se cerchiamo su Wikipedia troviamo questa definizione “La sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente. In ambito ambientale, economico e sociale, essa è il processo di cambiamento nel quale lo sfruttamento delle risorse, il piano degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e le modifiche istituzionali sono tutti in sintonia e valorizzano il potenziale attuale e futuro al fine di far fronte ai bisogni e alle aspirazioni dell’uomo”.

Riprendendo la teoria delle Triple Bottom Line si può affermare che l’impresa, per generare risultati ed avere un vantaggio competitivo nel medio e lungo periodo, deve integrare nella propria strategia tre elementi: profitto, pianeta e persone.

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Un cambio di paradigma: la sostenibilità come opportunità

La pandemia ha aumentato la sensibilità e la preoccupazione di ognuno di noi verso i temi ambientali e ci ha reso più consapevoli della necessità di agire verso modelli di produzione e consumo diversi. Il consumatore, oggi, guarda con molta più attenzione all’aspetto etico di prodotti e servizi, premia comportamenti sostenibili, prende in considerazione soluzioni eco-friendly.

L’attenzione all’ambiente non è solo un dovere sociale, ma anche un fattore decisivo per la strategia e il business delle aziende. Adottare misure per ridurre gli sprechi e minimizzare il consumo di nuove risorse e la creazione di rifiuti, prolungando il ciclo di vita dei prodotti o trasformandoli dopo l’utilizzo, si può trasformare in una grande opportunità per l’impresa non solo per migliorare l’immagine e la reputazione della stessa, ma per favorire l’innovazione, ottimizzare la filiera, ridurre i costi e per migliorare i margini… perché si sa, tutti gli sprechi rappresentano un costo per l’azienda!

Gli effetti della servitizzazione si possono riscontrare, dunque, anche nell’ambiente e con delle policy adeguate si riescono a ridurre gli impatti ambientali derivanti da produzioni e consumi poco sostenibili.

La necessità di un’economia sostenibile

L’aumento della popolazione mondiale e la continua crescita economica stanno determinando una crescente domanda di risorse naturali e un incremento della produzione globale dei rifiuti con conseguente necessità di smaltire gli stessi. Attualmente la domanda annuale di risorse utilizzate è superiore di un terzo a quanto la Terra riesce a generarne ogni anno. Entro il 2030 il divario globale tra domanda e offerta idrica potrebbe raggiungere il 40%. Il consumo globale di energia dovrebbe invece quasi raddoppiare entro il 2050. Nel 2019 sono stati prodotti nel mondo 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un aumento del 21% in soli cinque anni.

Tutti noi, quindi, siamo chiamati a collaborare per far fronte ai cambiamenti climatici e garantire un futuro sostenibile alle generazioni future. Alle imprese, indipendentemente dalle dimensioni e dal settore, viene chiesta una maggiore consapevolezza del proprio ruolo economico e sociale e dell’impatto ambientale delle proprie attività. Ai cittadini di contribuire significativamente con l’adozione di piccole pratiche quotidiane per tutelare la comunità e l’ambiente.

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