Sostenibilità by Design: una svolta per l’ambiente e nuove opportunità per l’industria - Industry 4 Business

Trasformazione industriale

Sostenibilità by Design: una svolta per l’ambiente e nuove opportunità per l’industria

Come affrontare la sfida del passaggio da un modello industriale che utilizza e consuma risorse a un modello che le trasforma? Con una innovazione digitale che permette di riconcepire, in funzione (anche) degli obiettivi di sostenibilità, la progettazione, la produzione dei prodotti, le modalità di utilizzo e di ingaggio con i clienti e permette di aprire nuovi percorsi di sviluppo per le imprese e nuovi modelli di business. Il confronto sul palco di Var Group con Elio Radice, Head of Digital Process Engineering, Var Group, Paolo Mancini, CEO Mancini Group & Founder FV Frangivento, Fabio Massimo Marchetti, Head of Digital Industries, Var Group, Neri Barletti, IT Manager, Magis, Paolo Canepa, Partner Sales Account Manager EMEA Territories, Intel, Fabio Falaschi, Head of Business & Industry Solutions, Var Group, Giampiero Savorelli, Managing Director, HP Italy

30 Set 2021

Mauro Bellini

Direttore Responsabile

Sostenibilità by design: da dove arriva e perché è importante

Per il mondo industriale e per il manifatturiero in particolare, le sfide legate alla sostenibilità hanno un valore speciale. Se è vero che siamo davanti a una trasformazione profonda che investe prima di tutto noi come cittadini e come consumatori tanto nel privato quanto nel pubblico, è anche vero che per il mondo dell’industria questa sfida vale un po’ di più. Il rapporto con l’ambiente è in larghissima misura determinato dalle nostre scelte legate ai prodotti, al modo in cui vengono realizzati, al modo in cui arrivano nelle nostre case o al modo in cui li utilizziamo. La capacità di trasformazione dei prodotti e dei sistemi di produzione consegna al mondo dell’industria una grande responsabilità sui temi ambientali e sociali, ma allo stesso tempo, mette a disposizione altrettante e straordinarie opportunità di sviluppo. Opportunità che, come è stato ben raccontato, nel corso dell’evento Var Group dedicato agli Equilibri Sostenibili si possono concretizzare nel momento in cui si mette in diretta relazione la trasformazione digitale e la sustainability transformation. Ed è proprio nella capacità di gestire insieme digitale e sostenibilità che il mondo industriale può dare quella spinta in più che fa la differenza.

Industria 4.0 e interconnessione come presupposti della sostenibilità by design

Come osserva Fabio Massimo Marchetti, Head of Digital Industries, Var Group i valori dell’Industria 4.0 e il patrimonio di opportunità che si aprono nel momento in cui si lavora sul concetto dell’interconnessione permettono di fare un vero e proprio salto di qualità che mette d’accordo sostenibilità e business, due temi che non possono viaggiare separati, come ormai è chiaro. E come spiegare o rappresentare questa prospettiva in due parole? Semplice: Sostenibilità by design. Una prospettiva che il digitale ha messo alla nostra portata e che, come è stato più volte sottolineato con un forte “Time is Now”, è proprio il momento di passare dalla teoria all’azione. Perché non va trascurato, come ricorda e sottolinea Marchetti, che questa strada apre le porte a nuovi servizi, nuovi modelli di business e in definitiva a nuove forme di competitività.

Il tema di una innovazione che pensando all’ambiente fa bene anche al business è da tempo al centro di discussioni e analisi come affrontato nell’ambito del servizio Sostenibilità sostenibile: ecco come l’ESG si mette al servizio della competitività

Sostenibilità by design come asset per un percorso verso l’ESG

Il tempo purtroppo non gioca a nostro favore: l’Earth Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui si sono consumate tutte le risorse rinnovabili che il pianeta è in grado di rigenerare, nel 1990 è arrivato il 10 ottobre, quest’anno lo abbiamo superato il 29 luglio. Questo significa che dall’estate utilizziamo risorse che sono destinate ad esaurirsi. Ora la domanda che ben conosciamo e che è al centro di tanti segnali d’allarme è come possiamo riportare “indietro” l’orologio della sostenibilità?  E come possiamo tornare a utilizzare solo le risorse che si possono rigenerare? E, non ultimo, come possiamo realizzare questa trasformazione senza perdere occasioni di sviluppo e anzi trovandone di nuove?

Appare evidente la forza del legame tra sostenibilità ed economia, ma appare anche evidente che rispetto al passato questo legame può essere affrontato non più solo con un “gioco di rimessa” ovvero cercando di “correggere a valle” gli effetti di un modello basato sul consumo di risorse, ma si deve ripensare a monte in fase di progettazione, di modo che tutti possano contribuire a ricostruire un modello basato sulla trasformazione delle risorse. È la sostenibilità by design, che grazie al digitale permette non solo di progettare prodotti prendendo in considerazione già nella fase di progettazione tutti i fattori che ne determinano anche l’impatto ambientale, simulandolo lungo tutto il ciclo di vita e verificando e pianificando un processo di produzione e gestione delle risorse che sia a sua volta pensato per rispondere a criteri di sostenibilità.

Non deve più essere necessario rincorrere i prodotti e fine ciclo di vita per recuperarli dalle varie forme di “spazzatura” ma si può programmare, con il coinvolgimento di tutti gli attori: i consumatori, i canali di vendita, le imprese specializzate nel recupero dei materiali, un modello che rimette in gioco le risorse che hanno contribuito a far vivere quel prodotto per trasformarle in una nuova forma di valore. Il tutto, questo è il punto rispetto al passato, a costi a loro volta sostenibili. Un recupero di prodotti e materiali che pesa sulla collettività è una soluzione che non può durare, che non risponde a criteri di sostenibilità. In altre parole la sostenibilità è efficace solo se è anche economicamente sostenibile.

E una spinta potente a questa trasformazione, oltre che dalla domanda sempre più forte e diffusa dei consumatori arriva anche dal mondo della finanza e dalle istituzioni. Il “Company Purpose” delle imprese è sempre più vicino ai temi della responsabilità sociale e ambientale sulla spinta del fenomeno ESG, Environmental, Social e Governance, ovvero dalla dimostrazione (grazie ai dati e al digitale) che le imprese più virtuose in relazione al rapporto con l’ambiente, con i territori, con la gestione etica, inclusiva e responsabile, sono anche le imprese che affrontano meglio le turbolenze del mercato e che si dimostrano più performanti dal punto di vista dei risultati. E torniamo al punto: i risultati a beneficio dell’ambiente sono risultati che fanno bene al business.

La finanza lo ha capito: le imprese virtuose dal punto di vista ambientale e sociale trovano maggiori consensi presso gli investitori e ricevono, solo per fare due esempi, finanziamenti a tassi più bassi. Ma va anche detto che nessuna azienda è un’isola e nessuno può fare tutto da solo: per raggiungere obiettivi di sostenibilità occorre fare squadra. Le logiche di una sustainability by design così come quelle dell’ESG portano benefici solo se si applicano a livello di supply chain, e quindi se tutti gli stakeholder delle aziende, se tutta la rete dei fornitori e dei partner è coinvolta e se condivide, grazie al digitale, la stessa capacità e volontà di trasformazione.

Un rapporto sempre più diretto tra sostenibilità e digitale

E qui occorre tornare ad evidenziare il rapporto diretto tra sostenibilità e digitale. La sostenibilità incide direttamente sulla competitività delle imprese. Un prodotto o un servizio sono competitivi sul mercato se sono sostenibili, e se certificano, grazie ai dati, la responsabilità di tutte le imprese coinvolte verso l’ambiente, le persone e i territori. La realizzazione di prodotti più sostenibili con processi di progettazione e produzione a loro volta più sostenibili è a sua volta direttamente collegata alla diffusione e alla implementazione di logiche di progettazione, di produzione e di gestione dei prodotti di tipo 4.0.

Con il digitale stiamo vivendo una grande accelerazione che permette anche ad aziende di piccole dimensioni di progettare prodotti che un tempo non sarebbero stati alla loro portata. Vediamo quali sono le tecnologie e le soluzioni che permettono di portare questa innovazione al servizio della progettazione e che consentono di pensare prodotti che siano nativamente sostenibili che siano pensati per avere rispetto dell’ambiente, della sicurezza delle persone e ovviamente anche per permettere alle aziende di trovare nuove forme di competitività.

Radice, Var Group: il ruolo della progettazione nella sostenibilità by design

Elio Radice, Head of Digital Process Engineering, Var Group

Elio Radice, Head of Digital Process Engineering, Var Group sottolinea che oggi è sempre più importante raccogliere tutte le conoscenze presenti in azienda, che in buona parte sono ancora legate all’esperienza di alcune risorse chiave, per poi codificarle all’interno di processi di progettazione definiti. Ma occorre anche sapere che per attuare modelli che vanno nella direzione della sostenibilità by design possiamo disporre di soluzioni che permettono alle imprese manifatturiere di gestire per intero il ciclo di vita dei prodotti, dalla loro progettazione, alla produzione sino al recupero dei componenti. Se a questo si aggiunge la prospettiva aperta dai digital twin si possono ridurre i tempi di progettazione e testing e di simulazione del funzionamento prima ancora di creare il prototipo fisico. I benefici sono evidenti e si traducono in un saving importante in termini di risorse e di tempo.

Radice tiene poi a sottolineare che queste tecnologie di progettazione consentono ad aziende innovative con imprenditori dotati di visione di competere in segmenti di mercato prima inaccessibili, e permettono di accelerare anche le logiche di go to market aggiungendo un nuovo valore ai temi della competitività.

Mancini, FV Frangivento: innovazione, qualità e velocità

E un esempio arriva da una impresa e da un prodotto che ha tutti i contorni di una sfida speciale. La testimonianza (in video) di Paolo Mancini, CEO Mancini Group & Founder FV Frangivento che racconta come grazie alle tecnologie digitali ha accorciato i tempi di progettazione e realizzazione di una vettura supercar destinata a competere con brand che sono un autentico riferimento del Made in Italy.

Accorciare i tempi di progettazione e di produzione da una parte e contare su una visione del prodotto e delle sue possibilità che è ancora più ampia e completa consente di creare qualcosa di speciale in tempi e in modalità che nel passato anche molto recente erano inimmaginabili. Il grande salto di qualità sta anche nel fatto che tutto questo è possibile, grazie al digitale, anche ad aziende di minori dimensioni, anche ad aziende giovani. Ma certamente non devono mancare gli ingredienti essenziali che il digitale permette di aumentare, amplificare, aumentare e valorizzare vale a dire le competenze, la creatività, il design, la conoscenza e forse, in un settore come l’automotive anche la passione e la competitività.

Paolo Mancini, CEO Mancini Group & Founder FV Frangivento

Marchetti, Var Group: una sostenibilità by design che parte dalla maturità delle aziende

Sembra banale ma per raggiungere qualunque obiettivo, soprattutto quelli più ambiziosi, è necessario aver ben chiaro “da dove si parte”. E in termini di digital transformation, come osserva Fabio Massimo Marchetti, è fondamentale misurare e avere ben chiaro il livello di maturità delle aziende. La convergenza tra accelerazione dell’economia, disponibilità di risorse e fondi per rimodellare i processi industriali alza il livello delle sfide che abbiamo davanti per la valorizzazione del Made in Italy e le trasformano in una straordinaria opportunità per le aziende industriali che trovano nella capacità di sfruttare la digitalizzazione una fondamentale leva di cambiamento.

Fabio Massimo Marchetti, Head of Digital Industries, Var Group

Ma davanti a “Time is Now”, come è stato più volte ripetuto, occorre superare l’approccio tattico del passato, che ha visto un utilizzo dei fondi principalmente per il rinnovo delle tecnologie produttive. Adesso serve una visione strategica, di revisione complessiva del modo di essere azienda, con percorsi di digitalizzazione che permettano un’adozione estesa dei nuovi paradigmi industriali come l’Industria 4.0 e che sappiano sfruttare la disponibilità e la gestione dei dati, per la creazione di nuovi modelli di business e, appunto, per raggiungere (in fretta, come viene costantemente richiesto n.d.r.) anche gli obiettivi di sostenibilità.

Assessment della maturità digitale dunque, come punto di partenza per un approccio strategico e come mappa di una roadmap capace di identificare le aree di intervento, le priorità, le attività e le tecnologie necessarie al fine di raggiungere obiettivi di business e di sostenibilità. Senza dimenticare, pragmaticamente, che la roadmap permette, inoltre, di verificare tutti i possibili incentivi e meccanismi di finanza agevolata da associare ad ogni singolo step in modo da rispondere “by design” anche a un percorso di ritorno degli investimenti.

Se si entra nel merito del “Come” ecco che i punti da connettere in questo disegno attengono all’efficacia produttiva, che arriva dalla riconfigurazione automatica degli impianti; dai dati di monitoraggio generati dai sistemi 4.0, che portano qualità e di controllo di processo; dai modelli predittivi, dalla riduzione degli sprechi nell’uso di materie prime, nei consumi energetici e nelle attività di rilavorazione. C’è poi il grande tema degli skill che spostano l’attenzione sull’uso dei dati creando un nuovo spazio di inclusione sociale permettendo di garantire nuove forme di sicurezza. (E Var Group è tra l’altro impegnata nel progetto di responsabilità sociale, formazione e inclusione Al Lavoro 4.0 n.d.r.).

Barletti, Magis: aziende come miniere di dati da trasformare in valore e sostenibilità

Neri Barletti, IT Manager di Magis nel ripercorrere il ruolo del digitale sottolinea come le imprese siano delle vere e proprie miniere di informazioni. Dati che sono però spesso e volentieri dispersi, dislocati in tanti luoghi diversi. La trasformazione digitale deve essere prima di tutto una trasformazione di questa ricchezza nascosta in valore. Portare a fattor comune i dati che l’azienda produce significa generare nuovo valore, così come accade per il valore dei prodotti.

Se dal MRP (Material Requirement Planning) si generano ordini di produzione che che vengono messi a disposizione direttamente a bordo macchina delle linee produttive, con tutte le note necessarie alla produzione, si può arrivare ad accoppiare ciascuna commessa alla migliore “ricetta” per settare la macchina su uno specifico prodotto. Nello stesso tempo, si possono leggere i dati dalle macchine per disporre di quelle informazioni che consentono di capire che un determinato prodotto si produce al meglio con una temperatura diversa da quella inizialmente prevista. Ecco la “parola magica”: conoscenza, un valore che permette poi di agire sulla programmazione per produrre meglio, per anticipare i problemi, per gestire i consumi, per migliorare il lavoro e la qualità della vita di chi utilizza i prodotti e di chi li produce.

Neri Barletti, IT Manager, Magis

E quello delle persone è un tema speciale. Si parla tanto giustamente di riduzione degli sprechi, ma nelle aziende non ci sono solo gli sprechi di risorse fisiche come le materie prime, ci sono anche gli sprechi di tempo delle risorse umane. Questi aspetti, grazie anche allo Smart Working, a cui tutti siamo stati costretti nell’ultimo anno, sono venuti prepotentemente alla luce, sono stati analizzati e conosciuti e ci sono adesso tutte le condizioni per gestire anche il lavoro con una reale attenzione alle persone.

Canepa, Intel: trasformazione sì, ma con sicurezza by design

In questo percorso della sostenibilità by design, va chiaramente sottolineato che non ci può essere una trasformazione senza una sicurezza adeguata ed è necessario entrare in uno scenario tecnologico e organizzativo che permetta di avvicinarsi a una security by design. Per Paolo Canepa, Partner Sales Account Manager EMEA Territories, Intel si vive uno contesto nel quale i dati sono un grande valore e proprio per questo sono anche un obiettivo sempre più interessante per la criminalità digitale.

Quando i dati rischiano di diventare dei “prigionieri digitali”, si possono creare condizioni che mettono sotto scacco le aziende, che comportano danni anche molto gravi come il blocco della produzione o di tutte le attività in generale, o che colpiscono in modo molto grave anche l’immagine delle aziende. Gli attacchi purtroppo sono sempre più raffinati, la posta in gioco è molto alta e non è facile proteggersi: occorre controllo, aggiornamenti continui, grande attenzione alla formazione del personale.

Davanti a tutto questo si avverte la necessità di un supporto più forte da parte della tecnologia.  E qui si colloca l’impegno con cui Intel ha voluto mettere a disposizione della sicurezza una tecnologia in grado di analizzare e valutare i processi software attivi, anche quelli nascosti, per disporre di una conoscenza dettagliata di tutto ciò che viene eseguito. Questa conoscenza sempre più precisa permette di intercettare un processo potenzialmente dannoso che non dovrebbe essere presente. Una volta identificato ecco che si può attivare immediatamente l’antivirus per bloccarlo. Siamo così nell’ambito della Intel Threat Detection Technology che permette di alzare il livello di sicurezza grazie all’intelligenza artificiale (il riferimento è alle piattaforme professionali, Intel Vpro / Intel Vpro Evo di undicesima Generazione) per “appoggiare” la trasformazione delle imprese e delle organizzazioni su basi “nativamente” più sicure.

Paolo Canepa, Partner Sales Account Manager EMEA Territories, Intel

Falaschi, Var Group: la sostenibilità by design ha bisogno di un “gioco di squadra”

L’aiuto della tecnologia sui temi della sicurezza è un asset fondamentale nel momento in cui è chiara e diffusa la consapevolezza che la sostenibilità deve coinvolgere tutti e, ad esempio, nel caso di un prodotto e di un’azienda questo significa che tutti gli attori che concorrono al suo sviluppo e alla sua realizzazione e commercializzazione devono condividere gli stessi obiettivi. Un tema questo che ci conduce a considerare la sostenibilità con un fattore chiave per il ripensamento dei processi e delle logiche di integrazione delle supply chain.

Fabio Falaschi Head of Business & Industry Solutions, Var Group ricorda che la sostenibilità è un aspetto sempre più rilevante ed è in grado di orientare le decisioni di acquisto dei consumatori. Le imprese che intraprendono questo percorso hanno benefici importanti (pensiamo ancora una volta alle logiche ESG n.d.r.) e, vedono migliorare la propria reputazione, il proprio posizionamento sul mercato acquisendo maggiori opportunità di partnership. Ma serve farlo con un gioco di squadra perché gli impatti ambientali di un prodotto si accumulano lungo la catena di relazioni interne ed esterne all’azienda, sotto forma di emissioni, rifiuti, gestione di risorse, consumi che accompagnano tutta la catena del valore, dalla gestione delle materie prime, sino al prodotto giunto a fine vita.

Fabio Falaschi, Head of Business & Industry Solutions

Se è dunque fondamentale l’attenzione sul prodotto è altrettanto fondamentale l’attenzione su tutti i processi che portano alla sua realizzazione e agli aspetti che devono essere considerati con sempre maggiore attenzione come le condizioni dei lavoratori, la sicurezza, la salute, la certificazione dei fornitori, la legalità e la trasparenza degli approvvigionamenti. Per arrivare a una vera sostenibilità occorre controllarla e gestirla in tutti questi ambiti e per farlo occorre fare sistema.

Siamo in una sustainability by design con un respiro e una prospettiva da ecosistema in cui ad esempio l’introduzione di policy e protocolli di qualsiasi tipo devono essere considerate, accettate e rispettate dai fornitori e da tutti gli attori coinvolti nel processo. Non solo, è anche necessario contare su KPI comuni in grado di certificare il rispetto dei parametri di filiera, che devono essere misurati e monitorati. Falaschi spiega anche che la transizione verso una “green supply chain” coinvolge aspetti culturali e organizzativi che possono trovare una risposta e una soluzione nella tecnologia. In particolare, l’Internet of things, l’Intelligenza artificiale, la Blockchain sono fondamentali per “misurare e certificare” l’impatto ambientale e sociale di una filiera.

Savorelli, HP, verso la sostenibilità by design con Hybrid Work, servizi e sicurezza

Gioco di squadra dunque a livello di supply chain ma anche capacità di sostenere e supportare aziende che si assumono maggiori responsabilità e che vogliono cogliere nuove opportunità di sviluppo. Giampiero Savorelli, Amministratore delegato HP Italy, evidenzia la necessità di disporre di una visione della trasformazione digitale che si mette al servizio dei clienti e per un provider di innovazione e di tecnologie, questo significa un impegno diretto a fornire soluzioni che possono aumentare la competitività delle imprese e aiutarle a raggiungere, nello stesso tempo, obiettivi di sostenibilità. Nella visione di HP i “pillar” di questo percorso sono fondamentalmente tre e attengono all’Hybrid Work, alla sicurezza e ai servizi.

Giampiero Savorelli, Managing Director, HP Italy

L’Hybrid Work lo dobbiamo interpretare nell’accezione della costruzione di un ambiente ibrido per il lavoro del futuro, una sfida tanto per le organizzazioni quanto per le funzioni IT che devono gestire l’operatività in house e remota, in un perimetro operativo che non è più quello tradizionale e che in queste aree deve garantire la protezione dei dati, dei documenti e naturalmente dei dispositivi. C’è poi un tema di sicurezza che vale tanto per la rete quanto per i dispositivi di lavoro, che richiede la diffusione di una cultura della sicurezza di modo da creare le condizioni per ridurre i fattori di rischio utilizzando in modo appropriato e consapevole tutti i possibili strumenti.  E infine, uno dei fattori che più sono di sostegno alla riduzione dell’impatto ambientale, i servizi. Considerando che cresce il numero dei soggetti che stanno utilizzando le modalità “as a service” si possono amplificare i vantaggi grazie a un’evoluzione nei modelli organizzativi e di fruizione dell’IT. Ma per fare tutto questo servono competenze e una cultura sempre più attenta e rivolta alla gestione delle risorse e alla sostenibilità.

Savorelli sottolinea che l’impegno verso la sostenibilità di HP arriva veramente da molto lontano. In un momento in cui molti rating ESG raccomandano la massima attenzione verso i rischi di green washing, il fatto di aver iniziato a focalizzare l’attenzione sulla sustainability nel lontano nel 1957 vuol dire che è un tema nato in tempi non sospetti e che è parte integrante della cultura aziendale, un valore che è cresciuto con l’azienda stessa. E i punti cardine di questo impegno sono da ricondurre a tre assi: Planet, People, Community. In termini di azioni e iniziative concrete, per HP sostenibilità significa ad esempio una tecnologia progettata per la sostenibilità con utilizzo di componenti ocean bound plastic per i PC, logiche di risparmio energetico sempre più precise, ripensamento del packaging dei prodotti, ma anche processi di filiera che rispettano i protocolli di sostenibilità. Ed questo è forse l’altro punto sul quale è opportuno soffermarsi e che vede HP impegnata in una forte collaborazione con tutti gli stakeholder, anche attraverso programmi specifici come l’Amplify Impact Program: coinvolgimento dunque, e metodo per “giocare” assieme la partita della sostenibilità con la collaborazione e la motivazione di tutti gli attori.

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