Packaging sostenibile: materiali processi produzione - Industry 4 Business

Transizione ecologica

Packaging e sostenibilità: nuovi materiali e nuovi processi di produzione

Il packaging sostenibile è un obiettivo dell’Unione europea entro il 2030. Il mondo dell’industria di settore e delle imprese che fanno eCommerce devono prepararsi alla transizione ecologica, passando a imballaggi eco-compatibili e green. Ecco come

19 Ott 2021

Mirella Castigli

giornalista

Le politiche dell’Unione europea (Ue) puntano a raggiungere il 100% di packaging sostenibile entro il 2030. Ma la scelta di usare imballaggi eco-compatibili, green e circolari non è solo un obiettivo della strategia europea, dal Green Deal alla transizione ecologica del PNRR, per promuovere la protezione dell’ambiente e la transizione ecologica.

La sostenibilità è infatti un volano economico per le aziende, considerato che, secondo l’Harvard Business Review, il 65% dei giovani preferisce comprare prodotti da brand che sostengono la sostenibilità ambientale.

Cosa si intende per packaging sostenibile

Il packaging sostenibile è un imballaggio sviluppato e realizzato in modo tale da ridurre l’impatto ambientale e l’impronta ecologica, senza perdere di vista le sue mission principali: l’imballaggio protegge il contenuto (dalla produzione allo scaffale, fino al consumo) e, allo stesso tempo, informa (grazie a etichette ad hoc, fornisce utili informazioni sul fronte sicurezza e igiene) e attira il consumatore, invogliandolo all’acquisto.

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La sostenibilità associata al packaging significa:

  • innanzitutto, realizzare prodotti che non necessitano di imballaggio aggiuntivo;
  • verificare che i prodotti di dimensioni meno ingombranti possano essere contenuti in packaging flessibili, più leggeri e adatti allo smaltimento nella raccolta differenziata;
  • un imballaggio si definisce eco-compatibile se utilizza materiale riciclato, biodegradabile, proveniente da fonti rinnovabili e il cui eco-design si integri nell’economia circolare.

Perché è importante usare un packaging ecologico

Utilizzare imballaggi sostenibili e green serve a:

  • proteggere il pianeta e la nostra salute;
  • creare valore per l’azienda (brand reputation, fidelizzazione, crescita);
  • migliorare la responsabilità sociale d’impresa generando un incremento delle vendite;
  • rafforzare la fiducia nei clienti e la credibilità del marchio.

Ogni anno gli europei generano 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% viene raccolta per essere riciclata. Inoltre, le materie plastiche costituiscono l’85% dei rifiuti su spiagge e fondali marini. A causa della frantumazione in micro-plastiche, disperse nell’ecosistema e dunque in grado di finire nel ciclo alimentare, nel ciclo dell’acqua e dell’aria, inquinano l’ambiente e hanno effetti tuttora ignoti, ma potenzialmente dannosi, sulla salute umana.

Principi dell'economia circolare

Le aziende che impiegano il packaging sostenibile migliorano la brand reputation e ottengono un ritorno economico.
Inoltre, da una recente indagine pubblicata su Forbes, è emerso che nove leader su dieci sono consapevoli del fatto che i giovani consumatori tendono a ricoprire di critiche le aziende senza un programma di tutela per il pianeta (o che fanno green-washing, fingendo di adottare strategie ambientali, solo per motivi di marketing).

La responsabilità sociale d’impresa genera un incremento delle vendite. Anche nell’eCommerce agroalimentare a livello globale, le aziende che adottano un packaging con materiali innovativi sostenibili traina il boom dello shopping online del food.

Da un’indagine condotta da Smurfit Kappa (produttore del cartone ondulato che ha conquistato l’eCommerce della moda, dove il fashion è sempre più eco-friendly), il 35% degli intervistati afferma che non farebbe shopping da marchi che non utilizzano packaging sostenibile e il 56% dichiara che l’imballaggio sia una cartina di tornasole per fidarsi della sustainability di un brand.

Packaging ecologico, nuovi materiali e tendenze

I fattori che rendono i materiali del packaging sostenibile sono cinque:

  • utilizzo minimalista dei materiali d’imballaggio per ridurre il packaging (peso e volume);
  • drastica riduzione degli strati, i cosiddetti layer del packaging (semplificando lo smaltimento, senza compromettere la sicurezza del contenuto);
  • uso di materiali innovativi (biodegradabili, riciclabili, compostabili), ma che non rinuncino all’estetica per migliorare lo storytelling di un prodotto nella fase di apertura delle scatole, nei video sui social;
  • incremento dell’efficienza energetica nel processo produttivo, utilizzando energia pulita e rinnovabile (riduzione emissione anidride carbonica e di tutti i composti inquinanti);
  • ingresso nell’economia circolare.

I materiali

La plastica è riciclabile, ma purtroppo nove volte su dieci finisce in discarica, solo una frazione viene riciclata. Le aziende devono allora ricorrere a un packaging realizzato in materiali ecologici e sostenibili, a basso impatto ambientale. Dunque se scelgono imballaggi di plastica, devono prediligere una plastica biodegradabile, dal momento che il Pet o Polietilene Tereftalato non lo è (richiede 450 anni per decomporsi) e solo il 31% di questa plastica viene riciclata negli USA.

I materiali utilizzati per rendere il packaging sostenibile:

  • la fibra di legno vergine ottenuta da fonti sostenibili e proveniente da silvicoltura protetta;
  • il cartone ondulato: è il packaging del momento, perché assicura la comodità di apertura di una confezione, offre possibilità di eco-design sofisticati e flessibilità, è personalizzabile (può essere stampato fino a cinque colori per ottimizzare l’identità del brand), riciclabile e biodegradabile, ma vanta il rigoroso certificato Ista (lo standard di Amazon) che ne conferma la robustezza, valorizzando la customer experience grazie alla versatilità delle forme (anche a bauletto);
  • carta, cartoncino e cartone: realizzati in fibre riciclate e/o provenienti da foreste certificate FSC ovvero gestite responsabilmente;
  • imballaggi organici (contenitori a base di funghi coltivati sfruttando gli scarti agricoli; ma anche la pellicola alimentare al chitosano, la protezione di crostacei e insetti; la fibra proteica della “seta della ragnatela” o spider silk eccetera; contenitori in fibra di bagassa, ricavata dalla lavorazione della canna da zucchero; l’innovativo gel OOho, formato da una doppia membrana gelatinosa ricavata da alghe marine e cloruro di calcio);
  • materiali a basso impatto ambientale come il tessuto non tessuto a base di cotone rigenerato;
  • polietilene ad alta densità (HDPE), un polimero termoplastico, che, pur non essendo facilmente degradabile, richiede scarse risorse per essere prodotto e trasportato, utilizzato per produrre barattoli e contenitori rigidi, come flaconi per detersivi o alimenti (utilizzato anche nelle pluriball biodegradabile, realizzato in in polietilene riciclato eco-compatibile): la polimerizzazione dell’etilene a temperatura ambiente, sfruttando soltanto pressione e foto-attivazione, senza altri agenti chimici, è molto promettente sul versante sostenibilità;
  • le bioplastiche: sono in acido polilattico, o PLA, o prodotte da fonti di biomasse rinnovabili, come lipidi e oli vegetali;
  • PHA (o poliidrossilcanoato): polimero temoplastico sintetizzato da diversi tipi di batteri: un polimero promettente arriva dai sottoprodotti di scarto della filiera lattiero-casearia della regione Lombardia;
  • Polimeri bio-ingegnerizzati: polimeri derivanti dalle alghe, compostabili e stampabili con 3D printing;
  • la cellulosa: estratta da polpa di legno sostenibile e da prodotti PEFC, l’unico svantaggio è che può reagire con l’acqua a elevate temperature e ha una shelf-life più breve;
  • materiali ottenuti dal mais, anche se non riutilizzabili;
  • il carbone, derivato dal legno di quercia carbonizzata;
  • leghe metalliche con proprietà anti-batteriche;
  • il vetro, accettato da tutti i sistemi di riciclo;
  • plastica derivante da riciclo chimico.

Le tendenze

Le tendenze nella scelta dei materiali innovativi per il packaging sostenibile sono:

  • l’utilizzo di materiali (come il cartone ondulato) che riducano al minimo gli imballaggi (sia nel peso che nei volumi) senza compromettere le prestazioni complessive e incoraggiano l’upcycling per un riutilizzo creativo;
  • la ricerca di materiali organici, perfino commestibili: non solo per raggiungere l’ambiziosissimo obiettivo del zero waste (rifiuti zero), ma anche donare al packaging anche una nuova estetica green e un’eco-design ricercato, in grado di catturare l’attenzione di consumatori sempre più esigenti, magari attraverso il 3D printing;
  • l’R&D nel campo dei materiali con proprietà anti-batteriche;
  • l’uso dei materiali personalizzabili per rendere più accattivante la customer experience dell’e-commerce;
  • l’introduzione di tecnologie nel packaging riutilizzabile: sensori, etichette Rfid, sistemi Gps, il display che aggiorna gli indirizzi, in modo da agevolare il riuso degli imballaggi;
  • il packaging digitale via QR code: aiuta i brand a comunicare con i consumatori e a combattere la contraffazione (consente ai consumatori di verificare le origini del contenitore, permettendo l’autenticazione del brand; inoltre, aiuta le aziende a comunicare l’impegno dei brand verso la sostenibilità e dà una mano ai consumatori spiegando dove gettare l’imballaggio, una volta finito il prodotto, in modo da favorire il riciclo);
  • l’adozione di criteri di design che aiutino i progettisti del packaging a ridurre l’impatto ambientale;
  • la tendenza del packaging secondario parlante: la diffusione del QR code per aiutare i brand a comunicare con i consumatori e a combattere la contraffazione.
  • il packaging monomateriale: per evitare il dis-assemblamento prima dell’avvio al riciclo
  • il 3D Printing per stampare il packaging con alcuni materiali innovativi
  • l’impiego di nanotecnologie, per migliorare il confezionamento degli alimenti sotto forma di proprietà barriera e meccaniche

Processo di produzione dell’imballaggio ecologico nei diversi settori

Il processo produttivo del packaging sostenibile deve ridurre l’impatto ambientale e l’impronta ecologica, migliorando:

  • il life cycle inventory (LCI), l’analisi di inventario, un processo che quantifica tutti gli input e output; si tratta della fase di data collection dell’analisi del ciclo di vita (LCA);
  • life cycle assessment (LCA), l’analisi del ciclo di vita, standard internazionale che, attraverso un processo iterativo in quattro fasi, calcola i potenziali impatti sull’ambiente e sulla salute umana associati a un bene o a un servizio, a partire dal consumo di risorse e dalle emissioni. Le regole per condurre un’analisi LCA sono definite dalle Norme tecniche internazionali ISO (International Standard Organization) 14040 e 14044.

Il processo produttivo di packaging sostenibile passa per la scelta del design, la scelta dei materiali (soprattutto innovativi), il processo di manufacturing vero e proprio e il ciclo di vita:

  • Cradle to Cradle design o design rigenerativo (approccio biomimetics che modella l’industria su modelli naturali, in cui i materiali sono visti come nutrienti di un sano metabolismo): dal re-design all’eco-design, per riprogettare un packaging minimizzando gli sprechi e i rifiuti;
  • Design for environmental packaging: è il programma Design for the Environment (DfE) declinato al packaging, sfruttando l’uso di materiali eco-responsabili, riuso, utilizzo di materiali riciclati e riciclabili, eliminando ciò che non è necessario nell’imballaggio e facendo uso di materiali e spazi efficienti;
  • testare gli imballaggi secondo gli standard ISTA 3A;
  • la scelta dei materiali: biodegradabili (materiali in grado di degradarsi fino a diventare acqua o gas, mediante processi enzimatici attivati da batteri, funghi o altri microorganismi); compostabili (materiali organici che si trasformano in humus producendo compost, un fertilizzante naturale, in un processo aerobico controllato dall’uomo); materiali riciclati; materiali che promuovono l’economia circolare (tramite il riuso di molte componenti dell’imballaggio); ottenuti da fonti sostenibili e provenienti da foreste protette; materiali commestibili eccetera;
  • l’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA) per quantificare gli impatti ambientali generati lungo la filiera produttiva, dalla produzione delle materie prime fino allo smaltimento dei prodotti finali.

Il packaging industriale

Gli imballaggi industriali sostenibili devono soddisfare i seguenti requisiti:

  • ridurre peso e volume di materiali del packaging, senza compromettere la resistenza meccanica, la barriera (alle radiazioni UV, alla luce, all’umidità, all’ossigeno, ai gas eccetera), la stabilità dei prodotti (resistenza a sostanze chimiche, acqua, luce), le condizioni igieniche, l’efficienza produttiva, la riduzione degli scarti, la resa grafica, la convenienza economica su scala industriale;
  • adottare carta e cartone provenienti da foreste gestite in modo responsabile;
  • usare materiali da risorse rinnovabili, non in concorrenza con la
    filiera dell’industria di riferimento (senza ridurre le prestazioni);
  • favorire modelli di riuso;
  • realizzare packaging riciclabile e promuovere il riciclo;
  • sfruttare materiale riciclato, garantendo standard di sicurezza e igiene;
  • sottoporre le scelte effettuate con l’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assessment, LCA).

Packaging alimentare sostenibile

In Europa i rifiuti degli imballaggi alimentari rappresentano il 65% del totale dei rifiuti da imballaggio. In ambito alimentare, la sfida consiste nell’utilizzare imballaggi che rispettino i termini di conservazione dei prodotti, che siano adatti al contatto con gli alimenti e abbiano un ridotto impatto ambientale.

Sempre più diffuso è il cartone ondulato nel food, dove può essere impregnato di oli ed elementi antimicrobici presenti in frutta e verdura, per seguire la lenta maturazione dei prodotti, senza favorirne il deperimento e quindi diminuendo gli sprechi alimentari.

In ambito alimentare, il polistirolo nelle scatole viene rimpiazzato da cuscinetti di cartone ondulato per creare “fodere protettive” da posizionare all’interno delle confezioni. I moduli, collocati nella scatola, vengono irrobustiti e trattati termicamente, con uno strato di rivestimento composto da un particolare materiale isolante. Proteggono la merce da urti e incidenti, inoltre le scatole isolano i prodotti dalle temperature esterne, tra 0°C e 23°C. Sono adatti a trasportare alimenti refrigerati destinati alla grande distribuzione.

packaging sostenibile

In ambito agro-alimentare, è molto importante il packaging sostenibile “parlante” ovvero dotato di soluzioni smart per assicurare: autenticità del prodotto, integrità della confezione e prove di manomissione e antifurto, tracciabilità. Il packaging con indicatori (tempo-temperatura, di ossigeno, di microrganismi), grazie a tag Rfid e sensori IoT, evita sprechi alimentari ed è in grado di identificare e velocizzare la ridistribuzione di derrate alimentari in scadenza verso circuiti solidali.

Gli imballaggi alimentari, oltre a impiegare foglietti assorbenti, bustine assorbi-ossigeno e materiali assorbi-etilene, rilasciano anche aromi, enzimi, antiossidanti e antimicrobici, per prevenire la formazione di microrganismi patogeni.

I food packaging alternativi alla plastica si moltiplicano, utilizzando nuovi materiali: fibre di legno, nano-argille (barattoli sostenibili sono creati aggiungendo sabbia e acqua al cemento), fecola di patate, lignina, funghi (equivalenti compostabili del cartone, capaci di tagliare del 90% le emissioni di carbonio, in grado di essere decomposti totalmente entro 90 giorni), bucce d’avena (derivanti dal processo di macinazione del frumento, incorporate nel pacchetto), fino a sottoprodotti dei semi di cacao.

Fra i materiali commestibili, attira l’attenzione OOho, un innovativo gel formato da una doppia membrana gelatinosa, formato da alginato di sodio ricavato da alghe marine e di cloruro di calcio. Si presenta come bolla sferica, morbida, trasparente e, soprattutto, commestibile. Può contenere ogni tipo di liquido, come bevande, soft drinks e liquori, da ingerire in una volta sola.

I polimeri delle alghe marine (agar agar) sono utilizzati da scienziati russi e indonesiani per realizzare involucri alimentari completamente commestibili per confezionare prodotti da frigo e da forno, carne, pollame e frutti di mare.

Il packaging per il vino sfrutta il cartone ondulato.

Packaging sostenibile nella moda

Finora le spedizioni via eCommerce hanno utilizzato buste richiudibili in polietilene a bassa densità (LDPE), una soluzione di imballaggio standard e a basso costo, ma si tratta di un materiale che finisce subito in discarica.

Il cartone ondulato sta invece diventando il protagonista del green fashion nell’eCommerce. Il brevetto Rollor, depositato in Olanda, è in grado di arrotolare i capi in modo da consentire di estrarre gli abiti dall’imballaggio senza sgualcirli.

Secondo uno studio dell’Università di Utrecht in collaborazione con Sustainable Packaging Coalition, la transizione ecologica nell’industria della moda, in particolare nell’ambito dell’abbandono degli imballaggi monouso (a favore di packaging riutilizzabile), può tagliare di oltre 80% le emissioni di CO2 e tagliare dell’87% i rifiuti di plastica nel settore.

Nel 2018 grandi brand come H&M Group, Stella McCartney e Inditex hanno siglato l’impegno da raggiungere entro il 2025, promosso da Ellen MacArthur Foundation, per:

  • eliminare gli imballaggi in plastica problematici o non indispensabili;
  • rinunciare agli imballaggi monouso a vantaggio di quelli riutilizzabili entro il 2025 (e se l’imballaggio è monouso deve vantare un alto contenuto di materiale riciclato);
  • riciclare o rendere compostabile il 100% degli imballaggi in plastica;
  • raggiungere quote significative di contenuti riciclati negli imballaggi.

La startup finlandese RePack, invece, noleggia imballaggi per e-commerce: quando il cliente riceve il prodotto, affranca l’imballaggio con un’etichetta di reso offerta dalla startup, lo piega e lo invia a RePack con posta ordinaria, ottenendo in cambio uno sconto sull’acquisto successivo. La startup pulisce e controlla la qualità dell’imballaggio, prima di rispedirlo ai negozi.

A puntare sull’economia circolare legata al packaging anche la statunitense Returnity che offre packaging per il B2B personalizzato da restituire per essere riutilizzato.

La francese LivingPacket scommette sul pacco “intelligente” con la scatola pieghevole. Si chiama “The box” ed è ideata per durare mille viaggi, grazie a un display che aggiorna gli indirizzi e le informazioni di spedizione utili alla logistica, e combina sensori con una telecamera integrata per controllare i contenuti della spedizione e le condizioni ambientali durante il trasporto.

Il sistema di tracciabilità e condivisione delle informazioni nel packaging riutilizzabile è peculiarità anche di LimeLoop: l’imballaggio vanta sensori GPS, che indicano dove si trovano le spedizioni, e segnalano dove e quando gli imballaggi vengono aperti.

packaging sostenibile

Packaging sostenibile nel settore informatico

Asus è stata pioniera dell’eco-packaging in fibra di bambù, materiale usato anche per i suoi notebook.
Molto interessanti sono gli imballaggi selezionati da Apple, Dell e Samsung.

Da anni Apple utilizza il 100% di fibre ottenute in maniera responsabile per il packaging dei prodotti, ricavato da fonti sostenibili.

Dell utilizza materiali riciclabili e compostabili come il bambù, che rimpiazza cartone o plastica, e i funghi, usati per sostituire la schiuma o la plastica nel packaging di alcune componenti.

Samsung ha introdotto un packaging ecologico per la sua linea di notebook dal 2018, e di recente l’eco-packaging in cartone riciclabile ondulato ecologico della propria gamma TV.

Packaging cosmetico sostenibile

Nel settore cosmetico si fa largo il tessuto non tessuto, a base di cotone rigenerato a basso impatto: il materiale, protettivo e resistente, serve a confezionare oggetti eleganti, ma fragili.

Interessante è il packaging monomateriale a elevata riciclabilità, o in materiali a base biologica compostabile come il Sulapac (tre settimane per decomporsi nel compost): è un materiale con la stessa resistenza (all’olio, all’acqua e alla penetrazione dell’ossigeno) della plastica, basato sugli scarti del legno, cellulosa e additivi naturali, creato da una startup vincitrice del Green Alley Award, lanciata da due biochimiche finlandesi.

La fecola di patate è utilizzata nel packaging cosmetico. Si chiama Potato Plastic, potrebbe sostituire gli oggetti monouso in plastica e il packaging cosmetico: è un materiale termoplastico, si ricava dall’amido di patata e cellulosa, con l’aggiunta solo di acqua.

Packaging farmaceutico sostenibile

La pandemia, da un lato, ha obbligato a adottare nuovi standard di sicurezza, dall’altro, ha rallentato gli investimenti in innovazione e sostenibilità. All’inizio dell’emergenza pandemica, le aziende sono tornate a usare la plastica rigida, ritenuta più sicura e affidabile. Nella seconda fase, le aziende farmaceutiche hanno ripreso il cammino nella sostenibilità: le scatole in cartone sostituiranno le confezioni in plastica rigida, usate per compresse e pillole. Infatti, il cartone flessibile richiede un minor consumo energetico rispetto ai tubetti in plastica.

In farmaceutica l’imballaggio per antonomasia sono i blister: un nuovo blister  termoforato a base di polietilene riciclabile (PE), ideato per rispettare i parametri di sicurezza, sostituirà le confezioni interne alle scatole che ospitano compresse e capsule, senza PVC, e con uno smaltimento più sostenibile.

In farmaceutica ridurre la plastica monouso e il vetro, soprattutto per i farmaci liquidi, è molto difficile. Comunque si registrano segnali positivi: alcuni colossi farmaceutici puntano a ridurre gli sprechi e le emissioni, altri a ridurre la plastica del 20% in alcune linee produttive.

Esempi di packaging sostenibile

Le aziende che vogliono intervenire efficacemente per realizzare packaging sostenibile, devono farlo in fase di progettazione.

L’approccio di Amazon

Amazon, per migliorare l’imballaggio sostenibile, adotta un approccio basato “su test di laboratorio, machine learning, scienza dei materiali e partnership con i produttori”, in modo da estendere i criteri sostenibili a tutta la catena di distribuzione e imballaggio. Da tempo Amazon ha introdotto il Frustration-Free Packaging (FFP), con cui lo scorso giugno il colosso dell’eCommerce ha “ridotto il peso degli imballaggi in uscita del 36% e dal 2015 abbiamo eliminato oltre un milione di tonnellate di materiale da imballaggio, l’equivalente di due miliardi di scatole per le spedizioni”.
In partnership con Procter & Gamble, ha sviluppato Tide Eco-Box, una versione concentrata del tradizionale detersivo, contenuto in una Eco-Box, prodotta riducendo la plastica del 60% e l’acqua del 30% rispetto a un flacone di plastica tradizionale.
La busta di spedizione con imbottitura in carta di Amazon vanta “la stessa riciclabilità delle scatole di cartone ondulato, pur occupando meno spazio nel trasporto e nel bidone della raccolta differenziata”: è formata da quattro strati di carta e da un materiale di imbottitura a base d’acqua. Il suo punto di forza è di essere stata progettata per separarla con gli stessi sistemi con cui si rimuovono gli inchiostri di stampa e i rivestimenti della carta durante la procedura di riciclo della carta. Sul packaging, Amazon spiega ai clienti come riciclare i materiali di imballaggio.

Il mushroom packaging di Ikea

Il colosso svedese, che ha dimezzato il packaging negli ultimi anni, ha scelto di sostituire il polistirolo con imballaggi biodegradabili derivanti da funghi e micelio. Già dal 2019, più del 92% degli imballaggi targati Ikea è a base di fibre. Il mushroom packaging (o MycoComposite) è stato sviluppato da Ecovative Design.

Il Restore Fund di Apple

Apple, che già usa il 100% di fibre ottenute in maniera responsabile per il packaging dei prodotti, si è posta l’ambizioso obiettivo di utilizzare quanto prima solo materiali riciclati o rinnovabili: ha scelto la fibra di legno vergine come materiale a “ciclo chiuso”.
Il colosso di Cupertino ha anche lanciato Restore Fund, una collaborazione con Conservation International e Goldman Sachs. È il fondo di 200 milioni di dollari investiti nel ripristino di foreste, paludi e distese erbose, per rimuovere almeno un milione di tonnellate di anidride carbonica ogni anno dall’atmosfera. L’obiettivo del colosso di Cupertino consiste nel diventare carbon neutral in tutta la sua catena del valore entro il 2030.
Dal 2017, il 100% della fibra di legno vergine presente nel packaging dei prodotti Apple è ricavato da fonti sostenibili, come le iniziative di silvicoltura e working forest gestite responsabilmente in cui il Restore Fund punta a investire. Infine, Apple ha anche sostituito la pellicola di plastica dell’iPhone, dalla versione 12, con una cover in materiale a base di fibre per proteggere il display.

Il riuso secondo H&M

La multinazionale ha inventato una shopping bag che può si può velocemente trasformare in appendi-abiti. L’arte del riuso creativo, dove il packaging è realizzato per avere una “seconda vita”, rende un brand eco-friendly.

L’eco-packaging di Samsung

Samsung, il cui packaging ecologico sulla linea di notebook risale al 2018, di recente ha introdotto l’eco-packaging in cartone riciclabile ondulato ecologico nella propria gamma Tv. Con il “design a matrice presente su ciascun lato delle scatole dei televisori Samsung è possibile creare piccole nuove soluzioni d’arredo, capaci di contribuire a ridurre l’impatto ambientale”. Infatti il colosso sud-coreano ha optato per l’eco-packaging con cartone ondulato per incoraggiare l’upcycling per un riuso creativo.

La e-Bottle di Smurfit Kappa

Per il settore vinicolo, i designer di Smurfit Kappa, impegnati in un percorso verso la quasi totale eliminazione dei materiali plastici dagli imballi, hanno messo in cantiere la e-Bottle, dedicata a produttori, rivenditori e operatori logistici. La e-Bottle è realizzata in cartone, materiale sostenibile, resistente e in grado di proteggere le bottiglie durante i viaggi e gli spostamenti. Ma soprattutto è un packaging che usa il 72% di carta riciclata e ha ridotto del 44% l’utilizzo di materiale nell’imballaggio. Funziona: per scatole da tre bottiglie e multipli, fornito steso e già incollato, senza pre-montaggio e richiede un unico movimento; la soluzione BiPack ospita due bottiglie e vanta una grafica di grande impatto; per la bottiglia singola, c’è l’inserto a piramide per non nascondere l’etichetta o la soluzione a cubo per aggiungere QR code e informazioni per il cliente.

Il P2 Packaging per l’automotive

Un esempio di packaging sostenibile è la nuova scatola di cartone impiegata per spedizioni b2b nell’ambito dell’Automotive, dove alcuni veicoli a volte richiedono 7 confezioni per la spedizione per 30 mila pezzi. Secondo il Detroit Free Press, la nuova confezione chiamata “P2 Packaging”, un cartone facilmente ripiegabile, da rispedire, con pareti interne dove divisori (anche estendibili) creano scompartimenti modulabili per ospitare i pezzi. Un inserto incollato permette infatti di estendere i divisori così da ampliare del 68% lo spazio per imballare più parti. Contrassegni colorati sul lato delle scatole permettono di monitorare il numero di utilizzi: fino a 10 spedizioni, con un notevole risparmio per l’ambiente, visto che finora gli imballaggi venivano gettati e riciclati dopo un’unica spedizione.

Come il packaging ecosostenibile crea valore per l’azienda

Secondo un’indagine di Research and Markets, la domanda di imballaggi sostenibili registrerà un valore di circa 440,3 miliardi di dollari entro il 2025, al ritmo di incremento annuo di circa il 7,7%.

Un’impresa che utilizza packaging eco-compatibile, dimostra di avere una vocazione green. Già nel 2019, da una ricerca targata Edelman, risultava che il 71% dei consumatori rispondevano che le proprie decisioni di acquisto erano dettate dall’impatto ambientale di una società.

L’adozione del packaging sostenibile denota responsabilità sociale da parte dell’impresa. Secondo una ricerca Nielsen Global Survey of Corporate Social Responsibility and Sustainability (2019), è un fattore che fa crescere le vendite (+4%) rispetto alle aziende che non scelgono gli eco-imballaggi (+1%). Già nel 2019 la tendenza dei consumatori era a favore dei brand più responsabili socialmente: il 66% dei consumatori dichiarava di essere disposto a pagare di più per un marchio green, rispetto al 55% del 2014 e al 50% del 2013. Un trend in crescita.

L’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano ha osservato l’importanza di optare per soluzioni di packaging innovativo (62%) fra le imprese dell’economia circolare durante la pandemia: “È emersa l’importanza di tracciare e condividere le informazioni e il ruolo centrale del packaging, che attraverso tecnologie e materiali innovativi si è adattato al boom dell’e-commerce. Il traguardo di una transizione sostenibile e inclusiva “from farm to fork” si potrà raggiungere solo lavorando sulla circolarità delle risorse, sull’integrazione delle diverse innovazioni disponibili, sullo sviluppo e aggiornamento delle competenze degli operatori del settore e sulla costruzione di relazioni più solide e dirette fra i diversi attori della filiera agroalimentare”.

Video: Green Deal europeo

Gli step per migliorare il packaging e renderlo più sostenibile

I passaggi per migliorare il packaging in ottica sostenibilità sono cinque:

  • usare materiali riciclabili;
  • impiegare materiali innovativi;
  • ridurre il peso e il volume del packaging;
  • affidarsi a una supply chain sostenibile;
  • reinventare il design del packaging in ottica del riuso.

Fin dalla progettazione, il packaging sostenibile fa dunque parte di una strategia sia legata alla protezione dell’ambiente che di supporto al brand, in un’era in cui i consumatori, e non solo i Millennial, preferiscono sempre più marchi che abbiano a cuore la responsabilità sociale e l’etica d’impresa, ma al tempo stesso offrano packaging d’effetto per assicurare un’emozionante storytelling in fase di unboxing (i video di apertura delle scatole sono i più cliccati sui social media, da Instagram a Tik Tok).

Per molte aziende, l’imballaggio è tanto importante quanto il prodotto, anzi, fa proprio parte delle “cinque P” del marketing mix: prodotto, prezzo, promozione, place e packaging. Ma solo l’imballaggio green è quello che da rifiuto sa trasformarsi in una risorsa, perché guadagna una seconda vita.

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