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Automotive e logistica, il ruolo centrale delle PMI lombarde



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Secondo una ricerca presentata da CNA Lombardia, le piccole e medie imprese lombarde svolgono un ruolo fondamentale nelle filiere dell’automotive e della logistica. La Lombardia si distingue come la seconda regione europea con la maggiore crescita nel periodo post-pandemico

Pubblicato il 9 apr 2024



Giovanni Bozzini, Presidente CNA Lombardia
Giovanni Bozzini, Presidente CNA Lombardia

Le piccole e medie imprese (PMI) della Lombardia giocano un ruolo chiave nelle filiere dell’automotive e della logistica: si tratta di più di 55 mila entità, che rappresentano rispettivamente il 2,8% e il 2,4% delle imprese totali regionali. In dieci anni (2014-2023) le aziende dell’automotive hanno registrato una crescita del +13%, a fronte di un leggero calo (-3%) per quelle nel settore della logistica. Un segno positivo per entrambi i comparti è quello che mettono a segno rispetto al numero di addetti: +14% per l’automotive e +32% per la logistica.

Questi sono alcuni dei risultati emersi dalla ricerca divulgata da CNA Lombardia e condotta dal Centro Studi Sintesi in occasione del convegno “Il triangolo della competitività: Automotive e Logistica tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna”.

L’indagine ha coinvolto le tre regioni motore dell’economia italiana che contribuiscono a generare il 41,2% del prodotto interno lordo e quasi il 53% delle esportazioni, fornendo il 37,1% dell’occupazione. In particolare, la Lombardia si distingue come la seconda regione europea – dopo le Fiandre – ad avere registrato la maggiore crescita nel periodo post-pandemico dal 2019 ad oggi, con un +5,7%.

Serve pragmatismo e pluralismo tecnologico per la tutela della sostenibilità

“Il ruolo delle PMI nelle filiere dell’automotive e della logistica è strutturale e centrale, come lo è quello di queste filiere nella ricetta dell’economia nazionale – dichiarano Giovanni Bozzini, Presidente CNA Lombardia, Moreno De Col, Presidente CNA Veneto e Paolo Cavini, Presidente CNA Emilia Romagna – L’ambizione degli obiettivi condivisi a livello comunitario deve sposarsi con il realismo dei mezzi. Serve pragmatismo, ma serve anche un pluralismo tecnologico che non ci faccia dipendere solo da soluzioni unilaterali e necessariamente parziali, come nel caso dell’auto elettrica. Bisogna stimolare la creatività e la libertà nell’escogitare e implementare soluzioni utili alla grande battaglia della tutela della sostenibilità. La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale rappresenteranno due strumenti davvero importanti per governare il cambiamento restando competitivi.”

Automotive in Lombardia: dominano le micro-imprese, riparazione e commercio i principali ambiti di attività

Nel settore automotive lombardo, al 2023 si contano 30.010 imprese (2,8% del totale regionale) con una media di circa 3,2 addetti ciascuna. Di queste, l’89,2% sono micro imprese, il 7,1% piccole imprese, il 2,5% medie imprese e solo l’1,2% grandi imprese. Anche in termini di occupazione nel settore – che conta 96.572 addetti (il 2,3% del totale regionale) – il 45,4% lavora in micro imprese, il 19,2% in piccole imprese, il 15,7% in medie imprese e il 19,7% in grandi imprese. Un’analisi sulla distribuzione regionale delle imprese dell’automotive rivela che il 50% opera nel settore della riparazione, il 38% nel commercio, l’8% nei ricambi, mentre solo il 2% nella produzione e nella componentistica.

Nel dettaglio, dal 2014 al 2023 le aziende del commercio hanno guidato la crescita del settore con un +36%, mentre quelle della produzione sono diminuite del -23% e quelle dei ricambisti del -8%. I numeri regionali sono allineati con quelli dell’aggregato Lombardia-Veneto-Emilia Romagna che ha visto un aumento delle imprese automotive dell’11% in dieci anni.

Per quanto riguarda l’occupazione, la riparazione rappresenta in Lombardia il principale ambito di attività con il 43%, seguito dal commercio con il 24%, dalla componentistica con il 17%, dai ricambisti con il 9% e dalla produzione con il 7%. Il numero di lavoratori è comunque aumentato del 14% dal 2014 al 2023: molto bene il commercio (+27%), la componentistica (+17%) e i ricambisti (+15%), mentre calano del -6% quelli della produzione. Quest’ultimo dato è in controtendenza rispetto all’aggregato delle tre regioni che invece registra un +6%, grazie alle ottime performance dell’Emilia Romagna (+15%).

L’incidenza dell’automotive sul PIL regionale è notevole, pari al 4,3% del totale che all’ultimo dato disponibile ammontava a 40,7 miliardi di euro suddivisi in: produzione 8%, componentistica 9%, commercio 62%, riparazione 10%, ricambisti 11%.

La filiera dell’automotive ha anche un impatto significativo sull’export della Regione, rappresentando il 3,6% (6 miliardi di euro nel 2023) del totale e si divide per il 34% in produzione e per il 66% in componentistica.

Una transizione incentrata solo sull’elettrico danneggia competitività e occupazione

“Siamo lieti di riscontrare ormai una consapevolezza: una transizione incentrata solo sull’elettrico danneggia competitività e occupazione nel settore automotive – sottolinea Giovanni Bozzini – Bisogna infatti interrogarsi sempre sul rapporto costi-benefici. Serve dunque una visione pragmatica, incardinata al principio della neutralità tecnologica, per dare spazio ad una pluralità di strumenti e di soluzioni, tutte coerenti con gli obiettivi dell’Unione europea. La filiera dell’automotive va finalmente considerata nella sua globalità: produzione, componentistica, autoriparazione.”

“In sintesi CNA Lombardia propone una transizione decisa, graduale ed accompagnata da incentivi e formazione del personale – spiega Stefano Binda, Segretario CNA Lombardia – Nessuno chiede di arretrare sugli obiettivi e i mezzi con cui perseguirli devono essere molteplici e realistici.

Logistica lombarda: crescita occupazionale in contrasto con la flessione delle imprese

Anche nel settore della logistica lombarda i numeri sono positivi nonostante la leggera flessione del numero di imprese registrata negli ultimi dieci anni pari al -3%. Al 2023 le aziende del comparto sono 25.675 (2,4% delle imprese totali regionali) e hanno in media circa 8,7 addetti ciascuna.

Di queste, circa 7 su 10 sono micro imprese: nei numeri il 72,2% sono micro imprese, il 17,8% piccole imprese, il 6,3% medie imprese e solo l’3,7% grandi imprese. Anche per quanto riguarda l’occupazione nel settore – che conta 222.298 addetti (il 5,3% del totale regionale) – il 15,3% lavora in micro imprese, il 24,1% in piccole imprese, il 27,6% in medie imprese e il 33,1% in grandi imprese.

Dallo studio emerge che la distribuzione regionale delle imprese della logistica si divide principalmente tra due segmenti: il 55% sono aziende attive nei trasporti e il restante 45% nei servizi a supporto. Nel dettaglio, negli ultimi dieci anni le imprese di trasporto hanno registrato un calo del -17%, mentre quelle dei servizi a supporto sono cresciute del +5%, per un totale di decrescita generale di circa il -3%.

Diversamente i numeri degli addetti che sono per il 36% impiegati nei trasporti e per il 64% nei servizi a supporto: in particolare quelli dei trasporti sono aumentati del 28%, mentre quelli dei servizi a supporto del 34%, per un totale di crescita generale di circa il 32%.

La logistica lombarda incide sul PIL regionale per il 3,3% in misura minore rispetto all’automotive, ma comunque registra cifre significative come riportato dall’ultimo dato disponibile, ovvero 31,8 miliardi di euro suddivisi in: trasporti 34% e servizi di supporto 66%.

Sulla logistica serve una politica di supporto ed incentivazione non solo nazionale ma europea

“Le limitazioni imposte dall’Austria sul Brennero stanno diventando un danno insostenibile – commenta il Presidente di CNA Lombardia – La competitività della logistica richiede prima di tutto un’azione decisa delle istituzioni su questo punto. Guardiamo ai dati del traffico veicolare: per funzionalità e costi, nel traffico pesante non esiste un’alternativa alla motorizzazione diesel. Serve una politica di supporto ed incentivazione non solo nazionale bensì europea”.

“La digitalizzazione in ambito logistico può essere messa al servizio dell’integrazione del sistema in una logica di intermodalità – afferma Binda – Alcuni ritardi nell’attuazione del PNRR vanno recuperati. La digitalizzazione costituisce un investimento che genera un importante effetto-leva“.

Il futuro dell’Automotive in Lombardia verso la sostenibilità

La ricerca di CNA Lombardia analizza anche l’automotive nella transizione ecologica e in particolare esamina il parco auto della Regione che secondo gli ultimi dati disponibili a fine 2022 conta 6,3 milioni di autoveicoli, dei quali il 54,1% è alimentato a benzina, il 33,1% a gasolio, il 5,2% ibrido, lo 0,5% elettrico e il 7,1% a gpl, metano o altro.

Dal 2015 al 2022 si è assistito a un netto cambio di tendenza per quanto riguarda le nuove immatricolazioni e le rispettive alimentazioni: la benzina è scesa dal 42% al 37,1%, il gasolio è crollato dal 47,6% al 10,6%, l’ibrido è salito dal 2,6% al 41,1%, mentre Gpl, Metano o altro sono passati dal 7,7% al 7,3%. Il totale di nuove immatricolazioni è così calato del -22%, da 272.255 a 212.379.

Sfide e ostacoli per le PMI nella transizione verso l’elettrico

Secondo la ricerca, la diffusione delle auto elettriche in Italia e in Europa non sta procedendo con grande slancio. Infatti nei primi due mesi del 2024 il numero di prime iscrizioni di auto elettriche in Italia è diminuito del -2,7%, con una conseguente erosione della rispettiva quota di mercato (attualmente al 2,8%). Inoltre su un totale di 40 milioni di veicoli in Italia ci sono solo 15,7 milioni posti auto: solo una parte della popolazione potrebbe quindi avere una colonnina di ricarica in casa mentre la maggior parte dei rifornimenti elettrici avverrebbe sul suolo pubblico.

Inoltre l’azzeramento delle vendite di veicoli endotermici e ibridi entro il 2035 comporterebbe un inevitabile calo del parco auto. Infatti, in assenza di una forte flessione del prezzo di vendita delle auto elettriche, accompagnata da profondi mutamenti delle condizioni di contesto, la piena sostituzione della domanda aggiuntiva appare poco plausibile.

In tutto questo, le micro e piccole imprese hanno bisogno di più tempo per la riconversione e soprattutto di politiche di supporto per colmare il gap che non consente loro di partecipare pienamente al percorso di transizione ecologica.

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