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Macchine utensili, Q4 2023: calano gli ordini in Italia, tengono sui mercati esteri

L’indice degli ordini di macchine utensili, elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, registra una contrazione del 31,1% nell’ultimo trimestre del 2023. Flessione dovuta principalmente al netto ritiro degli ordini sul mercato interno, mentre il mercato estero mostra capacità di tenuta. Le motivazioni e le previsioni per il 2024 secondo la Presidente Barbara Colombo

Pubblicato il 26 Gen 2024

Nel quarto trimestre del 2023, l’indice degli ordini di macchine utensili calcolato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE ha registrato una flessione del 31,1% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2022.  In termini assoluti, l’indice si è posizionato a 92,1 (con base 100 nel 2015). Tendenza negativa attribuibile in gran parte alla contrazione della raccolta ordinativi sul mercato nazionale. Infatti, il mercato estero ha dimostrato una certa resilienza.

Più nel dettaglio, gli ordini provenienti dall’estero hanno mostrato un decremento del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’indice in valore assoluto si è assestato a 100,9. Per quanto riguarda il mercato interno, gli ordini hanno evidenziato un arretramento del 69,1%, rispetto all’ultimo trimestre del 2022, con un indice assoluto che si attesta a 79,4.

In termini annuali, l’indice ha subito un decremento del 24,7% rispetto alla media annuale del 2022 (90,5 indice assoluto). L’indice interno ha mostrato una riduzione del -48.4% (74.6 indice assoluto), mentre quello estero ha segnato una flessione dell’-11.3% (102.8 indice assoluto).

Barbara Colombo, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, commenta: “i dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa confermano le nostre attese: il 2023 segna una evidente riduzione della raccolta ordinativi da parte dei costruttori italiani sul mercato domestico a cui si contrappone una generale tenuta dell’attività sui mercati esteri. Nel complesso, nonostante il segno negativo, le nostre aziende stanno lavorando intensamente grazie alla coda di ordini che ancora devono smaltire”.

Le cause del ridimensionamento della domanda

La presidente di UCIMU tiene a sottolineare che per quanto concerne il mercato interno, la riduzione della raccolta di nuove commesse sull’intero anno è fisiologica e da ascrivere ad un generale ridimensionamento della domanda dopo il boom dell’ultimo periodo. Guardando invece all’ultimo trimestre, “il calo risente anche e soprattutto dell’effetto di attesa per le nuove misure di incentivo che si aspettavano, e tuttora si aspettano, per il 2024″ precisa Colombo.

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Negli ultimi mesi dell’anno, Governo e Parlamento hanno iniziato a vagliare la possibilità di introdurre nuovi incentivi 5.0 e questo ha spinto le aziende a sospendere le decisioni di acquisto in attesa di chiarezza. “In pratica – aggiunge la presidente di UCIMU – è accaduto l’opposto di ciò che si verificò l’anno scorso quando vi fu la corsa ad investire nell’ultimo trimestre dell’anno per poter sfruttare l’aliquota del credito di imposta al 40% prima che venisse dimezzata con l’anno nuovo”.

Transizione digitale e sostenibilità: gli incentivi 5.0

Barbara Colombo spiega “Al momento siamo in attesa dei decreti attuativi relativi ai provvedimenti 5.0 che dovrebbero tramutarsi in un credito di imposta per la formazione e per gli investimenti in progetti di innovazione finalizzati alla twin transition ovvero alla sostenibilità digitale“.

“In questo modo le aziende manifatturiere italiane potrebbero disporre di un sistema modulare di incentivi fiscali, combinabili e cumulabili, maggiormente premianti per chi investe in nuove macchine ove la digitalizzazione è anche abilitatore di sostenibilità. Tutto ciò in risposta alla necessità dell’industria del paese di proseguire con la transizione digitale che, anche in linea con le nuove direttive europee, deve considerare il rispetto dei criteri legati al tema della sostenibilità e del green manufacturing”.

Il 2024 in prospettiva

Guardando al 2024, la presidente di UCIMU sostiene che “Considerati i tempi e tutte le procedure per rendere operativi i nuovi provvedimenti possiamo immaginare che questi primi mesi dell’anno saranno ancora caratterizzati da una certa cautela nella definizione degli acquisti in nuovi macchinari, per poi sbloccarsi a partire dall’inizio del secondo trimestre”.

Tuttavia, c’è un indicatore della buona predisposizione del mercato italiano ad investire che è connessa all’andamento di adesioni alla BI-MU, la biennale della macchina utensile, robotica e automazione, in programma il prossimo ottobre a fieramilano Rho “che, al momento, ha raccolto un numero di adesioni decisamente superiore a quello che aveva ottenuto, pari periodo, per l’edizione 2022”.

Barbara Colombo sostiene comunque l’utilità di “sganciare alcuni provvedimenti dalla temporaneità delle Leggi di Bilancio così da garantire alle aziende un set di strumenti fiscali strutturali che possano permettere loro di pianificare gli investimenti nel lungo periodo. In questo modo si permetterebbe al mercato di distribuire in modo più omogeneo la domanda favorendo, tra l’altro, l’attività dei costruttori che potrebbero meglio programmare la propria produzione”.

Macchine utensili e il fronte estero

Per quanto riguarda il fronte estero, la presidente UCIMU osserva che la raccolta ordinativi è risultata “sostanzialmente stazionaria confermando il trend di lungo periodo che evidenzia un andamento più regolare delle commesse ottenute dai costruttori oltreconfine rispetto a quelle conseguite sul mercato domestico ove gli incentivi disponibili nel corso degli anni hanno dato luogo a marcate oscillazioni della domanda”.

“In particolare, i costruttori italiani hanno da sempre negli Stati Uniti un partner di eccezione e, in questo momento, la prima area di destinazione dell’export. La vivacità della domanda nordamericana, che ci attendiamo resti tale anche nei prossimi mesi, ha sostanzialmente bilanciato la debolezza di quella asiatica ed europea”.

Il reshoring come leva strategica

L’auspicio è che, prosegue Colombo, “l’Europa e soprattutto la Germania tornino a lavorare come in passato o anche di più, considerato che il fenomeno del reshoring può avvantaggiare i costruttori italiani già presenti nelle catene del valore tedesche. Questo auspicio diviene oggi ancora più accalorato, se si considera la grande incertezza che grava sul mercato internazionale ove le numerose crisi geopolitiche aperte rendono l’attività economica sempre più complicata”.

Con riferimento alla Germania, nel periodo gennaio-settembre 2023 le vendite di made in Italy di settore sono risultate pari a 244 milioni di euro, il 10% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nonostante ciò, occorre considerare che il valore dell’export italiano lì destinato risulta più contenuto rispetto al periodo precedente al 2018 e rispetto al record segnato nel 2008 quando raggiunse la cifra di 465 milioni di euro.

Verso partnership industriali italo-tedesche

“Questi dati ci dicono che possiamo e dobbiamo fare di più. Per tale ragione – conclude la presidente di UCIMU- l’associazione ha presentato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale una proposta di azione e collaborazione per il biennio 2024-2025, dedicata agli operatori del settore, costruttori italiani e costruttori e utilizzatori tedeschi, con l’obiettivo di avviare, insieme a loro, un dialogo su un possibile piano di azioni comuni volte a rafforzare e valorizzare le peculiarità delle due industrie e le possibili partnership in mercati di interesse condiviso”.

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